Lesbiche romantiche II? (puntata 9 l word)

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Soundtrack: Pam Grier, Betty – Some kind of wonderful

Primo: dopo le puntate in inglese, mi prende un eccesso di anglofonia.

Secondo: di seguito si parla della puntata 9 della serie 5 di L word. Chi non vuole sapere cosa succede, se ne andasse a fanculo. Già sai. 

Stasera formazione standard with guest da gruppo d’ascolto quinta serie L word.

Tutte a casa della R** per vedere la puntata.

S** prepara cena cous cous e verdure al forno (doveva essere il riso, ma la cottura ha richiesto un amount of time pari a circa 239 anni e 16 mesi).

Si mangia. Si sistema. Pronte sul divano. Doppio click: uno stramaledetto fake. La R** si è fatta solare dal web per eccesso di avidità.

Don’t panic, la puntata ce l’ho pure io. Di corsa in macchina a casa mia. In quattro sul divano + gatto nervoso per mancanza di posti + nipote in pijama da me scambiato in lavatrice che ci guarda con aria rattrappita.

Silenzio e devozione. Sospiri. Colpi di tosse. Parolacce e linguaggio scurrile in presenza di scene con protagonista Jenny. Ancora sospiri. Respirazione irregolare.

In questa puntata c’è una black out a los Angeles, dunque, come è noto nel mondo, durante i black out si fa sesso e niente più.

Tripudio e festival di accoppiamenti con donne assolutamente e irrimediabilmente splendide.

Volano sporadici commenti estetici e sostanziali tipo: “dai, mica farà così?” oppure “non ho capito se questa è carina o no”, “guarda Shane, non è mai stata così” o, ancora: “perché non viene un black out uguale pure a Roma?”.

Finisce puntata. Urlo di dolore collettivo. Silenzio.

Non siamo riuscite più a dire nulla. Un gruppo di persone adulte, in genere pronte e capaci di conversazioni multidisciplinari e di elevato livello culturale. Donne navigate e scafate, donne che leggono libri e quotidiani, mica casalinghe di Voghera.

Completamente annichilite dalla tracimazione ormonale e dalla visione “collezione Harmony” appena terminata.

Poi quando io dico che mi piace “un posto al sole” mi trattano da cerebrolesa.

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Lesbiche romantiche

Beccatevi questo:

Così non sarò la sola a non dormirci la notte.Inoltre mi rivolgo ad uno dei favolosi. Guarda e Impara, ciccio! quindi chiedo anche ad altri uomini dotati di un minimo di buonsenso di fare una comparazione tra le scene di sesso tra lesbiche che sono abituati a guardare sui porno e le scene che si vedono in L word che, non saranno hard, ma sono hot.

In generale, mi scuso per il livello da me raggiunto in quanto fan di una serie televisiva.

Ma non si può immaginare quant’è bello vedere una cosa che ti riguarda davvero. E di questo parlerò, prima o poi, anche per spiegare una paio di cosette che mi pare siano soggette a misundarstanding.

Adesso ci ho l’ormone impazzito. Che ne farò?

Esegesi del brano: L word – Opening Theme

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Ovviamente Soundtrack: Betty – L word opening theme (ebbè) 

Come dicevamo, il brano più brutto del mondo.

Ma analizziamolo con cura. Ivi possono essere riscontrati riferimenti al mondo lesbico mondiale e ci sarà possibile effettuare paralleli con il nostro microcosmo e apprezzare l’internazionalismo della nostra condizione. 

Mi preme precisare che stamani sono alla mia sede di lavoro e, poiché non ho un cazzo da fare, mi applico per Voi.

