Ancora vene (no one is involved but me)

Soundtrack:

Avvicinami la faccia.

Fammi sentire il tuo odore, fa’ che io veda piccoli pezzi di te, senza sapere quali.

Portami calore sulle bocca.

Fammi vivere quell’attimo minimo e infinito di sospensione tra il raggiungersi e il non toccarsi. Quando lo spazio che ci separa diventa solido ed elettrico.

Infilami una mano tra i capelli. Il fruscio mi assorda e le orecchie pulsano. Sangue che scorre in fretta. Si blocca. Scorre di nuovo.

Pelle su pelle su pelle.

Gambe intrecciate.

Muscoli tesi.

Appoggio il naso in ogni angolo e curva e piega. Mordo. Assaggio.

Il cuore ritma. Veloce. Abbastanza da togliermi il fiato.

Qualcosa all’improvviso toglie il fiato anche a te.

Affondo di nuovo la faccia per sentire il tuo fiato sospeso.

Segno la tua sagoma con le mani.

Blocco i tuoi polsi sopra la tua testa.

Stai ferma e lasciami fare.

 

Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistite è puramente casuale.

Settimana densa

Soundtrack: Minus 8 – Breathe

Sono stanca come una foca.

Mi ero disabituata a lavorare una settimana intera.

Ma lavorare è meglio che pensare, a volte.

Scrivo meno perché il gorgo di feisbùk è micidiale.

Su feisbùk ho trovato gente della quale non ricordavo il nome finché non l’ho letto.

Ora mi verrà anche la fissa dei sondaggini.

Cazzi vostri che tanto ve ne fottete e non votate.

Al lavoro succedono cose che voi umani non potete immaginare.

Mi sta venendo pure la paranoia che mi cacciano perché so’ lesbica. First in my life.

La gatta ha sempre fame.

Ma vederla socchiudere gli occhietti serpenteschi quando le gratto la gola è fantastico.

La nipote è il tulipano nero.

Ma sapere che sta bene mi fa star bene.

Il fabolous non scrive più e mi lacrima il pericardio.

Immagino sia perché ha da fare, ma anche no. La mancanza di informazioni crea mostri.

Vivo di fantasie prive di fondamento.

E meno male così mi annoio meno.

In realtà sto bene.

Certo ho una tosse da ottantenne che fuma toscani. Ma sono dettagli.

Vorrei uscire più spesso.

Ma sono stanca come una foca.

* Sospiro*

 

Piccolo Omaggio di un certo qual livello:

Energia sprecata 2

Soundtrack: Santogold L.E.S. Artistes

Ero lì, inginocchiata a terra con un pennello in mano a scrivere uno dei cartelloni di protesta da affiggere sul posto di lavoro.

Ero lì e le colleghe mi guardavano.

Ero lì e mi sono sentita un’idiota.

Mi sono accorta, definitivamente, che i diritti li pretendono solo quelli che hanno il pepe al culo. Chi ce lo ha apparato, il culo, non ritiene utile sforzarsi e/o pretendere il suo.

Ho capito che tanto più mi incazzo come un animale nello scoprire che vengo presa in giro, usata, manipolata, ridotta a pietire 10 euro per comprarmi le sigarette e il latte (nell’ordine) a chiunque mi passi davanti, tanto più sono un’imbecille.

Ad attaccare gli striscioni mi hanno aiutato i genitori dei cicci piccoli. Loro vogliono sapere cosa possono fare per aiutarci.

Domani mettiamo un contenitore trasparente in sala d’attesa con sopra scritto “ADOTTA UN TERAPISTA”.

Mi è sembrata una idea carina. Mia, ovviamente.

Sono incazzata e non vorrei esserlo. Mi pento e mi dolgo di essere una post-settantasettina, veterofemminista ed ex-comunista che non resiste al fascino della affermazione dei diritti.

E questo non è neanche vero.

Sono solo una impiegata incazzata come un varano perché non prende lo stipendio da due mesi.

Ovviamente, dopo una giornata così, basta una frase. Non per farmi saltare i nervi, ma per farmi partire un delirio consolatorio al profumo di banana senza precedenti.

Una frase che, al momento, mi scivola addosso senza significato, il momento dopo monta come un bidone di albumi in un furgone che corre su una strada sterrata.

E fantastico così forte da ritrovarmi contromano sulla Salaria.

– E se? e se? e se voleva dire altro? e se quell’altra cosa significava questo? e se? e se? –

E se anche fosse, mia cara Penelope, tu non sei una giocatrice di poker. Potresti restare seduta al tavolo verde con gli occhi puntati sul piatto ad aspettare che entri una regina nel tuo ventaglio senza mai, assolutamente mai, guardare negli occhi l’avversario per capire se ha intenzione di scartare il suo re o tentare una scala.

Nel frattempo passi il tempo ad inventare interpretazioni di parole e gesti che non significano altro che quella parola e quale gesto.

Ma se non fosse così?

Che meraviglia inventarselo.