Di male in peggio.

Lavoro.

Si parla di lavoro.

La letterina che accompagna la mia tessera sanitaria nuova, recita: “alla scadenza, se verranno confermate le condizioni per l’assistenza sanitaria…”.

Sarò pessimista, allarmista e particolarmente reattiva, ma questo mi preoccupa.

L’idroamministratore del centro di riabilitazione accreditato presso il SSN per il quale lavoro ha, ieri, lanciato ridacchiando le sue proposte per il futuro.

Fantastico.

Dopo Monterotondo chiuderà anche Ostia e, infine, visto che ci troviamo, un po’ di licenziamenti dei dipendenti a tempo indeterminato che, si sa, tecnicamente, alzano il costo dell’ora di lavoro con il loro essere inutilmente tutelati.

La Fiat se ne fotte degli accordi e fa quello che gli pare, notizia di stamattina.

Ridacchia, il coglione, si diverte credo. Sta cominciando a piacergli il potere che ha scoperto di avere. Il ragazzetto con la felpa quechua e le scarpe bucate, gioca a fare il potente.

Ma che allegria.

Vorrei firmare le dimissioni domani, ma la ragione mi dice di aspettare di avere altro da fare.

Ma questa barca sta affondando ed io ho paura di affogarci insieme.

Stamattina mi tocca avvertire le colleghe che non c’è nulla da fare ed è bene che ognuno trovi il modo di pararsi il culo e fermare i genitori dei nostri ragazzini.

Loro si stanno organizzando per trovare fondi per sostenere il centro e far rimanere aperta la sede.

Li devo fermare, mi sembra il meno.

Per il resto non so, sono cupa oggi. Almeno non fa caldo. Peccato mi sia dovuta svegliare presto.

Santa pazienza.