Aggiornamenti

Soundtrack – Niente, perché con la chiavetta è complicato.

Ebbè, manco da molto.

E molte cose sono cambiate.

Immagino non solo per me.

Recalcitrante ho traslocato. Mi sono spostata al centro storico de lu paese. Ho una casetta con il terrazzino sui tetti. Come la desideravo.

Sarà stato il mio undicesimo trasloco, credo. Il peggio organizzato. Il più difficile.

La porta rotta, le utenze staccate, l’acqua che arriva il giorno del trasloco, troppi mobili, i primi giorni aggredita e divorata da insetti fastidiosissimi, impossibile avere la linea telefonica perché mancano linee disponibili, una cosa da secolo scorso; temperature infernali (asteco e cielo, si dice a Napoli; sopra di me solo le tegole) fino a 30 gradi nella stanza da letto di notte. Poi la febbre. Con 38 e mezzo non ho corso rischi di colpi di calore, devo dire.

Dicono che questo sia un brutto “quartiere” (come cazzo fanno a chiamarlo quartiere non lo so, sarà che per ognuno le dimensioni son personali e soggettive) e che non devo dare “confidenza a nessuno”. Ho risposto che vengo da Napoli, non da Stoccolma.

Ho naturalmente finito i soldi troppo presto.

Ma questa è la casa che volevo, credo da sempre e realizzo che, come al solito, non riesco a godere di quello che riesco ad ottenere. Che fa anche rima.

La R* ha detto che è una “nido sui tetti”, Biancaneve ogni volta che viene immagina nuove soluzioni di arredamento (ben sapendo che tanto farò di testa mia), il docfab è già venuto 4 volte,  e il tutto non è ancora come lo vorrei. Ma ci arriverò.

Di giorno le voci dal vicolo, gente affacciata alla finestra che parla al telefono, giovanissime madri che bestemmiano contro figlie di un anno e anziane signore che dispensano consigli. Nel palazzo odore di cipolla e aglio, bambine (con evidenti difficoltà di linguaggio) che pascolano nell’atrio, signore che non si fanno i cazzi propri. Le urla delle rondini che volano velocissime a caccia di cibo, piccioni che mi guardano con le loro facce di gesso dalla finestra del bagno. Una finestra piccola piccola con un bellissimo panorama. A volte immagino ci sia il mare, lì in fondo, e mi piace anche di più. Di notte si sente russare, le scorregge dei vicini, i colpi di tosse, uno di quei campanellini che suonano al vento, qualche macchina di tanto in tanto. Ho comprato un’amaca. Ci ho dormito una notte per disperazione.

Penso alla casa di prima e i suoi inverni gelati.

Pare che l’equilibrio non sia nel mio karma. Una cosa che non va ci deve stare per forza. A ricordarmi che niente è mai veramente facile e che niente può essere “perfetto”.

Naturalmente la sede di Monterotondo del centro dove lavoro chiude a dicembre. Pare ci sposteremo a Roma.

Per mia scelta non sono più rappresentante sindacale. E’ stato un periodo troppo faticoso quello, troppo costoso. In salute e affetti. Ci ho perso molto, davvero molto. Ma mi è difficile stare al mio posto ora, difficile contenere la rabbia e la voglia di fare qualcosa.

Ci sono varie cose in gioco. Certo, tutte molto egoistiche (marò che parola orrenda e obsoleta questa).

Questo centro è un’oasi assoluta. Poco controllo, molta autarchia, rapporti rilassati, piccole anarchie che alleggeriscono e non danneggiano, ambiente protetto, ecosistema perfetto. Difficile pensare di perderlo per andare a finire in un miserabile lager dove vige la regola del sopruso e della burocratizzazione. E del controllo. Eccheppalle.

E questa è la parte personale.

Poi c’è la parte che riguarda i pazienti. Deportati in un’altra sede. Alcuni dopo oltre 5 anni di terapia sotto casa.

Pacchetti da spostare. E sticazzi alle rivoluzioni che dovranno fare nelle proprie vite e nelle proprie organizzazioni.

Caratteristica del gruppo dirigente di questo centro è, senza dubbio, l’incapacità di considerare l’altro da sé. Una forma di autismo direi.

Bah. Vedremo.

Poi c’è tutto il resto. La paura che ho della “spending review”, il disgusto che mi fa l’utilizzo di parole in inglese per coprire lo schifo che significano in italiano. La paura che ho per questo paese, per i nostri destini (noi, quelli da 1000 euro al mese, quelli che ancora non hanno trovato un lavoro e non ne troveranno, quelli che lo perderanno a 50 anni, quelli che non hanno le stimmate per avviare la moltiplicazione dei pani e dei pesci, quelli che camminano da 10 anni sull’orlo della fossa comune senza cadere e non sanno ancora per quanto potranno mantenere l’equilibrio, quelli che non ce la facevano da soli ma che da soli resteranno, quelli che hanno faticato per un futuro migliore e si trovano questo cazzo di futuro qui).

C’è un po’ di vento oggi in casa. Finalmente posso tenere spenti i ventilatori. E’ piacevole. Le zanzariere di fortuna sventolano lievemente. E’ bello da vedere.

La gatta Penelope, sopravvissuta anche a questo trasloco, si lascia pulire il pelo con sporadiche proteste e si abbatte sulla poltrona per dormire le sue 23 ore giornaliere. La guardo e penso che è sempre qui. Ancora. Dopo 22 anni. Mi commuove guardarla negli occhi.

Le tegole rosse della palazzina di fronte e le grondaie mi mettono una malinconica allegria.

Vado a sistemar.

Buongiorno a voi che ancora passate di qui e, in particolare, un abbraccio a Mah, lettrice e amica che, di tanto in tanto, mi richiama all’ordine con dolcezza.

6 thoughts on “Aggiornamenti”

  1. … e finalmente! Stavo un pò in pensiero, in verità. Non so se hai ricevuto gli auguri per il compleanno, la cainata mi ha detto che avevi problemi di linea (non dietetici) e di connessione (e vabbè, quelli li ho pure io😀 ). Nel caso te li rifaccio mò.
    Come al solito, arrivo al fondo del tuo post penso: “…già finito. Peccato.”
    Non ti riperdere.

      1. don’t worry, does no matter.
        invece devo chiederti scusa. ti affacci dopo un sacco di tempo raccontando di guai e casini e l’unica cosa che ti so dire è “…già finito. Peccato.”
        Come dire: “…poteva passare altri due guai… certo, è triste, ma scrive così bene!”. Perdona, sono un insensibile (come tutti gli uomini, direbbe la mogliera).

  2. olà bentornata! E’ sempre bello leggerti, però come dice Tribus, sapendo che, come i migliori poeti, scrivi maggiormente quando il tuo animo è in tribolazione, dovrei essere contenta quando non ti leggo!
    In bocca al lupo per questa nuova avventura, sia per la casa che per la sede lavorativa…mi piacerebbe vedere questa casa dai tetti rossi!

  3. santa pace che devo fare con te? siamo alle solite, normale che poi uno si riduce ad augurarti qualche sfighetta, piccola piccola eh! che so ritirare una raccomandata alle poste perché il postino neanche ha bussato per sbaglio. siamo a ferragosto e manco l’ombra di un saluto!! ma si può? io qui con le mie quattro (non una di meno) dita del piede sinistro operate per deformazione esagerata che mi impediva di camminare se non “di taglio” ho un piede che ora sembra un rollè troppo strippato, funambola della doccia, lettrice coatta eppure contenta, manco un buone vacanze me voi dì? mannaggia a bubbà..tutto bene? un abbraccione

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