New Rulez

Vediamo un po’.

Ho bisogno di ricominciare a scrivere, ma delle cose sono cambiate.

Probabilmente la cosa più sensata sarebbe aprire un altro blog, ma l’idea non mi piace, mi va di cambiare questo.

Quindi delle cose cambieranno.

A meno di non sentirne una insopprimibile necessità, non ho più voglia di mettermi addosso etichette sulla qualità e quantità della mia lesbicità.

Magari voi manco ve ne siete accorti, ma quasi tutto quello che scrivo è sotto la categoria “lesbica quotidiana”. Non sarà più così.

Cancellerò delle categorie esistenti e ciccia.

Se proprio non avessi nulla da scrivere, scriverò racconti. Su questo vorrei seguire un progetto, ma è un po’ come dire che vorrei vincere al superenalotto senza mai provare a giocare.

Insomma, vorrei che Penelopebasta diventasse un’altra cosa, non proprio altra, ma quasi. E vorrei riprendere a scrivere con costanza.

A voi che ve ne fotte? niente.

Appunto. In questi mesi mi sono disintossicata dal pensiero insistente e fuorviante di scrivere per un pubblico con gusti e richieste precise. Almeno credo. Vorrei continuare così, è meno ossessionante per me.

Vabbè, detto questo, vado alle modifiche.

Passo e Chiudo

 

 

La gatta che si credeva capopopolo

Soundtrack: Finley quaye Even After All (in un delirio di autodedica sfrontata)

Penelope si è presa sul serio. E combatte le sue svariate guerre.

Le armi sono le uniche che ha: saper parlare, sembrar convinta, non restar da sola.

Combatte anche un po’ dentro. Qui e là focolai di follia consapevole prendono calore e cercano di invaderla del tutto.

Lei si crede capace e non molla.

E credersi capace è una sensazione che non ha mai provato prima.

Penelope cammina sorridendo e la gente le chiede come mai.

Perché no?

Quando ti sembra che poco ancora ci sia da scoprire di nuovo, fuori e dentro di te, accorgersi che non è finita affatto, che non hai finito di imparare, che non hai finito di sentire, che non hai finito le avventure e i giochi da fare sono tanti, è un regalo trovato sotto al letto.

Nel frattempo mi perdo anche un po’. Ho del tempo in meno. Due cose importanti da concludere. Ma non sono multitask. Ho da aspettare i miei tempi.

Seeeeee. Campa cavallo.

Gli amici son gli amici. Su quello non si discute. Sono qui con me, secondo dopo minuto dopo ora dopo giorno.

I nuovi legami faticano a trovare definizione ed equilibrio. Il tempo ci sarà. Nello scorrere delle cose, strane azioni/reazioni mi lasciano perplessa e riflessiva. Ma, l’ho già detto, non ho più risposte e mi annoio a ragionar sull’irragionevole.

E confortevoli imprevisti mi occupano i pezzi di anima rimasti fuori dalla battaglia.

I progetti avviati per caso e cosmiche coincidenze procedono.

I battiti non li ho ancora ritrovati e non credo sarà possibile recuperarli in un giorno solo. Ma mi mancano. Come l’aria. E asmatica resterò finche non potrò incrociare l’azzurro che ha negli occhi e convincermi che mi ha visto anche attraverso gli occhiali del suo strafottutissimo orgoglio biondo.

Metto su cose. Creo cose.

Il suono della parola “creo”, mi ghiaccia il sangue e mi ricopre di bianco terrore. Mai e poi mai ho usato la prima persona singolare con questo astruso verbo pieno di vocali.

Any news?

 

 

Perversioni, torcicollo e sorprese

Soundtrack:

Stasera “Maryza”.

Spettacolo teatrale delicious.

Comunque io sono diventata una pazza isterica. Furiosa. Da manicomio.

Mantenitm.

Prescrivetemi Xanax. Tutti ‘sti neuropsichiatri che conosco, che cazzo li conosco a fare se non mi mettono sotto copertura farmacologica?

E ho anche il torcicollo.

Stasera ho anche scoperto la mia perversione ASSOLUTA: gambe da uomo con scarpe da donna. Non immaginavo.

A parte che le gambe di G.L. (protagonista della piece) sono favolose di per sé, ma con le scarpe con tacco ai piedi è una fonte di destabilizzazione sessual-mentale.

Che poi il solito culo degli uomini che, tra le altre cose, hanno di media gambe molto ma molto più belle di quelle della maggior parte delle donne. Caviglie sottili e ginocchia puntute, asciutte e levigate. Piedi nervosi e sottili.

E non sono pazza da manicomio solo per questo, sia chiaro. Avere una perversione mi suona come un segno di buona salute. Non so perché. Ma mi suona così.

Stessi diventando etero? Immagina la fatica di ritrovarsi etero ora. Cicli di 20 anni. Una sessualità diversa ogni vent’anni. A cicli. Così tutti provano tutto. E nessuno sfracanta le palle con pregiudizi inutili.

Dovremmo farne un D.D.L. (Decreto Legge, si dice così?).

Mii, che male al collo.

Tra le mille cose del week end rigenerante, ho rivisto le mie colleghe napoletane. Nella merda fino al collo come me. Ma sorrisi e affetto a profusione. Perché una cosa (il lavoro) non incide sull’altra (le relazioni tra persone). Questione di diversa mentalità lavorativa, mi sa. Questione di abitudine alla precarietà ed al terreno che ti si disintegra sotto ai piedi all’improvviso. Mi sa.

Nella mia follia, sto diventando anche persecutoria. Mi sento inseguita da fantasmi terrificanti che fanno gli stessi medesimi passi miei. Peraltro con maggiore incisività e capacità. Più che persecutoria, direi rosicatoria.

Valium please. Che vi costa?

Ciccio piccolo ex ADHD salutato oggi. Realizzo all’improvviso che è la prima volta in vita mia (PRIMA-VOLTA-IN-VITA-MIA) che porto a termine qualcosa. Dall’inizio alla fine. Obiettivi perseguiti nell’arco di tre anni. Costantemente. Raggiunti con successo (gli obbiettivi prefissati medesimi). Mai accaduto. Mi turba.

Costanza, continuità ed efficacia non sono termini che si accoppiano, solitamente, al mio nome e cognome. Uau.

ESCI DA QUESTO CORPO! il dubbio mi viene.

Se è vero che questo è un periodo di cambio pelle, come credo, avrei una preghierina della sera da fare:

“Ussignùr, mi ci metti, sulla pelle nuova, un paio di lustrini e due paillettes? così, per allegria”