il pubblico è (de)privato

Soundtrack: Raphael Gualazzi Behind The Sunrise

Seguo le elezioni come un gatto col topo. Mi nascondo. Mi acquatto. Questa non è più politica. Non è più democrazia. Ma io sono ancora di parte. Sottopelle.

Per quanto io pensi che dovrebbero tutti, ripeto TUTTI, tornarsene a casa e mollare quelle poltrone rosso fuoco che non si meritano e non rappresentano altro che loro stesse (le poltrone medesime), ho ancora le mie idee e me le tengo strette.

Credo in una cazzo di uguaglianza sul piano umano che non può far differenze tra me, impiegata a 1200 euro al mese e te, imprenditore miliardario con villa alle Cayman. Perché non siamo diversi affatto. Ci ammaliamo uguale, sbagliamo uguale, abbiamo ragione uguale, ci facciamo un mazzo tanto uguale. E se è vero che tu permetti a me di avere uno stipendio, io permetto a te di pagarti l’aereo personale. Con il mio pensiero, il mio sudore, le mie mani, le mie tasse, i miei mutui e le mie vacanzette.

Credo nei diritti civili, perché siamo uguali e viviamo le stesse vite (orpelli e fronzoli sono un fottuto optional cui tieni tu, non io) e che io sia omosentimentale, colorata, idolatra, randagia, schizzata, analfabeta, carrozzata, non son cazzi di nessuno se non miei. In qualità di essere umano, come te, non vedo cosa mai può fare la differenza per stabilire cosa non merito di avere o cosa non farebbe di me una cittadina come altri. Ed in qualità di essere umano, merito il meglio che posso offrire a me stessa. Perché la società è fatta da me e tanti come me.

I giudizi morali, l’etica religiosa, il pregiudizio sociale, lo stereotipo vigliacco, sono fregi dorici di colonne che valgono perché son colonne  e reggono il palazzo, non perché sono ornate.

Qualcuno ha perso di vista il nodo, il punto, la partenza, il cuore. Della questione.

Credo nel merito. Ci meritiamo vite migliori e non perché ce le possiamo pagare, ma perché sono possibili per tutti. Anche per chi vive scavando le montagne 8 ore al giorno. La vita migliore non è nel tipo di lavoro e nello stipendio. La vita migliore è in come puoi fare quello che hai deciso di fare, in cosa ne fai del tempo al di fuori della cava, nella spiaggia che puoi raggiungere senza pagare, nel cibo che puoi scegliere, nell’acqua che puoi bere. Perché io mangio e bevo e la mia necessità primaria non può essere un mercato che serve per arricchire te.

Mi chiedo sempre (soprattutto quando sogno di vincere le cifre folli e spropositate del superenalotto) a cosa, realmente, servano, così tanti soldi. Ah, sarei capacissima di spenderli, per carità, fino all’ultimo euro. Ma per farci cosa? per nutrirli, probabilmente. Per nutrire un oggetto inanimato, costituito di carta e di inchiostro, di valore nominale e non reale, capace di dare parecchi punti a qualunque batterio emofago.

E dov’è il godimento dello spendere soldi mentre il mondo intorno striscia? Non lo so, al momento non lo vedo, il godimento. Forse è una di quelle cose che bisogna vivere per capirle.

Credo nel mutuo soccorso. Sono un essere umano, è naturale che io aiuti e supporti un altro essere umano. Punto.

Credo che si possano risolvere le cose senza uccidersi. Che ci si può provare. Che questo potrebbe avvenire solo se al mondo esistessero altri interessi che non siano il denaro ed il potere.

Credo che il potere possa essere utile. Ma che mangia l’anima. E l’unico modo per non farsi mangiare, è mollarlo dopo un po’. Dopo aver fatto quello che andava fatto. Agisci e poi fuori dai coglioni. Perché credo che fermarsi sia impossibile, quando ci sei entrato con tutte le scarpe.

