Detto Fatto

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Soundtrack: Liza Minnelli – Money Money

Appunto: espresse mie paure e riserve sulla possibilità di finire nuovamente culo per terra, nel giro di 6 ore mi arriva comunicazione amministrativa che, questo mese, non si sa se e quando ci pagheranno.

E io sono infognata 36 ore alla settimana in quel centro di merda.

Tant’è, vediamo cosa riesco ad apparare. Arrabbiarmi non ce la fo. Sarà un fatto karmico.

Un po’ di persone hanno amarcordato con me i tempi di Cappella Vecchia, mi aspettavo qualche intervento in più da parte di chi c’era e l’ha vissuta. Tant’è.

Stasera Tumbler in piccolo branco. Per poco, però, perché mi sveglio alle sei e mezza. Poi ho il corso: “il rapporto Terapista/Genitori/Paziente “, poi cena con le amichette della Sonica; insomma, qui ci rivediamo non prima di sabato.

Il piccolo branco di lesbiche al Tumbler, stasera, risente dell’avvento della primavera e ho sentito frasi che hanno uguali solo nei circoli del dopolavoro ferroviario. Siamo vergognose. Peraltro sedute sui trespoli, uso le civette sul comò, speranzose di far l’amore con la figlia del dottore.

Non tutte, però, ci sono anche civette che l’amore con la figlia del dottore già lo fanno e civette rilassate.

Allora vada per sabato al mattatoio, stavolta senza premio (per ovvi motivi appena esplicati), ma decideremo un punto di raccolta. Ho poche idee, mannaggia, non mi viene in mente una cosa sensata. E comunque è da coinvolgere anche Elide.

Mi impegnerò un po’ di più domani (seee).

Oggi è venuta F**, col suo pancino e la nuova espressione da adulta che le si è impressa sulla faccia in questi quattro mesi, le voglio un bene esagerato, mi manca e mi dispiace non poter vivere minuto per minuto il suo cambiamento.

Santa pazienza, ho come qualcosa sulla punta della lingua e non mi esce. Sono stanca e pure un po’ rincoglionita, I wonder why tanti flashback e ho una gran voglia di appoggiarmi sul pelo dell’acqua e lasciarmi portare senza muovere un dito. Ma anche no. E’ che non voglio arrivare da nessuna parte in particolare e non vedo perché sbattermi. E non so se è la cosa migliore o un modo per scansarmela. E mi scoccio di pensarci. Epperò ci penso. Eccheppalle. Vorrei ricordarmi come si fa a fare il vuoto mentale.

E godermi il panorama.

 

 

Lesbiche: vita del branco

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Soundtrack: Nirvana – Come as you are

Le lesbiche si muovono in branco.

Si dividono in due grandi famiglie: le camion e le lipstick.

All’interno di ognuno dei due branchi possiamo trovare elementi di altre razze che, come pesci pilota, nuotano intorno alla loro categoria d’elezione. In entrambi i branchi, come già espresso in altre occasioni, i legami sono forti e cementati attraverso relazioni sentimental/sessuali assolutamente circolari. Non si entra in un branco senza una relazione di uno dei due tipi con una delle appartenenti

Chiunque sia abituato a frequentare una discoteca gay, un bar o una festa open, può riconoscere, dopo una breve ripassata a 360 gradi, le location dei branchi presenti. Tutte rigorosamente separate, tutte rigorosamente in nero (al più, verde militare). 

Nell’angolo che consentirà maggiore controllo del territorio e ampiezza di sguardo, si trovano le camion. Esse, gruppo folto ed aggressivo, sono sistemate secondo una precisa gerarchia che si ripete uguale a se stessa in ogni luogo del mondo.

La formazione è definibile: a punta di diamante. Al centro le più giovani. Coloro che devono essere sì protette da ogni possibile attacco esterno, ma anche utilizzate come esca per scatenare risse furiose e/o mostrare ad altri branchi la propria capacità di affiliazione. Ai lati le camion operaie con funzione di bassa manovalanza, controllo del territorio, raccolta informazioni. Al vertice della formazione le camion-capo. Le camion-capo sono spesso le più anziane, dotate di maggior esperienza e si sono guadagnate il ruolo attraverso battaglie e lotte, affatto metaforiche, senza quartiere.

