Presepe 2011

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Ogni anno, al lavoro, si fa il presepe. Questo ormai lo sanno anche i sassi. Abbiamo fatto il deserto, il mare, l’isola greca, la collina toscana, l’anno scorso il titanic e quest’anno il condominio.

72 appartamenti/monolocali. Uno per ogni cicciopiccolo.

C’era da scegliersi palazzina e piano, colore dell’interno, numero di abitanti e quale stanza della casa rappresentare. Al centro c’è un giardino. Nel giardino un palco da concerti. Lì ci va la natività che, puntualmente, ogni anno, dimentichiamo di mettere (l’anno scorso finì su una scialuppa).

La novità vera è stata quella di far venire i genitori a lavorare con i propri figli alla realizzazione del monolocale.

E ho visto cose che voi umani non potete immaginare.

Ho visto cose che mi hanno fatto commuovere e cose che mi hanno fatto incazzare. Ho capito che se un genitore mi sta sul cazzo ho il dito puntato e tutto mi sembra inadeguato. Se mi è simpatico giustifico la qualunque. Ho visto cosa “scende per li rami” e cosa rende più facile o difficile il mio lavoro. Ho visto affetto. Confusione. Ansia. Piacere. Imbarazzo. Curiosità. Strafottenza.

Un pomeriggio l’ho passato a guardare una madre e un figlio seduti al tavolino ikea tra das, colori, stecchini, stoffe e polistirolo. Loro chiusi in una bolla morbida, una placenta immaginaria. Il cicciopiccolo di solito iperattivo era calmo, seduto, sereno. A bassa voce si dicevano cosa fare, come farlo. Insieme impastavano e trafficavano. Non era pensabile intervenire. Mi ha trapassato il cuore da parte a parte. La natività erano loro. Essere madri e essere figli erano loro. Essere famiglia erano loro. Essere amati erano loro. Ho dovuto distogliere lo sguardo molte volte. Un’emozione troppo violenta per me, troppo difficile da sostenere. Maddiochebello.

Mi sono divertita a guardar madri che insallaniscono (=rimbambiscono, N.d.T.) figli maschi facendoli credere di far qualcosa mentre è niente che stanno facendo (i figli). Madri preda del peggior delirio di competitività che io abbia mai incrociato. Mamme capaci di accettare i più inguardabili prodotti del lavorio dei figli pur di vederli contenti, madri che hanno lanciato nel cestino produzioni ritenute “non belle”, madri imbarazzate dalla presenza delle terapiste, madri che non sanno lavorare in tridimensionale. Madri maestre. Madri spaventate. Madri cristallizzate. Madri liquide. Madri massicce. Madri alcolizzate alle 2 del pomeriggio.

Il presepone sta venendo bene. Ha qualcosa di caldo e morbido in sé che non so spiegare. Bisognerebbe vederlo.

Nel frattempo tutto questo interagire familiare e tutto questo osservare madri che fanno cose divertenti con i figli, ha come effetto rebound (si dirà così?mah?) il farmi sentire sola. Spaventosamente sola. Irrimediabilmente sola. Perché è così, il senso di solitudine ce lo devo avere di default, evidentemente e, credo, gran parte delle cose che faccio o che uso per riempire la mia testa, poco altro è se non un tentativo di tenere a bada la sensazione di non avere avuto e di non avere, mai, una placenta immaginaria nella quale sedermi e parlare a bassa voce.

A volte mi chiedo come ho fatto ad imparare ad amare (ammesso che io lo sappia fare) e perché mai un figlio non l’ho fatto.

Saranno bilanci da menopausa.

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11 thoughts on “Presepe 2011”

  1. credo (credo) di comprenderlo, questo senso di solitudine. Personalmente ci faccio i conti e lo osservo, per il momento abbastanza da lontano. Spero di aver imparato abbastanza su come trattarlo, quando dovrò conviverci.
    Benchè abbia seguito la gravidanza delle mostre il più vicino possibile, solo quando sono finalmente nate ho provato la sensazione della fine della solitudine. “Mai più solo”, mi sono detto.
    Ed ho provato una sensazione simile quando recentemente un ex compagno di classe del liceo mi ha detto di avere uno spazio vuoto, che ho avuto l’impressione fosse enorme, da quando si sveglia a quando esce di casa per andare al lavoro: prima accompagnava i figli a scuola, ora sono grandi e ci vanno da soli.
    Inoltre tento di accarezzare la vecchiaia di mia madre cercando di usare la stessa tattica che uso con le mostre, stando un passo indietro, facendo fare loro da sole ma cercando di far sentire comunque la mia presenza in modo che possano farvi ricorso se e quando vogliono.
    Se non ci fossero, nè le une nè l’altra, molto probabilmente troverei comunque come occupare ed omettere i pensieri, le parole e le opere che ora dedico loro, ma non credo affatto che possano avere lo stesso livello di emotività.

  2. Io, pur avendo la consapevolezza che non sarei adeguata come madre e che un figlio non lo voglio, ho tanta paura che, tra pochi anni, quando la biologia avrà detto stop, potrei trovarmi sommersa dal dolore e dal rimpianto. Spero di no. Spero mi bastino per sempre i miei adorati nipotini.

  3. Ciau Penny, bellino il post sul presepe, a me prendono strane botte di commozione quando pago le pensioni in banca e ci manca poco che i poveri vecchietti non si becchino, oltre alla misera pensione, anche due lacrimucce di cassiera. Saranno le feste forse… Buon natale a proposito 🙂

  4. È il tuo primo post che leggo…suggeritomi da una mia amica che mi ha vista nell’immagine che hai decritto della mamma e del figlio da ikea…io ho amato ed amo quelle parole,le emozioni che trasmettono…mi rimandano a tutto il buono e il bello che mi lega a mio figlio(ventimesenne)…a tutto ciò che vorrei trasmettergli e spero riceva…insomma…splendide parole..!buon natale…mi divertirò a seguirti…

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