Credo nell’entusiasmo e nell’energia di chi conosce poco il mondo. Nella scarsa indulgenza di chi si affaccia all’esistenza, nell’utopia di chi non ha ancora fatto i conti con la vita. Sono i ragazzi che fanno il futuro. I vecchi sono quelli che cercano di congelare il presente, di renderlo inattaccabile e fermo.

E questo è un paese di vecchi.

Di quei vecchi che hanno avuto un’utopia e poi ci sono marciti dentro. non hanno più mollato, non hanno più staccato il culo dalla poltrona rossa.

Per le cose in cui credo mi sono dimessa da rappresentante sindacale.

Altri sei mesi così e mi ci sarei attaccata come una cozza, a questo ruolo. Ma, a 48 anni, non sono io quella che deve mettere innocenza ed entusiasmo in una lotta dispari e inutile come questa. Perché a 48 anni ne vedo tutta l’inutilità. E non si cambia niente con uno sguardo così corto. Non si cambia il mondo. E’ solo un bearsi ebete del proprio miserabile potere.

Sia chiaro.

Non so come andranno queste elezioni o i referendum, sono pessimista. Questo paese non mi piace e non vedo luce da nessuna parte.

Allungo il collo dietro l’angolo e aspetto.

Qualcosa succederà.

 

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Paese di merda

Soundtrack: andatevi a risentire Fuck you di Lily Allen che ci sta benissimo

Volevo scrivere un post “Etero e Lesbiche III”. Per ridere un po’ sugli stereotipi e sui reciproci pregiudizi.

Volevo anche chiarire che i post precedenti non riguardano la mia storia con Biancaneve, ma una serie di questioni sorte tra me e due persone alle quali voglio bene.

Volevo sottolineare che, a parte questo, è un periodo che le voci inutili sulla relazione tra Biancaneve e me si sprecano e si espandono come H1N1.

“non pensi che forse tu possa aver incontrato una persona che risponde ai tuoi bisogni e quindi ti sei lasciata andare?” – le dicono – “e non è quello che succede quando ci si innamora?” risponde Biancaneve.

“Sai, le persone omosessuali tendono ad affermare la propria personalità con forza, non è che lei ti sta facendo credere qualcosa che non è e ti manipola e soggioga?” – le dicono – “Com’è che non sono l’amministratore unico della Nestlé se ho tutto questo potere alla Jean Grey Summers detta Fenice?” rispondo io. “E com’è che tutti pensano che io sia fatta di didò?” risponde lei.

Bypassando quello che dicono a me.

E queste sono le questioni personali che, comunque, non sono tanto dissimili dalle questioni generali di questo periodo.

Il trend è questo, bisogna prenderne atto.

Leggete qui, qui e qui, tanto per farvi una cultura tutta italiana.

Il ragazzo (uomo, direi) che hanno aggredito qualche giorno fa qui a Roma, è un mio vecchio amico di Napoli. persona che non vedo da secoli, ma che ho a lungo frequentato. E questa è una nota a margine.

Il fatto è che oggi, la classe politica italiana, con la “sinistra” in testa, ha deciso di sdoganare definitivamente il “sfragnamo i finocchi”. Come da richiesta popolare, evidentemente.

Io non voglio scendere sul piano del vittimismo omosessuale, non voglio lamentarmi, non voglio farne un caso particolare e specifico.

Vorrei che fosse chiaro, per tutti, che è da questo che parte il fascismo del pensiero, la filosofia della prevaricazione, la chiusura mentale e culturale, l’involuzione totale, il libero circolare di stereotipi e pregiudizi che impedisce, da oggi, che si possa alzare anche una sola voce aperta e limpida.

E’ così che si mettono i punti base per stabilire che la diversità è un delitto sociale e, come tale va punita.

Cominciare dagli omosessuali è più semplice, persino più semplice che farlo con gli zingari o gli ebrei.

E’ evidente e chiaro di per sé.