  • Girls in tight dresses: ovvio che faccia riferimento alle Upper Lipstick, le uniche in grado di portare con dignità vestitini strizzanti, d’altra parte eravamo già a conoscenza di questo gemellaggio di categoria, proprio attraverso il telefilm omonimo del brano.
  • Who drag with mustaches: qui abbiamo modo di renderci conto che, persino negli Stati Uniti, sono costretti a convivere con elementi della categoria “Ciro”. Solo le “Ciro”, infatti, possono pretendere di rimorchiare senza essersi depilate prima.
  • Chicks drivin’ fast: Una lesbica al volante è una garanzia in tutto il mondo.
  • Ingenues with long lashes: ecco affacciarsi le Cripto, qui classificate come “ingenue” per delicatezza d’animo e per via della tipica tendenza americana a non approfondire. In realtà è un eufemismo per “cretine”.
  • Women who long, love, lust: donne che desiderano, amano, bramano. Direi che qui si tratta di concetti trans-categoria, escludendo le lipstick e le Upper, cui rivolgersi con il participio.
  • Women who give: frase di oscuro significato, soggetta a variabili di ogni genere e non sempre vera. Infatti, non tutte la danno.
    This is the way, It’s the way that we live: un tentativo di spiegare, con poche semplici parole, lo stile di vita che appartiene alle donne lesbiche del mondo conosciuto.
  • Talking, laughing, loving, breathing,fighting, fucking, crying, drinking,
    riding, winning, losing, cheating, kissing, thinking, dreaming:
    di seguito elencherò il recondito significato dei verbi selezionati dalla brillante musicista. TALKING: Parlare, fare chiacchiere, non concludere. LAUGHING: ridere delle disgrazie altrui, possibilmente della vita segreta delle criptolesbiche. LOVING: attività inutile  e senza costrutto alcuno. BREATHING: tormentare la partner con la propria fiatella. FIGHTING: organizzare risse tra camion in discoteca per l’ipotetico possesso di una Lipstick. FUCKING: raramente. CRYING: spesso e accompagnato alla forma verbale “e fotte” (for neapolitans only). DRINKING: attività particolarmente cara a varie categorie. RIDING: riferito ad eventuali attività fisiche delle quali però, in Italia, non abbiamo notizie. WINNING: lotterie, gratta e vinci ecc. LOSING: sempre  e comunque. CHEATING: l’unica forma di comunicazione conosciuta tra lesbiche, attività nota anche come “il gioco dei quattro cantoni”. KISSING: attività inutile che non porta assolutamente a nessuna certa o probabile conclusione. THINKING: no, qui nessuno lo fa. DREAMING: un continuo lavorio, in questo senso.
  • This is the way, It’s the way that we live, It’s the way that we live. And love: ci fidiamo dell’analisi dell’artista, ma ci riserviamo taluni dubbi in proposito.

Narcisa e il blog

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Soundtrack: Alice Smith – Dreams

Giusto due parole per nutrire il mio narcisismo e atteggiarmi oltremodo e oltremisura.

Ho scaricato l’ennesimo strumento per statistiche del blog e passo intere ore della mia giornata a controllare chi è on line, con che browser mi legge, a che ora, con che provider telefonico, da quale città e per quanto tempo.

Un godimento inenarrabile e, allo stesso tempo, la frustrazione per il non poter conoscere nome, cognome e colore di capelli di ogni singolo passeggiatore di codesto blog.

Invece di bere e drogarvi, gente, apritevi un blog, costa meno e richiede la stessa, assoluta, dedizione.

Mi arriva richiesta dagli stati uniti di fare traduzione blog per renderlo leggibile agli zoticoni statunitensi.

Mi si legge dalla Svizzera, dal Brasile, Cile, Russia, Belgio e Sardegna.

Esistono cittadine con nomi assurdi di cui ignoravo totalmente l’esistenza (tipo Candelù, Chiampo…) e che ora conosco benissimo attraverso le chiacchiere delle presentazioni del comune relativo.

Insomma, mi si è aperto un mondo. Mi viene da chiedermi, comunque, quanto poco si parli, nel mondo di lesbiche. Certo, la maggior parte della gente arriva qui mentre cerca porno e immagini di lesbiche arrapanti, ma non tutti, mi pare.

Blog lesbici in Italia ce ne sono, ma non poi tanti, si ha da dire. Appena avrò tempo mi metto a cercare e li linko, così, giusto per fare un servizio utile alle adolescenti lesbiche di Venafro e Candelù.

QUINDI, non mi leggono solo gli amici e i nemici miei. QUINDI, sono gonfia come una ranocchia, QUINDI vado al lavoro più contenta. E poi ho anche avuto 7 + al mio primo compitino… ma questa è informazione riservata.

Baci

P.S. la sountrack caricata è la colonna sonora del bacio di Bette e Tina in L word, l’effetto romantico aleggia ancora su di me e, inoltre, la mia amichetta M**, conscia della mio condizione di blogger senza speranza, mi ha regalato una attrezzatura dell’Ikea che si appoggia sulle zampette per sostenere il laptop ed evitare la flebite e la trombosi e la cancrena.

L word serie 5

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Soundtrack: Betty – The L word opening theme

AVVERTIMENTO 1: In questo post si parla della quarta puntata della quinta serie di L word, chi non vuole sapere come va a finire, non può leggere, e chi non l’ha mai vista ci capirà poco.

AVVERTIMENTO 2: Il brano musicale della soundtrack è di una bruttezza che la metà basta.

