Assenze

Soundtrack: Mum Green Grass Of Tunnel

Mood: malinconico.

Miiii, manco da quasi un mese.

Un record, direi.

Eppure avrei avuto cose da dire. Su molte cose. Anche politiche.

Sulla CGIL del mio settore che funziona come qualsiasi altro posto politicamente appetibile in Italia.

Sui favolosi che sono stati qui ed hanno conosciuto Biancaneve.

Su Biancaneve che riflette e si dimena nel suo sentire e nei consigli di buon senso.

Su me che perdo colpi ed ho bisogno di tre paia di occhiali diversi.

Sul pater che invecchia.

Sul mio lavoro che mi fa dannare.

Sulle mie serate in solitudine.

Sui miei week end in solitudine.

Sul mio perdermi le cose che mi fanno star bene.

Sull’idea che, dopo i quarant’anni, invece di disperarti di quello che non ti piace, sarebbe il caso di compiacersi di quello che si è raggiunto, per quanto schifo possa fare. Ma lo si è pur sempre ottenuto.

Sulle mie attese e sulla stanchezza di aspettare.

Sulla mia indecisione di andare a pasqua dal favoloso o restare a casa ad aspettare eventuali, possibili, vagamente potenziali 4 ore di contatto diretto con Biancaneve.

Sul mio sentirmi amante di nuovo, senza oggettivi elementi che mi definiscano tale.

Sul leggero senso di spossatezza primaverile, che non ha senso con questo freddo bestia.

Sulla mania per il patchouly dell’erbolario.

Sul mio non riuscire più a mediare il mio pensiero con le sensibilità altrui.

Su gatta Penelope centenaria che fatica a tenersi in piedi.

Su farmville che è una droga e mi ruba il tempo e le passioni.

Sulle lenti a contatto che dopo 35 anni si ribellano e nell’occhio non ci vogliono stare. E io mi trasformo in Willy il Coyote con gli occhi viola e iniettati di sangue dopo che è caduto dalla rupe. Questo lo considero un tradimento. Il Tradimento. Manco il cappello posso portare, che con gli occhiali il borsalino mi fa schifo.

Minchia, meglio se facevo passare un altro po’ di tempo.

 

Domani

46 anni

Soundtrack: Planet Funk Lemonade

Domani è il mio compleanno.

Ne faccio 46.

Dico QUARANTASEI.

Mica pizze e fichi.

Niente wishing list quest’anno.

Non riesco a ottenere i fondamentali della sopravvivenza, figuriamoci il facoltativo.

Da un lato.

Dall’altro lato (destro o sinistro? non saprei) ho ben più di quanto potessi desiderare.

Ma molto molto ben più.

Adesso fumo tabacco, ho dovuto dire addio alle Gauloises rosse e mi diletto in costruzioni di sigarette handmade a base di Golden Virginia giallo, cartine e filtrini OCB. Più o meno 1 euro al giorno contro gli 8 precedenti. E fumo la metà.

Cerco di sgrossare quel tocco da “canna anni 80”. L’imbuto. Sto imparando dignitosamente. Anche rollare è procedurale, desumo.

Qualche volta però mi si becca col cannone vintage e, devo dire, non faccio una gran figura.

Niente festa in codesto 2009. La mancanza di ansia da preparazione party mi comporta numerose altre ansie da volume numerico.

Nel frattempo, si sappia, dal 28 al 31 maggio, andrà in scena qui a Roma, uno spettacolo da me scritto e da Alice interpretato.

E anche qui, mica stiamo a smacchia’ i leopardi.

Domenica sarò a Cape Cott (Capo Cotta) al Mediterraneo. Chi mi vuole festeggiare, si rechi altresì ivi.

Sto un po’ moscia, meglio che io mi attivi.

Certo, il compleanno senza Biancaneve è un po’ monco, ma è il destino delle amanti.

Che a pensarci, mai avrei immaginato potesse accadermi.

In generale è contro i miei principi, in particolare, fanculo ai principi, voglio Lei.

Mi mancano gli amichetti di Napoli, non sono abituata a festeggiar senza di loro.

