La giostra

Soundtrack: JonquilIt’s My Part

Ricomincia.

Volendo c’è un che di divertente.

Volendo.

Cerco casa. Di nuovo. A volte credo non troverò mai un posto definitivo dove stare.

A volte.

Sarebbe meglio ci facessi pace, sono arrivata a 49 e non ho un posto definitivo, usare “a volte” mi pare una stronzata autoconsolatoria.

Oddio wordpress ha cambiato tutto e non ci capisco un cazzo.

Ho aperto penelopebasta per mandare un saluto a chi passa, mi è venuta voglia di scrivere ma questo nuovo aspetto di wp mi avvilisce.

Per il resto questo paese va come va.

Omofobico, prepotente, misogino, crudele, menzognero, servile. Son cose che sappiamo tutti.

Nel posto dove lavoro ogni cosa appare come nel resto di questo paese.

Dirigenti incapaci, soverchie scaldasedie aggrappate ad un miserabile potere che si esercita solo ed esclusivamente attraverso la sopraffazione del più debole, parassiti desiderosi di aspirare peti dai culi supposti potenti abbarbicati alla peluria anale dei suddetti. E una marea di persone di umana connotazione che cercano di fare il proprio lavoro, meritarsi uno stipendio, barcamenarsi in un tunnel immaginando un’uscita che non è affatto detto ci sia.

Siamo in Italia, appunto.

Faccio quello che posso. Pratico atteggiamento zen di fronte (ma anche di lato, davanti e dietro) agli attacchi inutili e miseri che arrivano da ogni parte. Ho le mie forbicine e mi ritaglio spazi bidimensionali che, per ora, tengono.

Scrivo poco di Biancaneve e delle nostre montagne russe chilometriche. Siamo appena uscite da un giro della morte e non so quando arriverà il prossimo. Il suo sorriso e i suoi occhi brillanti mi emozionano ancora come 3 anni fa. E questa è una buona notizia, da non dare per scontata.

La menopausa avanza con i suoi tipici momenti di prepotenza umorale. E faccio bilanci. E non è una buona cosa. Quando si fanno bilanci si pesano cose che, per anni, peso non ne hanno avuto. Ma su quel piatto diventano barili pieni di piombo. Non si capisce perché. Improvvisamente mi chiedo perché nella mia vita ho gettato danaro in quantità industriale dalla finestra invece di farne un tetto, una pensione, una assicurazione, un investimento, una cosa di queste sagge e oculate. E’ una domanda totalmente inutile, ma mi ha pervaso e invaso per giorni. Io so esattamente perché non l’ho fatto. Ma la memoria di certe scelte, in alcuni momenti, va perduta come l’acqua in una bottiglia bucata.

Resto con gli occhi sbarrati nel letto chiedendomi come ho fatto a non costruire un cazzo e a ritrovarmi senza niente a 50 anni quasi. Poi mi ricordo che, questa domanda, se la fa qualunque donna in menopausa sulla faccia della terra. Qualunque cosa abbia e qualunque cosa non abbia. Allora cerco di ricordare cosa ho e non cosa non ho. E, a dire il vero, non mi viene in mente un cazzo. Tant’è.

Nella mia vita ho fatto quello che ho voluto, lo ripeto spesso ed è vero. Questo è già molto. E ho imparato a volermi bene. E questo è moltissimo. E sono capace di amare. E questo è oltre ogni ragionevole aspettativa. E sono amata. E qui non ci sono superlativi da utilizzare, non sono previsti tali livelli nella lingua italiana.

In questo delirio autoconsolatorio, mi girano le palle pensando al mio decimo trasloco ( o undicesimo, non ricordo).

Da tempo non compro arredamento, fa volume e pesa negli spostamenti.

Butterò via di nuovo qualcosa. Lo faccio sempre.

Vediamo come va.

Buonanotte

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