Il governo italiano ha detto, stasera: quello che vi fa paura, quello che non vi piace, quello che vi da fastidio, potete prenderlo a randellate.

A me fa paura.

Fa paura perché sono lesbica, ebrea, donna, logopedista, socialista, in pre-menopausa, terrona, senza figli e non mi trucco (però, almeno, mi depilo).

Questo paese sostiene, con voce ferma e chiara, che la mia vita non vale un cazzo di niente o, quantomeno, vale molto ma molto meno di quella di un maschio bianco etero qualsiasi o di una donna bianca etero con figli.

E quello, quell’è.

Al signor ratzinger è riuscito, in questi anni, di riportare questo paese molliccio e strafottente ad un fondamentalismo da medio evo.

Qui pareva brutto imporre il foulard alle signore e costringerle a restare a casa.

Ma ridurre gli omosessuali a “nemico della società”, questo si poteva fare. E si è fatto.

Se io fossi stata un uomo, le persone che sono intorno alla donna che mi ama avrebbero passato il tempo al telefono o al bar a parlare di quanti peli ho sul petto, di come scopo e di quanto è stata fortunata ad innamorarsi a 40 anni. E ad innamorarsi di qualcuno che ama lei e le da esattamente quello che vuole.

Ma sono una donna e passo il tempo a preoccuparmi di proteggere Biancaneve ed il nostro rapporto, senza sapere come fare.

E la mia sgradevole sensazione di chiusura, sensazione che mi governa, in questi giorni, ascoltando le voci di persone medie e qualsiasi che invece di farsi i cazzi propri cercano di imporre una opinione fatta di chiacchiere senza basi e costrutto e senza ritenere di doversi prima informare, conoscere, vivere, è una sensazione che credo di condividere con molti altri omosessuali come me.

Ovviamente non perché stanno tutti con Bancaneve, spero bene.

 

Gay pride 2008

Soundtrack: Bikini Kill & Joan Jett Rebel girl

(Ho provato a rileggerlo e, devo dire, è lungo e annoia facilmente, questo post, ma ci tengo, ha molto senso per me, quindi impegnatevi un po’ e siate carucci)

Allora.

Ho molto da dire su tutto. Immagino che ai più interessi poco e penso che, ormai, del Gay Pride si pensa solo il peggio e nessuno ricorda i perché, i percome, i perquando e chi e cosa. Vi tocca quindi

  1. un post chilometrico, mi congratulerò vivamente con chi riuscirà ad arrivare in fondo;
  2. un ripasso;
  3. cenni storici arraffazzonati;
  4. clamorose e imperdonabili anomie;
  5. critiche mie;
  6. reportage dalla sera di venerdì a tutto sabato;
  7. link a varie cosette;
  8. riassunto degli interventi finali.

Quasi una cosa seria, direi.

Ripassiamo qui (anche se è uno schifo di spiegazione), ricordiamo che quello del 2000 vide la partecipazione di circa 300.000 persone (giubileo… prima feroce condanna della chiesa… strumentalizzazione vatican/politica… do u remember?). Voglio ricordare quello del 2000 perché vorrei che tutti noi recuperassimo dalla memoria collettiva che, 8 anni fa, questo era un paese laico, pensante, aperto e pronto all’evoluzione sociale.

8 anni fa. 96 mesi fa. 416 settimane fa. 2.920 giorni fa.

Il Gay Pride di ieri era una pena. Diciamocelo. Non dico le 10.000 persone indicate dalla questura, ma circa trentamila ad essere buoni assai. Ma per la cronaca aspè, devo dire prima un’altra cosa.

La Sonica, la R* ed io decidiamo, venerdì sera, di partecipare ad una riunione di FacciamoBreccia (quelli di NO VAT) che si tiene a Forte Prenestino.

