Penso

Soundtrack: Plan BPrayin’

Non voglio sentire nessuno, stamattina.

Neanche Biancaneve.

Voglio capire.

Dove è andato il mio coraggio, dove è andato il mio orgoglio, dove è andata la mia anima ebraica errante. Dove e quando ho dimenticato che i punti di riferimento sono aleatori, labili, aquei, trasparenti. Solo un piccolo indicatore di direzione lampaggiante senza altro senso che un consiglio da seguire o no.

C’è qualcosa nel mio karma che persiste e si ripropone, che reitera, che non smette di tornare.

Il mio punto debole.

Il cumulo di sassi che ferma le mie strade.

Sono io che ho bisogno di pensare che le mie scelte dipendono dai fatti, dai contesti, dalle persone, dagli affetti, dalle persistenze.

E quando fatti, contesti, persone, affetti si sgretolano e svaniscono, resto nuda e senza il senso del movimento.

Perché sono qui? cosa mi ci ha fatto arrivare? cosa l’ho fatto a fare? perché mi sono fidata? perché ho sbagliato di nuovo? cosa non ho saputo vedere?

Mi arrotolo nei dubbi e nei fallimenti, mi spalmo sul divano dell’errore, mi avvolgo nella melma dell’ingiusto.

Naturale attacco di vittimismo. Non si sfugge.

Penso.

E che cazzo penso a fare?

La gatta mi guarda. Dorme 23 ore al giorno ormai. E soffre il freddo di questa casa fredda.

Oggi non sopporto nessuno.

E non sopporto parole che mi riportino ai dubbi che ho. Al senso fallimentare che mi governa oggi.

Alle tre di notte ho spostato la scrivania. Mi viene in mente quella lamentela tipica da condominio: ” ma che cazzo fanno questi, spostano i mobili alle tre di notte?”. Sì, succede. Serve. Aiuta. Fa sentire un po’ meglio. Ad essere mano educata avrei pure trapanato il muro.

Non ho fatto l’albero di natale, neanche quest’anno.

Ho un micro alberello rubato al centro dove lavoro. Sotto ci sono tre regali di Biancaneve. Mi ha comprato cose che mi servono. Cose che non mi posso comprare.

Forse non ho detto che, oltre ad essere in cassa integrazione, non ci pagano il mese di novembre e la tredicesima men che meno.

Ho le bollette sulla scrivania.

Che cazzo vogliono da me oggi co’ ste telefonate.

Devo fare il cambio di residenza ed ho paura che servano soldi per farlo.

Negli ultimi anni ho cercato di fare scelte che mi portassero ad una stabilità, alla possibilità di fare affidamento su di me. Lenta progressione, ma il fine ultimo è sempre stato questo. Ho cercato. Ci ho provato. Ci sto provando.

Ma non funziona, a quanto pare.

Ho messo anima e cuore in un posto di lavoro che ho dovuto faticare per farmelo piacere, ho trasformato in qualcosa che mi fosse compatibile, ho adattato al mio modo di lavorare.

Perché io non sono una logopedista seria, sono una cialtrona riciclata logopedista e abilmente mimetizzata in un luogo dove posso cialtronare senza troppe rotture di cazzo.

Al momento ho il terrore di rimettermi in giro. Non reggerei il confronto neanche con il cane del portiere di un centro di riabilitazione.

Ma cos’è, la sindrome di stoccolma?

Minchia, spero bene questo periodo duri poco, perché stare così non mi piace per niente, mi da fastidio e mi irrita.

Fanculo.

 

2 thoughts on “Penso”

  1. sto leggendo un libro, racconta degli slums di ogni latitudine. Il narratore racconta ad alcuni abitanti di uno slum di Istanbul che a New York l’affitto di un piccolo appartamento può superare i mille dollari al mese. Finito di parlare, uno che ascoltava gli dice: “vieni a costruire la tua casa qui, la terra non ti costerà niente e puoi investire i soldi che risparmi nella casa che ti costruisci, se lo farai sarai libero.”
    Penny, hasta la victoria siempre!

    .

  2. Anch’io ho una casa fredda e piena di fumo. Niente gatta in ipotermia (solo un pitosforo che non se ne vede bene comunque).

    Anch’io ho lottato con le unghie e con i denti. Perché non so pensare ad una vita passata a chiedere il permesso pure per soffiarmi il naso.

    Anch’io ho un cattivo karma raccattato per strada. E che non mi lascia in pace un attimo, come fosse un herpes recidivo.

    Ho passato una vita ad allenarmi a sfondare gli ostacoli, finché non mi sono scoperta devastata ed ho pensato che è più intelligente l’acqua, che gli ostacoli li aggira, senza fare troppo rumore.

    Ed il senso di vuoto e di insofferenza che provi viene dal non avere ciò che pensi sia alla tua portata. E’ nel vederti negare un desiderio piccolo ma risolutore.

    Ho letto il tuo ultimo post.
    Non soffri perché siete lontane.
    Soffri perché hai capito che non siete mai state vicine.

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