buone vacanze

SoundtrackAmy Winehouse – It’s My Party (feat. Quincy Jones)
(tribute)

Periodo pieno, dove il personale diventa collettivo ed il collettivo personale. Al di là di ognuno.

Sono veramente stanca quest’anno.

Fisicamente e mentalmente.

E non mi è facile fare i conti con la mia impotenza, con le frustrazioni reiterate e con i desideri repressi…

Machissenefotte.

Immagino non molti di voi andranno in vacanza, il periodo è quello che è.

Qui gatta Penelope resiste, con i suoi 21, il suo pelo imbalsamato e le sue urla belluine.

Qui Penelope umana resiste, con i suoi 48, il suo pelo corto e la bruschezza congenita (che non è bruschetta, che sarebbe meno invasiva e anche mangiabile; è proprio maleducazione interpersonale).

Raggiungo mia sorella per qualche giorno e penso di rifarmi una full immersion in Positano anche di poche notti. Mi piacerebbe. Perbacco.

Al di là di questo, che pure esticazzi, mi chiedo casa fate voi, orfani di un blog personale e sfacciato come è stato questo. A volte me ne sento orfana anche io, quando mi accorgo di non scrivere più post nella mia testa mentre vivo qualcosa, quando mi rendo conto che di categorie, comportamenti, analisi e sintesi non me ne fotte più un grande che. E anche quando mi accorgo che non mi va più tanto di scrivere di Biancaneve. Un po’ perché mia nipote ha detto che son diventata mielosa, un po’ perché non mi va di raccontare i cazzi miei al marito di Biancaneve medesima.

Me ne sento orfana quando mi rendo conto che non è più così importante, per me, andare a guardare chi è passato, chi ha scritto, chi è collegato, chi ci ritorna. E’ un piccolo lutto.

Ma di chiuderlo non ho voglia. Ne abbiamo già parlato, questo spazio è la mia oasi e tale resterà, prima o poi lo riprenderò tra le braccia e ne farò il posto dove riposare o qualche altra cosa che ancora non so.

Mi sembra che le cose mi siano cambiate sotto le mani senza neanche accorgermene. E anche la mia pelle, il mio profilo,  il mio modo di lavorare, il mio giustizialismo, la mia rigidità, la mia durezza. Non so cosa sia successo ma è successo.

Qui c’è penombra, che fuori fa caldo. Alla radio ci sono i Genesis, questo pezzo non lo conosco ma i suoni e le voci non possono essere confusi con nessun altro. La lavatrice lavora sullo sfondo. Ultimi panni da lavare e stirare prima di partire. Penso a quello che vorrei fare e che non posso fare. Come tutti. Come sempre. Penso al mare. Che mi ricarica e ripulisce. Penso al sale. Che mi da l’idea di stare meglio, di essere più saporita. Penso a quei paesaggi mediterranei, greci, sardi. Pietre e mare e alberi bassi e siepi secche e sabbia e montagne sofferte e cieli bianchi e mari ghiacciati e piccoli pesci scostumati che vengono a morderti i piedi.

Penso ai pomeriggi tardi sulla spiaggia che smette di cuocere e inizia a cullare. L’ora in cui dormire. L’ora dell’ultimo bagno, quello che ti lascia i capelli bagnati. L’ora che impone al mare di tirar fuori l’odore salmastro e fresco. L’odore del vento e del sale. L’odore del mare. Quello. L’ora delle vele, dei windsurf, delle folate che increspano la baia, dei colori che contrastano forte, che si fanno notare. Che riposano gli occhi dopo una giornata accecante passata con le palpebre strette e gli occhiali da sole. L’ora di birra e patatine. L’ora della soddisfazione guardando i gradi di abbronzatura guadagnati. L’ora di chiacchierare senza tenere la mano aperta sulla fronte per fare ombra.

Il momento di scotoliare l’ascuigamano cercando di non investire nessuno con quintalate di brecciolino e sabbia. Il momento di rifare lo zaino ma cazzo, questo coso è ancora bagnato, me lo tengo sulla spalla. Camminando sulla sabbia con la sigaretta in bocca verso lo stabilimento, la macchina, la casa. Con le spalle al mare ed alla spiaggia che non urla più. Perché cazzo, quanto urliamo noi italiani sulla spiaggia. Un po’ di maestrale ti arruffa i capelli e ti fa venire il prurito sul collo salato. La sigaretta è più saporita adesso.

Prendiamoci un gelato. Io continuo a volere il Camillino. Vanno bene anche i suoi cugini moderni. Ma il Camillino era un’altra storia. E il succo di pomodoro condito e senza ghiaccio, il vizio di famiglia.