Dunque, iersera, gruppo d’ascolto sì formato: 4 lesbiche delle quali 3 vintage e 1 lipstick. Quest’ultima si è messa il rossetto anche a fine serata, prima di salire in macchina per tornare a casa; ho i testimoni.

Location: divano con accessori (copertella, posacenere, cena pantagruelica, vino e liquore alla liquirizia).

Puntata n° 4: FAVOLOSA.

Siamo lesbiche romanticone, non c’è che dire, femmine che si squagliano di fronte agli amori immarcescibili, donne che lacrimano durante le scene d’amore. Ma anche un po’ rattuse (N.d.T. parola di difficile traduzione che indica un comportamento sessualmente viscido e iperreattivo).

La serie di cui parlo, per i neofiti, è l’unica al mondo che tratta solo ed esclusivamente di lesbiche (c’è anche un trans). L’unica al mondo con lesbiche stupende – una delle protagoniste è Jennifer Beals e so con certezza che qualcuna emetterà sospiri sospetti alla lettura del suo nome – tutte upper lipstick californiane, anche se si gira a Vancouver, coltissime, ricchissime, artistissime. La lesbica alfa è Bette-Jennifer Beals, ovviamente. Chi non l’ha mai vista se la vada a vedere, le serie precedenti sono su Jimmy e su la 7, la nuova si scarica da internet, esiste infatti un gruppo di sante donne che la schiaffa on line appena finito di vederla su Shotime in Usa.

Insomma è una soap lesbica ma noi, che abbiamo così poca cinematografia e letteratura a disposizione, riteniamo che sia la bibbia della lesbicità. Ovviamente, come detto più volte, donne così non esitono, sono prodotto di fantasia.

Dunque le 4 lesbiche si piazzano davanti al pc per vedere “la puntata”. Personalmente non posso fare a meno di cantare la orrida sigla, ogni volta da almeno 4 anni, se non quattro. Ovviamente non ho ancora imparato le parole, invento e si incazzano tutte. La vediamo in lingua originale e quindi, generalmente, si passano i primi 10 minuti a sussurrare “non ho capito un cazzo” e a rivolgersi alla R** per chiedere cosa hanno detto. La R** di norma risponde riportando la frase in inglese. A volte non è utile. Ma a lei piace così. Ma l’importante sono le immagini.

A scadenza fissa (20 – 25 secondi circa), si possono sentire sospiri e mugolii da parte delle spettatrici. Gli insulti peggiori sono dedicati ad un personaggio che si chiama Jenny. Le maledizioni si esplicano in alcuni specifici casi: una finisce in galera e, ovviamente, capita in cella con una tipa tostissimissima, mentre il resto delle inmates sono orridi mostri inguardabili, un’altra si fidanza con una militare che risulta una delle 3 donne più belle del mondo, le falegnamesse sono delle principesse africane e financo le segretarie psicotiche sono fiche in modo imbarazzante.

Dicevamo che sono belle, sane, viaggiano, sono felici, affermate, dichiarate, scopano come conigli e hanni le pancine teseche teseche come avessero 22 anni.

Alla fine della puntata, dopo 3 anni di attesa e litigi fra spettatrici sulle future aspettative, Bette e Tina si baciano.

Abbiamo urlato, ci siamo alzate in piedi a braccia tese, fischiato e ci siamo abbracciate saltellando. Ci siamo riviste la scena almeno 3 volte, abbiamo trattenuto lacrime di commozione e abbiamo cercato su internet la soundtrack e i commenti delle lesbiche del mondo. Abbiamo commentato come bimbette, anche: “ma il feeling tra Bette e Tina è unico, nessun altro così” oppure “guarda come stanno bene insieme” e così via.

Eppure di solito siamo 4 donne di sostanza, avevamo appena finito di parlare della situazione politica in Italia, avevamo parlato di sessualità e procreazione, del papa e dei massimi sistemi.

Cinque minuti dopo eravamo adolescenti romantiche ed amotivamente instabili e, soprattutto, smodatamente rattuse.

Quindi, per quanto fossimo donne che “hanno visto cose che voi umani…”, tra i 30 e i 45, con forte senso pratico e abitudine alla disillusione, abbiamo dimostrato nei fatti di essere femminucce ottocentesche russe che credono ancora nell’amore vero e indistruttibile, principesse azzurrine che aspettano la propria lipstick in sella ad un cavallo bianco, pornostar del mugolio sessual-amoroso.

A fine serata abbiamo recuperato massacrando la nostra vittima preferita che manco lo sa di essere al centro dei nostri pensieri cattivi e, a questo proposito, scriverò una frase oscura ai più ma che, certamente, qualcuno afferrerà al volo e apprezzerà nella sua musicalità:

la chantell della criptolell.