Arriviamo tardi, siamo lesbiche con fuso orario alter (soprattutto lavoriamo, nun se po’ organizzà ‘na riunione che comincia alle sette durante la settimana). Giusto in tempo per vedere la conclusione del discorso della tipa di NO VAT che si autocelebra per la resistenza pacifica fatta a Verona (non ne so un cazzo, a dire il vero e non riesco a trovare un articolo che riguardi questa cosa, mi farò aiutare poi), insulta e tuona contro i fascisti ed il fascismo, contro il governo di destra e contro il pericolo dello squadrismo emergente. Applausi di circostanza dalle 50 persone presenti. Molti pischelli. Il resto vetero-vintage.

Prende parola Helena Velena, persona della quale nulla sapevo. Mi dicono le informate (Sonica e R*), che è un personaggio contestato e discusso ma di brillante e dimostrata intelligenza. Inizia con una affermazione molto interessante, ovvero che magari esistessero dei nemici identificabili e delimitati.

Il succo del suo discorso è: “il problema non sono i fascisti, ma la strisciante mentalità sessista, omofoba, razzista e cattolica che appartiene, ormai, a tutti gli italiani. Il problema è il menefreghismo italiota, l’individualismo esasperato. L’ideologia non esiste più. Nei licei fa figo essere di destra ed essere di sinistra fa sfigato e tossico. Gli zingari (scopro che bisogna dire Sinti, da un paio di giorni a questa parte) e gli extracomunitari non li vuole nessuno. E’ la destra che rappresenta le classi sociali più deboli, mentre la sinistra se ne strafotte e ha perso ogni contatto con le realtà sociali in generale.”.

E’ un riassunto uso Bignami, mi rendo conto, ma credo si capisca bene il senso della cosa. qui si fanno pippe e ci si concentra su una minaccia che, di per sé, non vale nulla (fascisti). Il vero problema è che TUTTI, ormai, si sono rinchiusi in realtà individuali e considerano benvenuto chi, in qualunque modo, difende quei privilegi e quelle posizioni (anche minime, anche sulla soglia della sopravvivenza, anche di merda). Vedi Pigneto, vedi circumvesuviana di Napoli, vedi sgombero campi rom eccetera eccetera, il tutto nel silenzio generale.

La tipa di Facciamo Breccia, a metà dell’intervento della Velena, si alza e la prende per il culo rivolgendosi alla platea, quindi la interrompe. I 50 la applaudono applaudono però, e con molta partecipazione. L’intervento cui doveva lasciare spazio era quello di una pischella che sciorinava, con un linguaggio che NUN SE PO’ SENTI’ (mi pareva di stare ad un Collettivo Studentesco del mio liceo, addì 1978), le aggressioni fasciste di questi giorni, concludendo con “se non facciamo qualcosa questi ci ammazzano”.

Noi tre decidiamo di andare via. No. Non si può vedere ancora una cosa del genere. Non si può restare in un posto dove la libertà di espressione è pari a quella del resto dell’Italia ovvero nulla. Non si può partecipare quando finalmente senti qualcuna che dice quello che pensi tu e gli altri la mandano affanculo.

Tra parentesi ragioniamo (le tre grazie) sul fatto che ormai ci sentiamo rappresentate da uomini. La Velena come la Lussuria. Trans, ma sempre a base maschio. Che impressione.

Dunque ce ne andiamo avvilitelle anzicchennò.

Sabato 7 giugno.

Orario di raggruppamento a piazza della Repubblica alle ore 16.00. orario tipicamente gay, direi. Avevamo appuntamento con varie persone, ma ci siamo perse o non trovate mai. Formazione base: Sonica, Penelope, C** (che è amico della Sonica e uno dei tre ricchioni non misogini che conosco) e la sorella di Sonica.

Ovviamente nelle immagini del Pride la sorella della Sonica appare ovunque. Noi mai…

Recuperiamo R&B e A* dietro al carro dei No Vat e partiamo.

Pochi carri. Miseri. Il migliore è quello degli Orsi, sia per la musica che per lo spirito. Mi sono pure rotta il cazzo della mentalità omosessuale maschia perfezionista e impietosa verso le umane storture estetiche. Almeno loro se ne fottono.

