Quaglianage (quaglianaghé)

Soundtrack: Regina Spektor – On the Radio

Lo so, non capite il titolo.

Nella disciplina dell’Aikido (un’-arte-marziale-molto-poco-conosciuta-ma-assolutamente-pura-e-splendida-da-praticare), le tecniche hanno nomi giapponesi che finiscono, quasi sempre, per “nage” (leggi naghé).

Strano a credersi ma ho praticato Aikido per 3 anni. Una cosa faticosissima, e dai 40 in poi, mica da piccola. Il mio Maestro è il fratello del biblicamente paziente Giobbe e la fidanzata del Maestro è una anime giapponese originale e meravigliosa e, per conseguenza, cognata di Giobbe.

Due anni per imparare a cadere. E mica chissà come, pure una chiavica. Tre anni per prendere il primo esame. Sono sesto Kyu. I bambini sono sesto kyu. Ma l’idea dell’esame mi sembrava terrificante.

Mi ero esercitata con molto impegno e mi si erano piagate le ginocchia e non ho avuto il coraggio di dirlo al mio Maestro. E nell’esame ci sono tecniche da fare (ma va?) in ginocchio. Un dolore… Ma io muta e dignitosamente composta. Certo non feci una gran figura.

Comunque, ci sono meravigliose tecniche da imparare per neutralizzare qualsiasi colpo o aggressione.

Ero una puzza.

Ragionando sulla stranezza del mio comportamento (ovvero iscrivermi e frequentare un corso che prevede dinamismo fisico e sudore da sforzo), mi sono accorta che, personalmente, conosco una sola tecnica di difesa, applicabile ad ogni possibile situazione di pericolo reale o presunto: fingermi morta.

Come la quaglia.

Del che: quaglianage.

La tecnica della quaglianage prevede che, in caso di situazioni che potrebbero, ipoteticamente, forse ed aventualmente, contenere in sé delle microbiche quantità di presunto pericolo, io mi immobilizzi, smetta di respirare, mi addormenti di colpo – se proprio la situazione sembra troppo carica di potenziale, immaginifica, aggressione – e, in qualche caso, che riesca financo a bloccare l’attività cardiaca.

E’ una tecnica che applico almeno 6 volte al giorno, in ogni possibile situazione.

Il fatto è che, per ora, mi ha salvato il culo.

Il fatto è che, in questo periodo, lo faccio continuamente.

Il fatto è che, fondamentalmente, I’m so scared.

E non so manco di che cosa. Io odio l’espressione “sono confusa”, la odio e la ritengo una delle peggio strunzate che apparato fonatorio umano possa produrre ma, fermo restando questo mio odio quando la suddetta (frase) viene pronunciata in questioni di coppia, mi sembra che un po’ in confusione ci sto.

Darth Vader vs Dark Angel, c’est moi.

Non lo so mica dove volevo andare ad apparare co ‘sto post.

 

Della “autocensura”

Scrivo dal lavoro, quindi i dettagli dopo.

Mi si dice che non scrivo più e non dico più cose interessanti. Non mi si dice proprio così, ma siamo là.

Il fatto è che, fondamentalmente, quello che avrei da dire riguarda, decisamente, un singolo essere umano e, per educazione, ogni volta mi parrebbe il caso di esprimerlo prima verbalmente to whom it may concern, poi, magari, on the blog.

Ma verbalmente non dico una beneamata minchia di quello che penso. Praticamente mai. So, il blog resta appeso a quello che avrei da dire e che ritengo sia disdicevole scrivere.

Autocensura perlappunto.

Ora ho poco tempo, mi si richiama al lavoro. Ma di questo avrò bisogno di parlare.

Immagino con somma gioia di molti.