Buone vacanze a tutti voi, ai vostri vizi, ai vostri desideri realizzati

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Estate 2010

Soundtrack: Gabin The Alchemist

Mollemente si spalmano questi giorni estivi.

A volte bollenti, a volte vivibili, a volte intensi a volte vuoti come un cartone di tavernello in mano ad un alcolizzato.

Il mio corpo cambia.

Ad una velocità che non riesco a seguire.

E si lamenta. Esprime il suo dissenso. Cosa cazzo dissente non lo so. Ma dissente.

La città è morbida e liscia. Rara immagine da conservare in altri momenti dell’anno per ricordare che, questa, è una bella città.

Il lavoro prende la sua piega, lontana dai miei sogni. C’è tempo, staremo a vedere cosa accadrà.

Mi annoio negli spazi vuoti tra una cosa fatta ed una da fare.

Sono andata a Pescocostanzo (le risorse del Ciccio sono infinite e generose). Un posto che amo profondamente. Cercando di trasferire a Biancaneve lo spazio di adolescenza e postadolescenza che ho dentro.

Racconti e racconti.

E altre cose che ancora non posso raccontare.

La pazienza e le orecchie di Biancaneve sono cuscino e lenzuola fresche.

Pesco è un posto di quelli che trasmettono pulizia e candore. Limpido. Rigenerante.

I miei giorni con lei sono i miei giorni con lei. Quando capitano, quando ci si riesce, quando il momento è quello giusto. Oggi e non domani. Forse dopodomani. Ma anche oggi pomeriggio.

Un’ora, tre giorni, un pomeriggio.

Letti e centri commerciali. Passeggiate al mare e dormite in montagna. Mangiare cioccolata e noccioline. Cenare insieme. Progettare una cena insieme tra 20 giorni. Ti aspetto. Mi aspetti. Mi manchi. Ti manco.

Siamo vive e perennemente alla ricerca di spazi e momenti da consumare con golosità e con il senso dell’ultima volta.

Recupero le mie energie con lentezza avvilente. E neanche tutte.

Adesso mi manca una vacanza. Quelle fatte di svegliarsi ed infilarsi il costume e svenire sulla spiaggia fino alle 8 di sera. Mi manca. Sono bianca come un lenzuolino di carta. Non è da me.

Orticaria.

Da due giorni.

Sarà la mancanza di Biancaneve. Il passare dal tutto al niente è sempre una fatica.

Pigrizia.

Infinita.

Aspetto che mia sorella mi dia il permesso di raggiungerla.

Risorse estive.

Passo dei giorni a Napoli con i favolosi.

E’ la mia città. Che io lo voglia o no.

Il favoloso, a luglio, è stato in rianimazione. Polmonite. Pensavano avesse l’HIV. Invece era sfiga.

Sta bene ora. Fratello di emozioni.

Molla. Mi sento molla.

Buone vacanze a tutti.

Mykonos 1 – I fatti

(camera nostra e spiaggia di Elia. Le foto sono da cellulare)

Soundtrack: Dean Martin – Mambo Italiano

Dunque dunque, in genere porto con me un quadernino per scrivere tutto quello che mi passa per la cipolla (testa) e per tenere sotto controllo la paura dell’aereo ma, stavolta, ho scritto assai poco, anche in aereo. Quindi la mia riscostruzione di questi giorni di vacanza sarà arbitraria, temporalmente confusa, omissiva e, soprattutto, fantasiosa. Sappiatelo.

Lunedì mattina (lo so, avevo detto che partivo martedì: scaramanzia) mi sveglio alle 5 e mezza preda di dolori spaventosi. Prendere l’aereo mi agita. Alle 7 e mezza sono per strada con la mia minivaligia e un sonno da lavoratore notturno. Sul trenino iperaffollato mi chiedo: “Ma dove cazzo va tutta sta gente che scende a Muratella alle 8 del mattino?”. Domande sostanziali, devo dire.

Ricordo perfettamente Fiumicino. Esattamente un anno fa ero partita per la Grecia senza ben sapere cosa sarebbe successo dopo.

Nel 2008 parto sapendo perfettamente cosa è successo dopo, un anno fa, ma senza avere la più pallida idea di che fine farò quando torno. Più o meno per gli stessi motivi (casa, convivenza, soldi, affetti) con le dovute differenze.