Percorso breve ma allegro. Si approda a Piazza Navona. Dal carro dell’Arcigay partono gli interveti (le pippe?) dei soliti di sempre. La Sonica urla, polemizza e insulta fino a perdere la voce e si incazza perché nessuno la supporta. Poi un paio di persone le si avvicinano e le dicono che sono d’accordo con lei. Il momento clou è quando un tipo del Coro Gay (?) intona l’Inno dei Mameli con la mano sul cuore.

OH MY GOD. L’Inno di Mameli al Gay Pride. Telefono a mia sorella nelle Marche perchè qualcuno lo deve sentire e mi deve dire che è vero, io non ci credo.

Poi i soliti Grillini (che parla di Berlusconi, ancora?), De Simone (che parla del governo come di una entità aliena, lei dov’era l’anno scorso? non si sa), un tipo che esordisce dicendo: “Sono un ex-senatore”, come se fosse un fatto che ci fa piacere (quindi prendi una pensione da migliaia di euro per non aver fatto un cazzo, bastardo che non sei altro), il Presidente dell’Agedo e tutta quell’umanità dirigenziale che, da anni, appara sempre le stesse quattro cazzate ad ogni Pride e che, negli scorsi 8 anni, avrebbe dovuto lavorare per il riconoscimento dei Diritti Civili e non ha combinato un cazzo di niente.

Ascoltiamo Vladimir Luxuria prima di andare via. Dice cose ragionevoli e ben espresse, come al solito, ma non è consolante.

Non una proposta, non un richiamo al fancazzismo del governo precedente, non una dichiarazione di intenti, non una promessa, non un rimando alla necessità di organizzarsi e premere per diritti e riconoscimenti.

Quest’è.

Sorry per il chilometraggio, ma mi sono sentita in dovere di riportare le cose per quello che sono.

Io mi sono divertita, devo dire. Ma a piazza Navona mi è venuto da vomitare e non per le quantità di birra spropositate da me ingerite prima e durante il corteo.

Dibattito please. interventi, commenti e insulti, se credete. E’ l’unica cosa che mi farebbe sentire meglio.

 

 

Cui iuvat?

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Soundtrack: Crosby, Still, Nash & Young – Our House

Post veloce da improvvisa illuminazione. 

La soundtrack di oggi è puramente emotiva. Ho appena saputo che la casa nella quale, a Roma, ho coabitato per un anno, verrà dismessa.

Essendo io donna romantica ed emotivamente instabile (ho odiato quella casa fintanto che ci ho vissuto), mi è venuto un po’ il magone.

Il titolo, invece, recuperato da una fallace memoria da studentessa di liceo classico, si riferisce, ancora una volta, alla discussione sull’aborto.

Ho sempre pensato che il dibattito sull’aborto, in questo paese, venga sollevato ogni volta che è necessario nascondere magagne politiche, economiche, legali ed altro. E’ un fatto storico, direi, basta guardarsi indietro e notare i momenti e i contesti nei quali, periodicamente, è partito il delirio.

E’ anche l’unico argomento che scatena reazione nella cosiddetta “opinione pubblica”, niente altro riesce a mobilitare pensieri e azioni in Italia.

Anche stavolta mi sono ossessivamente chiesta perché e a che pro questa campagna con prese di posizione così aggressive e aperte. Ieri ho capito.

Serve per togliere dal dibattito politico le questioni sollevate nell’ultima campagna elettorale, le questioni sulle quali si è cercato di giocarsi i voti e che, poi, nessuno è stato in grado di gestire.

Si vede che i nostri politici, tutti i politici, hanno imparato che le battaglie per i diritti civili sono impossibili da affrontare in Italia: coppie di fatto, inseminazione, adozione, omosessualità e tutto quanto fa paese civile in evoluzione storica e sociale, qui non si può metterli sul piatto della politica, troppo pericoloso, troppo difficile stabilire chi vuole cosa e come, troppe differenze trasversali. Io non so come ha funzionato negli altri paesi europei, che qualità di popolo ci fosse, quanto coraggio ci sia voluto e contro chi si siano dovuti scontrare.

