bad mood

Sountrack: Otep Special pets

Sono in condizioni pietose.

Mi vengono in mente quelle storie di gente in cassa integrazione che finisce in depressione ed alla fine prende a fucilate i colleghi.

E non mi faccio capace di avere una reazione così inutile e passiva.

Non sono incazzata, sono avvilita.

Non ho desideri di vendetta. Ho voglia di non uscire di casa.

Non ho sussulti di orgoglio. Sono spaventata come una maruzza.

Mi guardo allo specchio e mi vedo ingrassata, spenta, passiva.

Mi guardo allo specchio e vedo che le mie scelte sono sempre state dettate dalla certezza di avere il culo coperto.

E adesso ho paura.

Ho paura persino di licenziarmi.

Io. Che di questo non ho avuto paura mai.

Perché non mi pare di avere risorse, reti, supporti, coperte di lana per avvolgere il culo.

Mi guardo allo specchio e mi pento di aver fatto scelte basate su questo lavoro.

 Ed io lavoro per vivere, non ho mai vissuto per lavorare.

C’è un che di umiliante, credo di averlo già ripetuto più volte. Un che di umiliante del quale non vedo la radice. Non capisco cosa mi fa sentire così. Non mi sono mai identificata con il mio lavoro. Cosa mi succede adesso?

Mi sento lontana da me. Mi sento diversa da me. Mi sento altro.

Mi sento usata, ferita, incatenata, turlupinata, frustrata.

Capisco anche molto bene che non mi serve trovare un colpevole, non mi serve odiare o meditare vendette. Non mi serve.

Ma non trovo un barlume di energia manco a cercarlo con il lanternino. Che poi mi manca pure il lanternino. Perché il lanternino bisogna accenderlo. E non ho come accenderlo.

Mi ripeto mantramente che per queste sensazioni e per questo avvilimento ci devo passare per forza. Mi ripeto che è normale. Mi ripeto che mi devo dare tempo.

Va bene, va bene.

Ne verrò a capo.

3 thoughts on “bad mood”

  1. Più fortunato di te, una decina di anni fa lasciai un’azienda che mi trattava male e mi pagava poco per entrare in un’altra dove le mie esperienze andavano molto oltre le loro esigenze e non sarebbero servite. Professionalmente si è trattato di un salto indietro, ma lo stipendio leggermente più alto ed altri ammennicoli hanno migliorato di parecchio la mia vita fuori dall’ufficio. Ho avuto la possibilità di dividere la giornata in compartimenti stagni, qui il tempo per il lavoro, qui quello per me e la famiglia; prima era una specie di pastone confuso dove il lavoro prendeva spesso più di quello che fosse giusto. Come un libero professionista, ma con meno ritorni di qualsiasi genere.
    Faccio un lavoro che non mi piace e non mi soddisfa, ma mi consente di coltivare la mia famiglia ed i miei sogni che hanno assunto l’aspetto di passatempo.
    Poi guardo la condizione di mio fratello che invece ha sempre fatto le scelte che riteneva giuste per lui, qualsiasi conseguenza portassero. Divorziato, con le figlie lontane. Lavoro precario, nessuna certezza di alcun tipo.
    Io mi sono arreso tanto tempo fa nella assoluta e serena certezza di non avere nessun talento, lui continua a combattere brandendo il suo, di talento.
    Non so chi dei due ha ragione nè credo che sia necessario stabilire una correttezza di comportamenti. Per quello che mi riguarda, ho barattato i miei sogni con una casa con il parquet ed il riscaldamento; ogni tanto faccio un’assemblea di condominio con i miei demoni e tentiamo di ignorarci reciprocamente.
    Dove voglio arrivare con questo pistolotto? Credo che non serva aspettare, perchè magari i demoni se ne vanno ma poi tornano. Credo che alla nostra età non si debba aspettare, ma scegliere; e sostenere quella scelta giorno per giorno per l’unica e sola soddisfazione di poter dire un giorno “je ne regrette rien”.

  2. Io ho rischiato…con molta sofferenza….ma mi ritengo soddisfatta! Coraggio Penny, puoi farcela….Devi a te stessa dignità, quella che l’idroamministratore non ti dà!

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