E ora: auguri 2011

Niente colonna sonora. Ecco.

Ooohh.

Non si può venire meno alla tradizione.

Ma sì che si può. Gli auguri li faccio comunque, poi, l’anno prossimo, cerco di fare pace con il cambio di argomenti e toni di questo blog, cercherò di non cedere alla voglia di farne un altro e continuerò a scrivere del cazzo che mi pare.

Ogni anno è un anno difficile, ogni anno finisce con quella punta di rabbia e quel vaffanculo detto tra i denti sostenuto da una testarda speranza che l’anno dopo sarà più facile, o anche solo meno difficile.

Non è mai così, mai davvero. I giorni si srotolano come un red carpet davanti ai piedi e quasi tutto dipende da che scarpe hai messo e quale passo hai scelto. Di tanto in tanto arrivano applausi o fischi o pietre o petali o merda. Non sai quando, non sai in che quantità, non sempre sai perché e raramente corrispondono a scarpe e camminata. 365 passi con sorprese inaspettate, bizzarre, meravigliose, devastanti, fastidiose, avvilenti. E sempre e comunque sorprese.

Intorno al tuo, personale, red carpet, c’è il resto del mondo. Il resto del mondo è fatto di cose a volte assolutamente incomprensibili. E si vorrebbe cambiarle. O si vorrebbe esserne parte. O si vorrebbe che sparissero.

Ad ognuno il suo.

E allora, prima i “buon anno” ad personam.

Un anno speciale, ricco e lubrificato a Biancaneve, la mia donna nervosa con il suo passo ritmato e lungo, le sue scarpe col tacco, i suoi occhi profondi e attenti da gatto curioso e il suo sorriso che è un’arma letale. Se potessi, passerei le giornate a spargere petali di rose colorate sul suo tappeto rosso, porgerei acqua quando serve, cappotti di cammello se fa freddo, piume per alleggerire l’anima, cuscini per riposare e abbracci energetici dall’alto del mio scalino necessario all’uopo. Il suo oroscopo è favoloso, lei è favolosa e l’anno prossimo sarà favoloso, sennò che Biancaneve sarebbe?

Un anno buono alla mia famiglia, quella di sangue, quella che mi continua a scorrere dentro allegramente seguendo regole, usi e costumi assolutamente non convenzionali. Mia sorella, mia nipote, mio padre con la sua terza signora che è anche la quarta, mia zia che non vedo mai, i miei cugini distanti. Che sia un anno non convenzionale, non vorrei dover rivedere le mie abitudini.

Alle mie colleghe di lavoro, presenti passate e future, auguro un anno pieno di lavoro, di coraggio, di pazienza, di nuovo entusiasmo, di stipendi, di accordi rispettati e di autonomia di pensiero. Perché prima o poi arriverà, l’autonomia di pensiero.

I miei amici. Ci sono diversi gradi di amicizia, ammettiamolo. Ci sono quelli che stanno seduti nel ventricolo destro del tuo cuore, ci sono quelli che fanno parte del tuo derma e dei tuoi capillari, ci sono quelli che ti riempiono gli occhi, ci sono quelli che ti fanno compagnia.

Per quelli che stanno seduti nel ventricolo destro del mio cuore, vorrei che l’anno prossimo (oltre ad una mia auspicabile vincita al superenalotto che mi consentirebbe di restituire molto di quello che mi è stato dato) fosse sereno e liquido, scorrevole, limpido, chiaro. Un torrente veloce con rapide praticabili con l’aiuto di un buon kajak e due pagaie solide e maneggevoli.

Per chi fa parte di capillari e derma, vorrei arrivasse un anno nuovo. Nel senso di nuovo. Da spacchettare con l’entusiasmo del dopo shopping, da stupire, da sorridere, da vivere.

Il 2011 di chi riempie di miei occhi e, spesso, le mie orecchie, vorrei fosse colorato, rumoroso, un lungo corteo di samba con piume che svolazzano, tamburi e fischietti.

A chi mi accompagna, auguro un 2011 pieno di incontri, nuove mani da stringere, strade da prendere, pesi da posare, fortune inaspattate e vita succosa.

Un anno ancora alla mia gatta nera, nel migliore dei modi possibili, continuando a saltare sul letto e sul bidet per bere acqua fresca, con le unghie di bestia del cenozoico da tagliare con le cesoie una volta al mese, col suo lamento costante ed irritante, i vizi nel cibo e il bisogno di calore.

Ai lettori pazienti e follemente fedeli di codesto blog, un anno da leggere, un anno da scrivere, un anno da commentare, un anno “mi piace”.

Poi vorrei un anno ricco per chi ha poco, un anno povero per chi ha molto, un anno fresco per chi si sente arido, un anno caldo per chi ha freddo, amorevole per chi ne ha bisogno, contorto per chi se li merita, un anno che insegna e che prepara a quello che ancora ha da venire, un anno libero per chi è alla catena, un anno di formazione anche a chi crede di non avere altro da imparare, un anno profumato per non sentire più i miasmi del 2010, un anno vivo e vegeto, un anno senza interruzioni, un anno con i secondi intensi, i minuti densi, le ore che vibrano, i giorni che si ricordano, le settimane fatte di sabati e domeniche, mesi di vacanza all’aria aperta.

Che sia un anno NUOVO per tutti.

State bene, fatevi ritrovare.

Penelope

 

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8 thoughts on “E ora: auguri 2011”

  1. L’idea di un anno con le ore che vibrano mi piace, me l prendo;)
    Anche l’idea di un anno come un lungo corteo di samba;)
    Dio che voglia ho di ballare;)
    Grazie Francesca, non sono riuscita a prendere tutto…ma qualcosa ho scartato. Grazie donatella

  2. Grazie Penny…ho spacchettato un po’ di cose! a te auguro un anno vivo in amore, sereno ma nuovo nel lavoro (aspetto il libro….hihihihi) e pieno di incontri con gli amici del ventricolo destro, ma anche quelli di capillari e derma! un grande abbraccio……..

  3. per quello che mi riguarda, il 2010 mi ha dato poco e tolto parecchio. Se nel 2011 non succede niente, va già bene. Infiniti auguri a te.

  4. Arrivo con il consueto ritardo per dire un semplice buon anno, ma sentito, a te, alla micia, e alla tua Biancaneve – che possano continuare ad amarti, tutte e due.

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