Pienezza

 

Soundtrack: Morcheeba Wonders never cease

Difficilissimo spiegare.

Riguarda il mio lavoro, ma non solo, in fondo. Riguarda me, su un tale numero di piani, che mi riesce difficile contarli.

I fatti sono banali, e forse neanche tanto.

Sono fiera, piena, orgogliosa, emozionata e vibro come un diapason da ore. Senza riuscire a smettere.

Abbiamo chiesto l’aiuto dei genitori dei nostri cicci piccoli per ottenere cose che non sto qui a spiegare. Banalmente una mobilitazione a supporto dei problemi economici del centro.

Li ho visti stamattina. Ero preoccupata, in ansia e incazzata come un varano perché, all’ultimo momento, l’amministratore ha deciso di presentarsi all’incontro. Ero terrorizzata all’idea che avrebbe rovinato tutto il lavoro fatto in queste settimane.

Sono arrivati in tanti, non tutti, ma thanxgod quelli in grado di capire e dotati di strumenti per analizzare.

L’amministratore, per la prima volta, ha parlato decentemente e correttamente.

Loro, i genitori, hanno parlato poco, con precisione, con strategia e accordo.

Già questo basterebbe.

Hanno dato disponibilità alla qualunque, ma con cognizione di causa e precise condizioni.

E anche questo già basterebbe.

Si sono offerti di fare una raccolta fondi per integrare gli stipendi mancanti.

E questo è il primo colpo al cuore.

Siamo abituate a vederli quasi tutti i giorni, per anni, in un rituale (prendi ciccio piccolo-restituisci ciccio piccolo) talmente uguale a se stesso che ti abitui a pensare che tu o un’altra non faccia differenza, che questo posto o quel posto sia la stessa cosa e che dei cazzi tuoi non gliene possa fregà de meno. Vederli proporre di farsi carico della nostra quotidiana sopravvivenza, emoziona.

Non so, forse esagero, ma l’ho vissuta così.

E poi loro, i genitori, ci hanno ringraziato per il nostro lavoro, per il nostro continuare anche in queste condizioni, per i risultati che otteniamo, per esserci, per essere noi e non la qualunque.

Cosa mai di più ti può dare questo lavoro?

Quale cazzo di lavoro ti da questo?

Minchia è difficile spiegare cosa significa per ognuno di noi. Chi fa una  professione d’aiuto non ha una missione, ma avverte sempre e comunque il senso del compito, della responsabilità, dell’obbiettivo e del senso di questo tipo di lavoro.

Noi mettiamo in conto battaglie, incomprensioni, fallimenti e delusioni praticamente da subito (non proprio all’inizio, no, ci vogliono quei 4 o 5 ceffoni che ti riportano sulla terra, che ti ridimensionano e che arrivano inesorabilmente). Impari a non aspettarti niente se non i risultati che vedi tu e a volte tu sola.

Una cosa come quella che è successa stamattina è un uragano, un’emozione così violenta che non sai nemmeno dove metterla, non ti c’entra tutta dentro.

Io so solo che mi veniva da piangere.

20 anni che lavoro ed un momento così non l’avevo mai vissuto.

E sono fiera delle mie colleghe tutte, dei miei cicci, dei loro cicci, di ognuno di questi genitori e anche di me.

Persino dell’amministratore, il che è quanto dire. E sono fiera del fatto che lui abbia avuto modo di fare quello che gli sto chiedendo da mesi: guardarci. E l’ha fatto. E io non so trovare un modo per spiegare l’enormità del mio orgoglio.

Non riesco a calmarmi, uagliò.