Postcompleanno

Amanti

Soundtrack: Big Soul Pick up the telephone

Santo cielo, mi hanno linkato su miss777 e ho avuto un botto di visite nuove.

Lo considero il regalo di compleanno di tale “Cigno”. Grazie.

I dettagli dello spettacolo li avrete la settimana prossima. Sotto sotto.

E’ che mi si sputtana per nome e per cognome. Son cauta. Un anno e mezzo che riesco a tenere l’anonimato…

Dunque.

Pochi regali ma buoni.

Un video della Alice & Da Queen che mi ha fatto venir i lucciconi.

Una sorpresa alle 11 e 30 della notte che più sorpresa non si può.

Uno splendido paio di orecchini.

Perché Biancaneve è assolutamente sorprendente.

Mi rendo conto che non ve ne fotte proprio.

A me sì.

Fare l’amante è faccenda complessa e delicata. Non si sa mai bene quando essere ragionevoli e quando impazzire.

Si aspettano i momenti condivisi con una fame africana e si comprende, in fondo, che è la rarità di quei momenti a rendere il tutto denso e intenso.

Il pensiero è uno. Una forma di tossicodipendenza. Meravigliosa peraltro.

Tra un po’ mi licenzieranno, credo, visto l’elevato numero di assenze e di fughe.

Se ne andassero affanculo.

Io sto bene così.

 

 

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Lesbianless Party

Soundtrack: Hair OST – I got life

Sì sì.

Festa di compleanno Senza Lesbiche (escluso la presente ed R&B), sabato. Non capitava da anni.

Comunque, festeggiamento tranquillo, con persone cui tengo, menù casualmente vegetariano, belli regalli, si son fatte le 4 del mattino a chiacchierà.

Venerdì sera c’era stata cena indiana co’ Sonica e Omaha (blogparty) e Tumbler fino alle 4 del mattino.

Domenica: disfacimento fisico e back to Rome.

Dunque lesbianlessssss party: forse le feste vengono meglio… Ci devo pensare un po’.

Regali:

  • Lenzuola vere (io ho solo quelle cinesi, che sono di carta, credo) di un bel blu soooo cool;
  • Libro foto di Terzani;
  • Maglietta originale con logo “penelopebasta”;
  • Pantalone + maglia (con immagine RAMONES, very vintage);
  • Telefonino nuovo nuovo.

Mi pare tutto.

Questa settimana voglio andare a dormire alle 9 tutte le sere.

Nota Bene: rendiamoci conto che sto scrivendo una chiavica e i miei post sono noiosi e a volte illegibili. Ne sono un po’ preoccupata, ma voglio immaginare sia un fatto periodico. In fondo mi sono sparata almeno 3 mesi fitti fitti. Vedremo, cercherò di scrivere solo quando ho qualcosa da dire. Ci sarebbe anche da fare una piccola noterella sul valore reale dei rapporti tra persone, ma mi pare noioso già solo a dirlo, quindi gnente.

Buon inizio settimana a tutti.

Ponte-peronte-ponte-ppì

Soundtrack: Zap mama – Iko Iko

Ultimo post prima di pausetta week end, sufficientemente sconnesso. Non ho una idea precisa, quindi si va a cazzo.

Prima di tutto il resto, che è stato scritto un’oretta fa, c’è una cosa che devo dire worldwide, perché sia chiaro che, per quanto bestia io sia, non sono una belva: so’ lemure.

[Ho da dire che, nei miei incontri, sono una persona fortunata e che, malgrado sia a tratti una guerra, è spesso una meraviglia e che, senza dubbio, sono onorata. Ho da dire che forse c’è un piccolo intoppo sul piano comunicativo e che forse dipende dalla mia totale disabitudine alla comunicazione verbale emotiva. Forse dipende anche dall’incredibile elettricità che esiste tra personalità che hanno similitudini e differenze quasi intollerabili, forse dipende solo dal fatto che sono una testa di cazzo.  Forse dipende dal fatto che si pensa sempre, qualche attimo prima, di conoscere la risposta e i suoi retroscena. Ma non è sempre così, sto imparando. Alla fine ognuna sta come sta; ferite, sangue e potenza. Passeggiamo per questo tratto di strada ed è già abbastanza. Prove tecniche di trasmissione. Test strutturali. Revisione progetti. Comunque grazie sempre, che ringraziare non fa male.]

Ora, quello che ho scritto stamane.

Io voglio imparare a dire quello che penso anche con l’apparato fonatorio, non solo su carta.

Voglio essere fuori dai meccanismi del giudizio. Voglio imparare a fottermene che, a 45 anni, sarà pure ora.

