Ponte-peronte-ponte-ppì

Soundtrack: Zap mama – Iko Iko

Ultimo post prima di pausetta week end, sufficientemente sconnesso. Non ho una idea precisa, quindi si va a cazzo.

Prima di tutto il resto, che è stato scritto un’oretta fa, c’è una cosa che devo dire worldwide, perché sia chiaro che, per quanto bestia io sia, non sono una belva: so’ lemure.

[Ho da dire che, nei miei incontri, sono una persona fortunata e che, malgrado sia a tratti una guerra, è spesso una meraviglia e che, senza dubbio, sono onorata. Ho da dire che forse c’è un piccolo intoppo sul piano comunicativo e che forse dipende dalla mia totale disabitudine alla comunicazione verbale emotiva. Forse dipende anche dall’incredibile elettricità che esiste tra personalità che hanno similitudini e differenze quasi intollerabili, forse dipende solo dal fatto che sono una testa di cazzo.  Forse dipende dal fatto che si pensa sempre, qualche attimo prima, di conoscere la risposta e i suoi retroscena. Ma non è sempre così, sto imparando. Alla fine ognuna sta come sta; ferite, sangue e potenza. Passeggiamo per questo tratto di strada ed è già abbastanza. Prove tecniche di trasmissione. Test strutturali. Revisione progetti. Comunque grazie sempre, che ringraziare non fa male.]

Ora, quello che ho scritto stamane.

Io voglio imparare a dire quello che penso anche con l’apparato fonatorio, non solo su carta.

Voglio essere fuori dai meccanismi del giudizio. Voglio imparare a fottermene che, a 45 anni, sarà pure ora.

Farò festa di compleanno a Roma. Regali che voglio:

Libreria Expedit – cd Alanis Morrissette – pentole nuove – lenzuola – roba da mettere in cuollo – orecchini/collane/anelli luccicanti – macchina fotografica digitale – altri pezzi lego. Al resto penserò.

Perché io costruisco fantastiche casette con il lego. Anche di 9 piani con terrazzi e portici. Faccio anche disegni colorati organizzati sui muri portanti. Per fare questo, prima raggruppo tutti i pezzi per colore, forma e misura. I raggruppamenti hanno strutture precise che, ormai, conoscono anche le mie colleghe di lavoro (perché le casette le costruisco al lavoro) e mentre costruisco, nessuno deve toccare niente (e lo sanno pure i cicci piccoli che mi chiedono di giocare con i pezzi che non uso, per non incorrere nelle mie ire).

Ognuno è complulsivo a modo suo.

Dico sempre al mio amichetto Fabolous, grande sostenitore della ricchionitudine maschilistica, che “Asso e asso fanno fracasso”. Chi vuol intendere intenda.

Ma le regine di cuori, messe vicine, più che fracasso fanno spettacolo da circo. Trapeziste che non si fidano, caroselli equestri con cavalli che vanno per i cazzi loro, contorsioniste della parola e del sentimento, funambole che scivolano sulle corde, domatrici che si lasciano mangiare dalle tigri.  Quasi quasi divento etero. Che ogni lesbica è donna a modo suo, ogni lesbica ha le sue paranoie e deliri e crisi ormonali. Ma ogni donna, è lesbica a modo suo?

Non mi voglio fidanzare. Perché quando mi fidanzo divento baccalà. Non voglio proprio più. Ahhh, sia chiaro, non mi riferisco a nessuna in particolare, ma all’intera categoria. A me in particolare, che ormai sono più lesbica che Penelope. E pure banana. Se cominciassi ora a corteggiare qualcuna, finiremmo a letto nel 2050. E non so più neanche che tipo di donna mi piace. E una delle poche che mi è piaciuta integralmente, non me l’ha mai voluta dare. Banana. Non me la darà mai più, mi sa, ormai quel che perso è perso. Però potrebbe venire a casa mia a citofonare, lo prenderei come un buon segno e ce la sbrigheremmo entro il 2010.

LESBICHE. Possibile che non esista una parola un po’ più ironica di questa?

Masculillo. Si diceva a Napoli. Ma non si dice più.

Si sappia che voglio fare uno spettacolo con i miei monologhi e i pezzi musicali della Sonica. Ce la faremo? Non so, mi pare che abbiamo la stessa tendenza alla permalosità ed alla protezione delle proprie creature. Ma ce la faremo.

Vado a fare il week end in un posto che, puntualmente, mi tira fuori senza controllo ricordi del secolo scorso. Non ne posso fare a meno. Ci andavo con mia madre e ogni volta diventa una mappazza di sensazioni violente e dolcissime.

Ma stavolta voglio fottermene. Mi rilasso e prendo il sole. Se nessuno mi mette la seccia (=cattiva sorte, sfiga N.d.T.).

Ho voglia di prendere il sole e nun fà nu cazz’.

 

 

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