Nelle immediate vicinanze si posizionano le criptolesbiche, in genere accompagnate da amici etero, in attesa di essere agganciate e rimorchiate in luoghi bui ed appartati (ad esempio i bagni) per consumare brevi e scomposti atti sessuali. Può accadere, in fortunate occasioni, di scorgere qualche lipstick o – addirittura – qualche upper, che sgaiattola tra le strette maglie del branco, dopo un veloce accoppiamento, per tornare silenziosamente al proprio.

I movimenti del branco sono bruschi, veloci e imprevedibili, il rumore prodotto può essere assordante e serve, si suppone, ad annunciare l’arrivo del branco in modo che, chiunque abbia malauguratamente occupato il territorio prescelto, si possa allontanare senza subire danni fisici.

Ricordiamo ai neofiti che si tratta di un branco aggressivo e diffidente. Vanno avvicinate con cautela, se possibile offrendo loro del cibo e senza mai, ripeto: MAI, effettuare movimenti bruschi.

Al centro del territorio in esame, leggermente marginali rispetto al punto focale, ma comunque in posizione visibile dai quattro punti cardinali, si stanzia il branco di lipstick.

Costoro sono in numero minore, rispetto alle camion e, in luoghi semibui, la livrea nera o grigia può trarre in inganno l’occhio dell’inesperto osservatore. Ma pochi secondi di approfondimento metteranno immediatamente in evidenza la differenza con le camion. Qui un roteare di chiome, lì il luccicore di un lipgloss e, spesso, gestualità tipiche da risposta al corteggiamento (capo rovesciato, risata ampia, mani sulle spalle, eccetera).

Il branco di lipstick rispetta una formazione rigida quanto quella delle camion, ma estremamente articolata. Alcuni studi si spingono a rapportare la “formazione tipo” delle lipstick con alcune disposizioni tipiche della strategia bellica dell’antica Roma, ma anche dell’antico Giappone. E’ affascinante, infatti, la perfezione estetica del vissuto spaziale di questo branco. Nulla appare lasciato al caso, la visibilità attiva è perfetta, quella passiva la migliore possibile anche nei luoghi più impervi, ogni cosa è al suo posto e qualunque elemento di disturbo viene delicatamente estromesso. Senza spargimenti di sangue, perlopiù.

La disposizione ricorda una spirale perfetta. Il fuoco della spirale è occupato dalla Lipstick Alfa. Da lei si diparte il tutto. Le distanze sono calibrate. Alla Alfa, quindi, seguono le lipstick senior, le junior e le altre sottospecie in ordine di importanza. La spirale prosegue con le Vintage che, da sempre, sono pesci pilota delle lipstick, quindi ecco le Ciro seguite a ruota da alcune cripto che, loro malgrado, non hanno accesso alle parti centrali della spirale (pur desiderando ardentemente di avvilupparsi indissolubilmente ad una lipstick). La perfetta linea armonica è chiusa da alcune camion che fungono, com’è ovvio, da protezione per il gruppo.

Da notare che lo scambio di branco avviene solo ed esclusivamente in una direzione. Si sa, le leggi della natura sono oscure ma imprescindibili.

Il branco si muove con lentezza misurata, senza scatti, scivolando come una geisha sul pavimento o sull’asfalto, accompagnato da un lieve fruscio. L’arrivo, infatti, non deve mai essere segnalato per evitare emozioni eccessive, reazioni smisurate e, soprattutto, per sorprendere le camion.

Il branco Lipstick è, come già spesso affermato, amichevole e fiducioso. Nel caso si riscontri qualche episodio di ritrosia o timidezza, sarà sufficiente esprimere verbalmente un paio di complimenti standard (per esempio: “stai benissimo!” oppure “questo abitino è una favola”) per sciogliere ogni possibile riserva.

Articolo tradotto dal National Lesbographic. Anno 2008.