Difficili decisioni

Soundtrack: Vadoinmessico – Pond

Non è facile prendere decisioni di lavoro in tempi difficili come questi. E non è facile stabilire se sia più importante la propria dignità o la pagnotta.

La battaglia tra pancia e testa è assolutamente epocale. O forse è il cuore, non lo so, non la so fare questa distinzione. So solo che la voce della ragionevolezza, di mia sorella, di alcune colleghe, mi dice che uno stipendio fisso (anche se ipotetico, dato che non abbiamo visto il mese di dicembre né la tredicesima), è meglio di niente e che, tutto sommato, si può aspettare, si può abbozzare, si può sopportare.

Qualcosa di molto primordiale dentro di me, però, si agita, suda, digrigna i denti, lacrima e stringe gli occhi. 

“Qualcosa”. Ovvero una emozione non meglio identificata. Una spinta. Un conato. 

Ah bè, hai un lavoro ringrazia iddio. 

Anche un po’ sticazzi.

E se fosse proprio questo continuo cedere alla ragionevolezza a fare di me, e delle persone come me, delle pedine senza peso sacrificabili ed evanescenti come fumo di sigaretta industriale?

Io so che, se in questo momento scrivessi una lettera di dimissioni, mi sentirei leggera e felice, realizzata e dignitosa, sicura di me e fiera.

Leggera perché questo posto ha una pesantezza sovrumana (per gli orari di merda, per la dirigenza codarda e avida, per lo spirito zombie, per la segmentazione tra colleghe), perché liberarmene mi farebbe sentire forte. Come in altre occasioni. Forte.

Forte di quell’energia che si libera e si sprigiona ogni volta che cado per terra, ogni volta che devo ricominciare, ogni volta che sono spalle al muro.

Poi la testa mi dice che non ho l’età.

E se ne andasse affanculo pure la testa. L’età… cosa cambia? sono viva, sono viva oggi, in questo momento, in questo preciso istante.

E la mia vita vale più di uno stipendio promesso e non dato, più di un contratto che è un cappio che si stringe un po’ di più ogni fottutissimo giorno. 

Ma davvero vale la pena di vendersi per 1200 euro al mese. Ne siamo sicuri? 

Ohhh, non lo dico per tutti, lo dico per me. Per me che non ho famiglia, non ho figli, ho una compagna con la quale non convivo e che ha la sua indipendenza. 

Per la pensione che non avrò comunque?

Per il mensile che non arriva mai quando dovrebbe?

Per i ragazzini che tanto si organizzano lo stesso?

Per non dover affrontare un ennesimo cambiamento?

Non ha alcun senso il mio permanere qui. Nessuno.

Ho chiesto la riduzione dell’orario da 36 a 24 ore, ma pare che non sia il momento per valutare la mia richiesta.

Ho chiesto l’aspettativa di 3 mesi. Ma non mi fa sentire meglio. Ho la sensazione che mi resterebbe questa fottuta catena al collo anche a distanza.

Avverto il suono del risucchio.

Vampiri di merda, lliuatev a cuollo (levatevi di dosso, N.d.T)

Peraltro sto wordpress ha fatto dei cambiamenti che non mi piacciono proprio. 

4 thoughts on “Difficili decisioni”

  1. La tua indipendenza ha un senso. Il tuo minimo di serenità ha un senso. E non credo affatto che lì ti tu ti venda: personalmente penso che invece scambi esperienze e che molto probabilmente le persone che hai attorno si renderanno conto di quanto sei preziosa solo quando non avranno più la possibilità di confrontarsi con te. Penso che tu debba qualcosa al tuo quotidiano, che non si ferma al tuo lavoro e che quest’ultimo, anche se finisce per essere estremamente coinvolgente, deve essere considerato per quello che è, e possibilmente cambiato, ma non abbandonato.
    In tutta sincerità non so se ci vuole più coraggio a tenerlo o a lasciarlo ma ripeto, credo che la possibilità di sapere che sono altri ad avere debiti con te e non il contrario sia un qualcosa che devi a te stessa.
    Buonanotte, Penelope.

      1. perdona il ritardo. Non credere che non ti capisca. E ben comprendo le ragioni per le quali hai scritto ‘sto papiello. Che peraltro condivido. Tuttavia (provo a sintetizzare) se hai già un Puerto Escondido nel quale rifugiarti per aprire il bar sulla spiaggia o il servizio di pronto soccorso veterinario o porporre corsi di scrittura creativa per innamorati, vacci di corsa. Ma nell’ambito di un’orbita doveseiora-doveseistata, meglio un lavoro intossicato che nessun lavoro.

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