Schiavi e padroni

In tempi come questi, in tempi bui e duri come questi, chi ha vista lunga e pelo sul cuore, sa esattamente cosa fare.

Si aprono voragini che succhiano dentro il coraggio delle persone, l’orgoglio, a volte persino la dignità.

Non è poi cosa difficile spingere delicatamente masse di gente sul ciglio di quella voragine e poi tenerla lì, volente o nolente, con un paio di mosse neanche troppo celate e neanche troppo cervellotiche.

Ed è quello che si vede se ci si guarda intorno. Non è fantasia: è lavoro che va via, qualità della vita in anoressia, diritti scomparsi nel nulla del pensiero concreto e gretto.

Una voce sottile e serpentesca continua a ripetere nelle orecchie di tutti “potresti perdere quello che hai, forse lo perdi, ecco, vedi, forse non c’è già più”.

E si ghiacciano le vene dei polsi, tremano le tempie, le mani si serrano cercando di tenere quel che gli appartiene, quel che si pensa gli appartenga, quello che appartiene ad altri troppo distratti ed sognatori per farci attenzione.

Sono i momenti di guerra tra miserabili. Miserabili che non avevano niente, non hanno mai avuto niente e mai niente avranno, ma che si sono riempiti gli occhi, per anni, del nulla assoluto ben impacchettato. Quello stesso nulla che credono di dover difendere con unghie laccate e denti sbiancati.

E si profilano con chiarezza le differenze sotto la luce fredda di un sole al quale non riesce a far caso nessuno. Un sole che forse potrebbe essere a pagamento. Con il disco orario.

Tu sei schiavo.

Lui è padrone.

Quello è schiavo.

Tu sei padrone.

E diventa facile riconoscerci. Ognun per sé. Schiavi con schiavi e padroni con padroni.

E gli schiavi sono indegni quanto i padroni.

Tutti senza possibilità di scelta. Perché nessuno può andare contro la propria natura.

I padroni digrignano i denti forte e chiaro perché il nulla sonante che si sono guadagnati spellando ogni singolo schiavo e tutti i suoi collaterali non deve, NON DEVE, essere toccato. Anzi, deve crescere. Crescere e moltiplicarsi perché sia evidente e incontrovertibile che, quello che hanno loro, appartiene a loro e a nessun altro. E’ esclusivo, è unico, non può essere conteso perché nessuno ne ha il potere o la forza e tantomeno il diritto.

E quello che ci si “guadagna” sulla pelle di un altro va difeso con particolare attenzione e cura, loro lo sanno, perché domani mattina un altro padrone può essere cresciuto abbastanza da spellare con gusto e perizia anche te. Padrone di questo cazzo.

Questo è il sistema capitalistico, ladies and gentleman. I padroni ormai si spellano da soli ma son troppo bravi per farsi fottere. Gli schiavi non hanno più un cazzo di niente da farsi fottere da nessuno.

Che discorso antico… desueto e obsoleto. Ma la parte peggiore ha da arrivare.

Perché in questi momenti bui, questi momenti in cui gli schiavi si ritrovano quello che sono: schiavi in un mare di merda, e i padroni quello che sono: condannati a vita a depredare e difendersi nuotando in un mare di merda, le voragini che si aprono non valgono solo per me.

Qualcuno che si nutre di odori e non di puzze, qualcuno che crede che la vita sia altro da questa catena dissennata al collo, qualcuno che pensa e che, magari, pensa addirittura di essere degno di rispetto, esiste.

E troverà voce.

E alzerà la polvere.

E mostrerà la faccia senza aver paura.

E quando succederà, sarà solo.

 

 

2 thoughts on “Schiavi e padroni”

  1. E penserà di aprire un ristorante su una spiaggia sudamericana o tailandese, laddove la maggiore preoccupazione sarà quella di preservare il tetto di foglie di palma dal tifone. perchè io alla rivoluzione, fosse solo intettellettuale, fosse solo come presa di coscienza (altro termine veteromarxista), non ci credo più.
    Il lavoro del sindacato oggi lo fanno Maria De Filippi, Amadeus e Carlo Conti,casa per casa.
    E noi siamo una minoranza. Piccola.
    Anche se vogliamo scomporre la maggioranza in gregge, cani e pecorai, la sostanza non cambia, perchè non mi piace fare la parte di nessuno dei tre; anche se so che a vario titolo, nell’arco della stessa giornata, sarò capace di assumere uno qualsiasi dei tre ruoli o anche tutti e tre, perchè vivo qui e adesso.
    Dato che non mi piace, mi sforzo di non essere parte del gregge, ma mi rifiuto di fare il cane o il pastore. Sto nel mio angolo, cercando di prendere meno botte possibili, aspettando il momento buono per aprire il mio chiosco.

    Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate “Tribus, vieni di là con noi, dai” ed io “andate, andate, vi raggiungo dopo”. Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo.😀

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