Spacco le palle a questo mondo e quell’altro per la mia paura di volare. Mi si manda affanculo ma mi si offrono anche affettuosi incoraggiamenti. Durante l’attesa trovo la sala fumatori chiusa per pulizie e gruppone di tabagisti attaccati al vetro che maledicono l’omino delle pulizie accusandolo di essere lento e dispettoso. Poro ciccio. Volo Olympic e si mangia una merda. Faccio anche la figa, sono dotata di pulloverino anti aria condizionata e sorrido al decollo. Mi viene così, mi emoziona come se fossi una bimba sulla giostra. Decollo con Alanis nelle ‘recchie “Citizen of the planet”. Alla fine del viaggio mi accorgo che un paio di persone, durante lo sballonzolamento tipico da sorvolo Grecia con melteni incorporato, guardano ME per rassicurarsi. Siamo alla frutta. Arrivo ad Atene e cazzeggio per un paio d’ore in attesa del volo per Mykonos. Quando salgo sul velivolo, mi sento una avventuriera dei primi del 900. L’ATR può fare questo effetto, credo.

Arrivo a Mykonos e trovo il prof in motorino. Meno male che ho la valigia piccoletta. Dopo cena mi porta a vedere i posti fondamentali dove passeremo la nostra vacanza: Pierro’s, Porta e Montparnasse. Il primo è un must dell’isola, si attiva dall’una in poi, ci sono tre drag che fanno spettacolo e PR: Gloria, Imon e la Tedescona. Il Porta è un troiaio indicibile, il Montparnasse è un cafè dall’aria retrò dove una chiattona americana canta qualsiasi cosa tu chieda facendo un gran spettacolo (Il prof chiede sempre Mambo Italiano e la canzone di Saraghina)

Al Pierro’s vedo la donna della mia vita, anzi le donne della mia vita, due. Mi riservo di contattarle il giorno dopo data la stanchezza e il sonno.

Naturalmente non le ho più viste.

Lesbica Banana.

Dormire con il prof è ben strano. Oltre al fatto che si prende tutto il letto, non sono abituata all’odore di un uomo nel letto. Perché è proprio diverso.

Detto questo, abbreviamo.

Ci hanno preso per una coppia, a me e al prof. Poi hanno capito che lui è gay. Ma ci è voluta una settimana perché il popolo del Pierro’s e della spiaggia di Elia si convincesse che sono lesbica. Financo la drag queen tedesca non ci credeva.

La drag queen tedesca che parla italiano è un uomo fantastico. Un metro e 95 di fisicaccio strizzato in vestitini improbabili dei quali il migliore è stato quello da crocerossina, con parrucca argento alta 50 cm. Affettuosissimo con me (forse per pietà, essendo io l’unica lesbica single dell’isola).

Poi siamo diventati compagnucci dell’altra drag, Gloria, siciliana, che fa lo spettacolo al Pierro’s ed emette un richiamo che può essere sentito in ogni punto dell’isola, e di una pletora di ricchioni in vacanza.

Giuseppe, un siciliano che vive nella Svizzera tedesca e che mi ha raccontato tutti i cazzi suoi. Un’anima pura, devo dire, da noi detto Iosefo. Niko e Costas, greci lavoranti in Brusselles. Costas devo averlo incontrato in un’altra vita, perché me ne sono innamorata. E lui di me. Lo so che è contro natura che un gay e una lesbica facciano amicizia di prima, sarà che lui è più donna di me. Lo chiamavamo “Victorian Lady”.

Luca e Giorgio, coppia nordica. Luca con braccio rotto per la seconda volta in due mesi, i nostri compagnelli di spiaggia. Siamo andati da Elia tutti i giorni tranne uno. Elia è una spiaggia molto bella. Alla fine della spiaggia, dopo gli scogli, c’è una spiaggetta più piccola, non attrezzata, noi eravamo lì. Ero l’unica donna. L’UNICA. Per il resto tutti ricchioni nudi. Ho potuto recuperare le mie nozioni perdute di anatomia maschile.

I primi giorni non mi sopportavano molto, ma io sono educata e gentile. Alla fine si sono abituati come i pinguini si abituano ai documentaristi del National Geographic.

Praticamente ho interagito solo con tre donne. Una coppia tedesca che parlava italiano (parlano tutti italiano, cazzo) e una pazza isterica di Colonia che il prof mi aveva portato pensando fosse lesbica e che, invece (come già detto), si voleva scopare lui.

Il prof faceva così, una volta compreso il livello patologico della mia bananite, partiva in avanscoperta alla ricerca di donne. Quando ne trovava una, me la portava. Un cane da riporto, il prof. Con un radar lesbico quasi peggio del mio. Eravamo assurdi. Inverosimili anche. Abbiamo anche litigato un paio di volte tipo Sandra e Raimondo. Lui dice che sono odiosa e spuntuta. Ha ragione. Ma di questo parleremo nel capitolo due.