Vuol dire che verranno in carovana per lo spettacolo.

Vero?

 

 

 

Hey Ho, Hey Ho, andiam a lavuràr

Soundtrack: Black Box recorder Child Psychology

Domani al lavoro.

Aggratis.

Ma non voglio tediarvi con le strunzate del mio quotidiano.

Vi raccomando la Soundtrack, è adatta. Mi si accusa di metter musica di merda sul blog. Ma codesto non è un blog di musica, darling, è un blog di chiacchiere autocentrate.

E quelle sono sempre di qualità.

Non che mi dispiaccia andare a lavurar, mi rompe un po’ andare all’alba, in questa settimana e, comunque, sempre meglio avercelo un lavoro che non avercelo affatto.

Questi giorni sono andati tra varie cose da fare e traumi di vario tipo. Per ora non si vede ombra di housemate. Andiamo verso il trasferimento rotolando lungo la scarpata. Infatti ho dei graffi sulle spalle. Non ho idea di come li ho fatti.

Prometto che il prossimo post sarà sulle lesbiche banane. E’ che sono in crisi visti i test che ho fatto in questa settimana. Viene fuori che sono assolutamente etero. Sono disperata e mi sento nel settore “millantato credito”. 20 anni di onesta lesbicità, spazzati via in un attimo.

‘Azz’.

Avrei voglia di tirare giù una di quelle mie pagine di delirio. Vediamo.

Oggi, con mia sorella, abbiamo tirato su il coperchio del cascione (=cassapanca – N.d.T.) dei ricordi di famiglia: il pater e “la Signorina”.

“La Signorina”, malgrado quello che potreste pensare, era la governante/balia/colf/educatrice/bancomat e cuoca della famiglia di Penelope. Si è sempre chiamata così, nessuno ricordava il suo nome di battesimo e i miei amici hanno spesso ricevuto telegrammi e regali da parte sua firmati “la Signorina”.

Le ho dato del Lei per 30 anni. Educatamente la mandavo affanculo in terza persona. Mi ha cresciuto, con l’aiuto dell’autorevolezza dei suoi 120 chili e di una cucina indimenticabile.

Capace di preparare un pranzo con 5 pietanze diverse (una a persona, per rispetto dei gusti e delle fobie di ognuno), tenere a mente impegni di tutti, necessità di tutti, manie di tutti. Uno per uno.

Abbiamo provato a massacrarla, mia sorella ed io, al suo arrivo. Ma lei era nata per gestire le altrui famiglie. Non si è fatta abbattere dalle due orfanelle bisbetiche e rabbiose come varani. Aveva pazienza, poche o nessuna alternativa e un filino di cazzimma e, alla fine, vinse lei. Non ne potemmo più fare a meno.

Era l’unica a conoscere i nomi dei miei amici (nella mia famiglia la voce “amici dei figli” non rivestiva del benché minimo interesse collettivo), l’unica a sapere di cosa ero capace. E’ riuscita a maneggiare una famiglia sfilacciata e instabile come la mia senza cedere e senza ammalarsi; ha mediato, si è esposta, ha protetto, ha sgamato, ha nascosto, si è piantata a terra e ha fatto in modo che tutto iniziasse a girare intorno a lei; l’unica tecnica possibile per mantenere ordine e logica in una casa che era un patchwork mal fatto che non produceva calore. Sapeva tutto di tutti in ogni momento ed in ogni condizione.

E’ andata via quando ha visto il pater oltrepassare il segno della decenza e della ragionevolezza. E’ andata a crescersi un pezzo della sua famiglia in Sardegna. Cucinare e crescere i bambini anche lì malgrado i suoi 60 anni. E’ morta qualche anno fa, lo abbiamo saputo dopo parecchio tempo. I miei amici ancora chiedono di lei.

Un pezzo della mia vita. Non saprei dire cosa mi abbia lasciato, oltre a fantastiche ricette e a tutte le mie manie di pulizia estrema. Ma so che c’è, da qualche parte, la Signorina.

Si chiamava Franca, era calabrese.

Sono stupefacentemente malinconica in questo periodo. Ma senza tristezzeria. Solo malinconica.