Penelope Gatta, quella vera.

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Ho poca ispirazione per argomenti lesbo o correlati; invece ho voglia di parlare della mia gatta Penelope.

In suo onore – e in ricordo del mio primo disastroso blog – ho uploadato Penelope Please di Terence Trent D’Arby, non solo dal titolo di questa canzone nacque il nome del blog, ma proprio dalla mia interazione tipica con la gatta. La guardo avvilita e le dico: “Penelope, please…” oppure (e da qui il secondo nome) urlando: “PENELOPE, BASTA!”

Appena recupero le funzioni dei programmi microsoft (questi bastardi me li hanno temporizzati), metto anche la foto. 

E questa pagina, oltre ad essere dedicata a lei, conterrà in futuro riassuntini delle sue gesta e dei suoi discorsi.

Penelope è nera nera, è vecchia vecchia (17 anni, ma non li dimostra) e, se non dorme, parla a macchinetta. Urla spesso, cazzea chiunque, mena anche e pretende di essere compresa ed esaudita in ogni richiesta.

Dice “Mamma” e “ciao”. Dice “Apri l’acqua del bidet che devo bere” e dice anche “quando cazzo andiamo a letto?”.

Se c’è una festa, lei zoccoleggia in giro, a volte effettua numeri di lap dance fenomenali,  fino a quando non decide che è ora di andare a dormire. Allora passa in rassegna gli invitati e protesta verbalmente. Vuole che vadano via tutti, uno per uno.

Mangia solo cibo biologico e, per carità, variato. Soffre di colesterolo alto e rompe i coglioni nei momenti più assurdi.

Ha ormai unghie lunghe alla Crudelia de Mon che potremmo metterle lo smalto (non è escluso che io lo faccia, un giorno di questi).

Ha attacchi di malinconia incontrollabili e inconsolabili. Fino all’anno scorso apparteneva ad un gruppo familiare, da quando è rimasta sola non ha nessuno da torturare e si dispera. E’ sopravvissuta a tutti i suoi figli, finge di non riuscire a saltare (ha una calcificazione progressiva della colonna vertebrale) ma, se c’è il pollo, salta sulla cucina di nascosto.

Adora stare tra me e il computer, tra me e il libro, tra me e qualsiasi cosa io stia facendo.

Ha stabilito che Elide è gatta di rango inferiore e non le ha ancora concesso coccole e fusa.

Ha una infinita serie di riti e rituali psicotici: la sera a letto io devo alzare la coperta e aspettare. Allora lei arriva, entra con la capuzzella sotto le lenzuola e resta ferma. I minuti scorrono. Io la insulto, lei protesta. Va via. Abbasso le coperte. Torna. Ricominciamo. Almeno 3 volte. Poi si sistema vicina vicina. Ma il suo posto deve essere della misura esatta da lei decisa, quindi io mi devo spostare nel letto fino a quando lo spazio a sua disposizione non è quello giusto.

Altro rito: il bagno. Chiunque entri nel bagno deve aprire l’acqua del bidet. E bisogna lasciarla aperta fino a quando non si esce. Se la chiudi prima si incazza e urla.

Se la guardi negli occhi, immediatamente attacca a parlare. Senza tregua fino a quando non ottiene una qualche risposta.

La mattina non bisogna alzarsi troppo tardi, sennò si innervosisce e si annoia, da sola. Quindi i fine settimana attacca certe pippe di mattina, che la metà basta. E la trovi seduta al centro del bagno. Immobile.

La ciotola deve essere sempre semipiena. Né troppo, né troppo poco. Se scende al di sotto del livello da lei stabilito, urla e strepita e, secondo me, insulta.

Il cane di peluche di Elide è diventato il suo amichetto del cuore, ci si spalma sopra e dorme tutto il giorno. Poi si alza, tende la zampa al primo che passa, si lima le unghie e disperde i pelucchi del pupazzo per tutta la stanza di Elide. Quindi intraprende le sue attività serali: urlare, strepitare, protestare.

Però, quando si mette addosso e attacca il motorino delle fusa, è impagabile. Predilige la mia tetta sinistra per appoggiare il capuccione nero. Poi allunga la zampa e mi fa le carezze sulla faccia (certo che co’ ‘ste unghie, è diventata pericolosa). Si spalma, si squaglia, mi ricopre e rumoreggia e vibra. E’ un gran piacere.

Se qualcuno è allergico ai gatti, lei cerca di fargli venire uno shock anafilattico. Se qualcuno ha paura, lei cerca di provocare traumi irreversibili. Altrimenti si piazza di fronte e chiacchiera.

Per ora è abbastanza.

Alla prossima.

11 thoughts on “Penelope Gatta, quella vera.”

  1. Oggi Penelope mi ha teso una trappola:
    si è stesa languidamente in corridoio e si rotolava guardandomi con aria gatta; appena mi sono avvicinata ha urlato ed è saltata verso il bagno senza farsi toccare.
    Voleva le aprissi l’acqua del bidet.

  2. Oggi Chicco, il gatto storico della R**, non c’è più.
    Mi dispiace e capisco come si possa sentire R**.
    Capisco e non mi voglio tanto compenetrare per paura. Aveva solo tre anni più di Penelope.

  3. In questo we, mia sorella si è dovuta alzare di notte per calmarla (io non c’ero).
    Sono diventata bravissima a tagliarle le unghie col tagliaunghie umano.
    Però lei prova a mordermi.
    Ma tanto non ha i denti…

  4. Il mio gatto invece sia chiama Ciro. Bianco e nero,un po’ stronzo e isterico forse perchè viene picchiato da tutti i gatti del circondato. Mangia solo croccantini e qualche scatoletta, il resto non lo tocca e non lo gradisce anche se qualcuno glielo offre spontaneamente. Mi ama e da me si fa fare qualsiasi cosa anche quando siamo dal veterinario, ha una fiducia illimitata in me questo fatto mi sconvolge

  5. la mia gatta si chiama topo perchè è[ra] piccola…
    ora è stata messa a dieta.
    detesta quasi tutti( noi della famiglia ci ama solo a volte).
    e non miagola:fa “squit”, fa “quack”ma non “miao”

  6. Bel blog che dire tanta ironia e savoir faire (o come si scrive O.o )..comunque il mio è un invito a farti leggere ( anche se penso che non ti interesserebbe tanto però ci provo ) un’ “interessante” (per così dire) intervento del mio attuale professore di religione nonché autore del intervento xD ti invito a leggerlo per capire l’assurdità di quello che scrive….per non parlare delle assurdità che dice in classe…Personalmente gente così mi fa pene per cui evito di fare la crocirossina e salvare il suo piccolissimo cervello pieno di ragnatele di pregiudizi e preconcetti xD
    Cordiali saluti! Lucia !

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