I giorni sono passati così, mare (tutti uomini), cene (tutti uomini), serate al Pierro’s (tutti uomini). Ad un tratto ho cominciato a stare bene. Bene davvero. E sono riuscita ad interagire anche senza il prof. Certo erano milanesi più antipatici di me. Ma almeno…

Mykonos non è più né un’isola gay, né trasgressiva, né estrema. I gay si sono chiusi in un paio di luoghi ben precisi (Elia, pierro’s porta, elysium), le spiagge sono diventate un puttanaio di ragazzini/e postadolescenti con il mito di Ibiza. Tante famiglie, tanti bambini.

E i gay sono diventati tutti uguali. Fisicamente e come look. Uguali fino alla noia. E non erano manco tanto belli, a dirla tutta. E anche di questo parlerò in un altro post.

Comunque, per concludere, 10 giorni rilassati rilassati. Sono nera come una cozza. E ho le rughette della faccia che si vedono benissimo e mi fanno molta tenerezza. Ho guidato lo scooterino sempre io, appena il prof ha deciso che per lui era più rilassante. Bevuto 400 caffè, mangiato 2000 insalate greche. Fatto il pieno di sigarette a 2,50 al pacchetto.

Al ritorno, sull’ATR da Mykonos ad Atene, mi hanno fatto mettere nella cabina di pilotaggio per un problema di posti. Ho fatto un viaggio fantastico. Considerando anche che mi ero appena letta un libro di Crichton che spiega tutto sugli aereoplani (Airframe) e considerando che il viaggio è stato abbastanza movimentato per via del vento, ci sono andata di lussissimo. Una bimba, sorridevo come un’idiota, il capitano avrà pensato fossi demente.

Nel volo verso Roma ho dormito. Come un sassetto.

Ora c’è da fare. Molto.

Grazie al Dott per questa vacanzetta. Grazie al Prof per i chiarimenti e le lunghe chiacchierate e non solo. Grazie a me per averlo fatto.

 

 

 

Chiusura per ferie

Soundtrack: Gotan Project Diferente

– Bocca chiusa, parola di scout –

Ma mi aspettavo un po’ di saluti e un po’ di persone che mi parlassero delle proprie mete.

Manc’ p’ ‘o cazz’.

Ops, ho detto cazzo.

Esto blog chiude per ferie da martedì, mi anticipo che ho troppe cose da organizzar.

Ammesso che io riesca a trovare un internet point laddove andrò, non so se lo farò, vorrei disintossicarmi per un po’.

Allora: amici e nemici, donne e ommini, adulti e bambini, lettori e dislessici, psicolabili e psicosolidi, fraintesi e contesi, amati e amanti, soli e accompagnati, vi lascio in balia di voi stessi, orbi del faro di Penelope che, da dicembre, illumina il Vostro cammino.

Potrei fondare una setta. Metto la Penelope gatta a fare l’oracolo. Le interpretazioni le do io, intrattengo rapporti sessual-manipolatori con tutte le pischelle vestite con tuniche bianche e mi faccio dare i soldi dai manager depressi in cambio di perle di saggezza di rara fattura (infatti, sono esentasse).

Finalmente una idea sensata e progettuale, direi. Un futuro cellò…

Come potete notare, sono in delirio, non posso spiegare il terrore dell’aereo che ho. E ne prendo due in un giorno all’andata e due in un giorno al ritorno. E da sola. E sperando che nessuno mi secci (=getti il malocchio sulla mia persona N.d.T.), non mi porto il computer e scriverò con la pennuccia e il quadernetto da viaggio ininterrottamente dal decollo all’atterraggio.

Santa pazienza.

Ci vediamo dopo ferragosto, gentagè, in forma e abbronzati, rilassati e felici, carichi di ottimismo incrollabile e pronti ad affrontare ogni in(v)(f)ernale avversità.

Nel frattempo chi resta è pregato di darne testimonianza su codesto blog, mi farebbe troppo male non trovare ningun intervento al mio ritorno. Non fate le bestie che siete.

Io vado in Grecia, l’ho detto? non mi pare. Al ritorno racconterò, se ci sarà da raccontare. Per le foto non se ne parla dato che sono l’ultima italiana rimasta a fare fotografie con una Petri dotata di due obiettivi (grandangolo e tele). Rimedierò con il cell che, però fa foto di merda.

Allora io andrei, mi mancherete, la rota sarà atroce ma, immagino, dopo qualche giorno sarà come se non avessi mai avuto un blog.

Baci e abbracci e sventolio del fazzolettino.