Farò festa di compleanno a Roma. Regali che voglio:

Libreria Expedit – cd Alanis Morrissette – pentole nuove – lenzuola – roba da mettere in cuollo – orecchini/collane/anelli luccicanti – macchina fotografica digitale – altri pezzi lego. Al resto penserò.

Perché io costruisco fantastiche casette con il lego. Anche di 9 piani con terrazzi e portici. Faccio anche disegni colorati organizzati sui muri portanti. Per fare questo, prima raggruppo tutti i pezzi per colore, forma e misura. I raggruppamenti hanno strutture precise che, ormai, conoscono anche le mie colleghe di lavoro (perché le casette le costruisco al lavoro) e mentre costruisco, nessuno deve toccare niente (e lo sanno pure i cicci piccoli che mi chiedono di giocare con i pezzi che non uso, per non incorrere nelle mie ire).

Ognuno è complulsivo a modo suo.

Dico sempre al mio amichetto Fabolous, grande sostenitore della ricchionitudine maschilistica, che “Asso e asso fanno fracasso”. Chi vuol intendere intenda.

Ma le regine di cuori, messe vicine, più che fracasso fanno spettacolo da circo. Trapeziste che non si fidano, caroselli equestri con cavalli che vanno per i cazzi loro, contorsioniste della parola e del sentimento, funambole che scivolano sulle corde, domatrici che si lasciano mangiare dalle tigri.  Quasi quasi divento etero. Che ogni lesbica è donna a modo suo, ogni lesbica ha le sue paranoie e deliri e crisi ormonali. Ma ogni donna, è lesbica a modo suo?

Non mi voglio fidanzare. Perché quando mi fidanzo divento baccalà. Non voglio proprio più. Ahhh, sia chiaro, non mi riferisco a nessuna in particolare, ma all’intera categoria. A me in particolare, che ormai sono più lesbica che Penelope. E pure banana. Se cominciassi ora a corteggiare qualcuna, finiremmo a letto nel 2050. E non so più neanche che tipo di donna mi piace. E una delle poche che mi è piaciuta integralmente, non me l’ha mai voluta dare. Banana. Non me la darà mai più, mi sa, ormai quel che perso è perso. Però potrebbe venire a casa mia a citofonare, lo prenderei come un buon segno e ce la sbrigheremmo entro il 2010.

LESBICHE. Possibile che non esista una parola un po’ più ironica di questa?

Masculillo. Si diceva a Napoli. Ma non si dice più.

Si sappia che voglio fare uno spettacolo con i miei monologhi e i pezzi musicali della Sonica. Ce la faremo? Non so, mi pare che abbiamo la stessa tendenza alla permalosità ed alla protezione delle proprie creature. Ma ce la faremo.

Vado a fare il week end in un posto che, puntualmente, mi tira fuori senza controllo ricordi del secolo scorso. Non ne posso fare a meno. Ci andavo con mia madre e ogni volta diventa una mappazza di sensazioni violente e dolcissime.

Ma stavolta voglio fottermene. Mi rilasso e prendo il sole. Se nessuno mi mette la seccia (=cattiva sorte, sfiga N.d.T.).

Ho voglia di prendere il sole e nun fà nu cazz’.

 

 

Non ho voglia

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Soundtrack: Marvin Gaye – Sexual healing

Non ho voglia di scrivere in questi giorni.

E poi che faccio quando arrivo a 20.000 contatti?

Insomma mi pare di aver perso un po’ di verve, una gran seccatura. Mi piacerebbe ancora parlare del mio lavoro, della follia delle interazioni tra lesbiche (un capitolo sulle relazioni simbiotiche tipiche, non sarebbe male), del mio rigurgito post adolescenziale che mi fa stare veramente bene (sarà normale a 45 anni?), dei regali che voglio per il mio compleanno, delle cose che cambiano, di mia nipote, della voglia di fare cose nuove che ho, dello strano fluire delle coincidenze, del culo che ho (in senso metaforico), della mia voglia di mare e di prendere sole e di farmi il bagno che la prima volta dopo l’inverno è sempre una sensazione fantastica.

E ho voglia di andare in barca, di ballare, di incontrare un gran numero di donne, di trovare il giusto equilibrio tra narcicismo e disistima.

Roma mi piace. Ci sono voluti quasi 3 anni ma, cazzo, Roma mi piace.

Un’altra caccia a Penelope? la prima è stata una caccia fortunata, ma mi sa che devo trovare un’altro tipo di cosa. Si accettano suggerimenti.

E poi che fine avete fatto tutti? il blog vede un calo demografico imbarazzante. Pochi commenti e pochi contatti.

Ho anche la sensazione che si sia abbassata la qualità di quello che scrivo. Sarà che vivo di più.

Forse mi devo fermare per un po’.

Ci penserò.