Ma so come funziona da noi. E ci hanno fottuto. Ci hanno sbarrato il passo con una questione base, un diritto che sembrava acquisito, un diritto che perlopiù è considerato “inalienabile” trasversalmente.

Ed eccoci qui a seguire in branco le chiacchiere di un idiota, voglio presumere pagato da tutte le forze politiche in Italia, che ha la faccia come il culo, forse uno dei pochi in grado di sostenere, fomentare, mantenere in prima pagina, un tema che dovrebbe restare, invece, a dormire il sonno del giusto.

Ci hanno fottuto, ribadisco. Quest’anno se ne vanno affanculo i diritti umani e della persona perché non c’è più spazio. Siamo stati ributtati indietro per non andare avanti e chiedere di più.

E ditemi se non ho ragione?

P.S. Per la prima volta dopo decenni, non ho visto Sanremo. Che strano.

Remember “Caccia a Penelope” 7 marzo Circolo degli Artisti.

 

Un sacco di cose di scarso interesse

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Soundtrack: Sheryl Crow – Shine over Babylon

Le nebbie si diradano, declamava un poeta contemporaneo, e mi vengono un sacco di cose da dire. Ma non una che abbia un senso.

Buon segno.

Presto mi tirerò un pippone infinito e sbrodoloso sulla assurdità dello stereotipo sul rapporto “madre/figlio”. Rivoglio le femministe anni 70. Rivoglio le donne che sfracantavano le palle ad ogni parola, ogni concetto che, inequivocabilmente, portava a massacrare le donne e le loro funzioni/azioni.

Rivoglio le persone che sanno alzarsi ad un seminario e dire: “ma chi cazzo ha inventato la parola DISFUNZIONANTE? ma si può applicare questo orrore pezzottato ad una persona?”.

Rivoglio chi si sa tirare le questioni politiche ignorando cordialmente persone e personaggi che non hanno a che fare con la politica ma con il grande fratello e e l’elezione di Miss Italia. Perché è lo stesso.

Voglio sentire gente che si incazza e non si scazza.

Voglio alzarmi io, alla prossima chiamata in piazza per LesbicheGayBisexTrans (perché sarebbero un milioncino di voti e ogni santissima elezione ci vengono a promettere cazzate) e dire: “Me ne fotto”.

Perché proprio non  mi interessa più la questione del matrimonio, dell’adozione, del riconoscimento. Non mi interesserà più nel momento esatto in cui diventerà un verme appeso ad un amo. Non mi voglio attaccare.

Ci penso e mi angoscia questa faccenda. Cosa cercheranno di offrirmi?

Matrimonio: perché dovrebbe essere parte della mia vita? io sono lesbica, il matrimonio è una istituzione per etero, un loro cerimoniale, una loro necessità. A me basta la sicurezza di poter andare a trovare in ospedale e in galera la persona che amo. E questo non è matrimonio. E’ civiltà. Un po’ di originalità da parte nostra non guasterebbe e potremmo impegnarci ad inventare un qualche rito del tutto inedito e never seen before.

Adozioni: in questo paese un single non ha il diritto ad adottare. In questo paese una donna non ha il diritto di provare a farsi inseminare come e quando le pare. In questo paese per adottare un bambino devi pagare. Step by step, gente. Siamo moralmente ed eticamente ancora nel 600.

Ma sono discorsi inutili. Parteciperò, come al solito, ad ogni manifestazione sponsorizzata dall’Arci Gay e da qualsiasi istituzione sia in grado di mormorare la parola “Omosessuale” ma, di fatto, ho la sensazione che la strada sia talmente lunga, che sarò fidanzata quando saranno riconosciuti i diritti civili basic in Italia.

Che sonno e che rincoglionimento.

Volevo scrivere per forza stasera, si vede?