Parentesi lavorativa

Niente foto e niente soundtrack, perbacco, che sto nervosa.

Sono a casa con una serie di sintomi vaghi ed eventuali.

Più che altro arrabbiata. E mi rode di dover far partire la settimana con tale mole di incazzatura dopo un così bel week end.

Mi rode anche che il lavoro debba diventare una faccenda che incide sull’umore e sulla vita quotidiana fino a questo punto. Non dovrebbe essere così.

Per inciso è giunta comunicazione, sotto richiesta scritta sul blog della community del mio centro (ma parliamone, un centro di riabilitazione che ha una community on line? messa in piedi dal capo? che si occuperebbe di questo nella vita, se non gli fosse capitata una struttura convenzionata tra capo e collo un giorno di luglio del 2007) da parte mia, che verremo pagate nelle primE settimanE di ottobre.

Quali primE settimanE? tra 7 giorni? 14? 21? quando brutto stronzo incapace e fedigrafo?

Ho ricevuto l’ultimo stipendio e non tutto (solo il 40%, finito nel buco nero del conto) l’8 agosto. Siamo al 30 settembre.

Lo so, non ve ne fotte proprio, ma io ho bisogno di sfogarmi.

Quindi pazienza.

Io ho voglia di fare quelle cose alla napoletana, tipo inviargli un topo morto in una scatola, capire quale è la sua macchina e rigarla con un grattaparmigiano, sapere il suo indirizzo e spalmargli la porta di cacca di mucca, conoscere la sua fidanzata e farla diventare lesbica, riempire il suo caffé di guttalax come alle medie e poi rendere il cesso inagibile e inarrivabile, iniettargli testosterone nel cuoio capelluto e farlo diventare calvo (che ci ha il ciuffo emo, il malefico), introiettargli un virus nel computer fatto con nanocomponenti che escono dal mouse e lo aggrediscono riducendolo a brandelli radioattivi.

Non me ne vengono in mente altre, ma suggerimenti sono bene accetti.

Come ho già detto, difficile uscire da questo loop.

I’m sorry.