Sliding doors again

Soundtrack: Bonobo featuring Fink If you stayed over

Lo stomaco lo sente. Lo sente che questa non è più un’emergenza. Questa è una scelta. Il mio cervello si rifiuta di credere sia possibile. Quando mai è stato così? quando mai ho avuto opzioni? quando mai sono stata in grado di arrivare ad un punto della strada che ti offre direzioni diverse dalla via di fuga?

Bisogna fare i conti con quanto non si conosce di sé, esattamente quanto bisogna fare i conti con quanto si conosce fin troppo bene di sé.

Le cose che conosco di me, da sempre, parlano una lingua un po’ infantile, vagamente timorosa, disillusa e cazzeggiante per difesa. Le cose che conoscono dicono che valgo quel poco che basta, che al poco che basta posso arrivare, che per coltivare sogni c’è bisogno di un terreno fertile e umido – non secco e sfranto come il mio – e che i sogni si meritano con una vita adeguata, non con una vita di cazzeggio reiterato e coltivato.

Con queste voci sono abituata a parlare. Le conosco, mi accompagnano da sempre, mi appartengono e milioni di volte hanno provato a me ed al mondo intorno a me, che non mentono.

Le cose che non conosco di me, sono nate in questo ultimo anno e mezzo. Senza troppo chiasso. Lentamente e pervicacemente. In relazione a questo contesto, a questi accadimenti, a queste opportunità. Altrove avrebbero altro valore, ma non importa perché non sono altrove, sono qui.

Le cose che non conosco mi sorprendono fino a spaventarmi. Poi mi fanno ridere.

Quest’estate Penelope ha chiesto qualcosa, con una certa assertività, all’albergatore marchigiantedesco stazza wrestling.

Albergatore a Penelope: “lei è stata arrogante”

Penelope ad Albergatore: “le ho solo chiesto una cosa che è il minimo nell’ospitalità alberghiera”

Albergatore a Penelope: “Non me ne fotte un cazzo”

Penelope ad Albergatore: ” Stia attento”

Albergatore a Penelope: “mi sta minacciando?”

Penelope ad albergatore: “No, non mi permetterei”

Sì che Penelope stava minacciando. Bluffando spudoratamente dal basso del suo metro e cinquantanove in ciabatte e pareo senza alzare la voce e lo sguardo fisso negli occhi dell’albergatore.

Non avevo mai fatto prima una cosa del genere. Mai. Di solito ho paura. Di solito medio. Di solito mi sforzo tremendamente di mostrarmi una persona gentile e non pericolosa. Occhi bassi e sorriso. A meno che io non perda la testa e allora sono un’erinni intollerabile. Una ianara. Ma can che abbaia non morde.

Questa è una cosa che non conosco.

Non conosco questo modo di fare finalizzato, progettuale, previdente, progressivo, tenace.

Non conosco questa donna che ispira fiducia.

Non conosco questa donna che risolve problemi cercando mi mentenere lo sguardo fisso sull’orizzonte più avanti. Neanche la donna che scarta questioni come fossero pacchetti stabilendo, con uno sguardo presuntuoso e sicuro, cosa vale la pena e cosa no, conosco.

E sogni da coltivare. E non per il piacere di sognare, per consentirmi pensieri notturni rilassanti, di quelli che fanno addormentare sorridendo immersi in immagini inventate e serene. Sogni da realizzare. Desideri da perseguire.

Non conosco questa donna ma la sento qui, presente e piuttosto arrogante. L’albergatore aveva ragione.

Sono in emergenza, come al solito, ma questa volta non ho solo una via di fuga. Ho delle opzioni. Posso scegliere.

Non conoscevo questa possibilità.

Sono scelte con conseguenze.

Mi sento in grado di sopportarle tutte.

Ma voglio vivermi le conseguenze di una scelta fatta nel mio nome.

Vedremo.

 

 

 

7 thoughts on “Sliding doors again”

  1. senti…
    io sono abituato a prendere decisioni in base a quello che gli altri si aspettano da me e per questo ho stabilito una scala di importanza di questi “altri”. Fondamentalmente sono un disadattato che si sforza di farsi accettare dai vari branchi che frequenta, sforzandosi tra l’altro di frequentarne il meno possibile.
    Quindi, dal mio punto di vista: beata te!!!
    Beata te che ti porti dentro la sicurezza di fare e disfare perchè così ritieni sia giusto in base ad una progettualità; non scambiare una visione chiara e la conseguente decisione per presunzione ed arroganza, soprattutto se si tratta di te stessa.
    Già te lo dissi in altro post: dall’ ‘n faccia!

    1. Sono abituata a prendere decisioni per emergenza, per aspettative altrui e per pelo trainante carro di buoi. Questa sicumera “altra” mi sorprende, ma non ho intenzione di attopparla. Grazie Tribus, sei l’amico/lettore più attento, motivante e interpretante che ho.

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