Monterotondo chiude.

Mah.

Vengo da 4 ore di riunione sindacale.

La mia testa aveva ignorato questa possibilità come se non fosse neanche lontanamente prefigurabile.

Invece è l’unica.

Il centro di riabilitazione di Monterotondo è il posto di lavoro che sono riuscita a tenere più a lungo in tutta la mia vita lavorativa.

Ci sto da 5 anni.

Ne ho fatto, insieme ad altri, il luogo perfetto per il mio modo di lavorare e stare con gli altri.

Il lavoro, di per sé, non è perso; ci trasferiscono sulla sede di Roma.

Ma lì non avrei mai scelto di andarci, se fosse dipeso da me.

E mi addolora perdere tutto quello che ho costruito, mi addolora veder scomparire un posto che è stato abbattuto radicalmente e ricostruito integralmente per farne un posto solare e a misura di un tipo di riabilitazione sensata ed efficace.

Non sono riuscita a finire questo post, ieri, riprendo stamattina dopo 4 ore di sonno.

Mi sono sentita, per tutto il giorno, come fossi in stato di shock post traumatico. Stamattina mi sento, essenzialmente, disfattista.

Mi aspettano altre 2 ore di riunione sindacale. E questa è la cronaca.

Quello che mi si agita dentro è così denso che è difficile venirne a capo e riguarda me, i bambini, i diritti, questo paese, gli imprenditori italiani, il senso delle cose (sempre per me, ovviamente).

Fare progetti, perseguirli, faticarseli, guadagnarseli e vederseli sparire dalle mani e dagli occhi. E’ difficile, è doloroso e mi ricorda che una volta raggiunto un obbiettivo, non ha senso cercare di tenerselo stretto. Il senso, in questa mia vita, sta nel lasciarlo andare. Non riesco ad impararlo ed ogni singola volta mi ci scontro e mi ci incazzo e mi ci dispero. Oh bè, non è un pensiero zen, è solo quello che, di solito, mi capita.

Con la chiusura di questo centro, i bambini della zona di Roma Nord perdono il diritto alla terapia gratuita. Chiudendo noi, qui non resta niente. Dovranno venire a Roma – se potranno -, dovranno pagarsela – se potranno -.

E quello del diritto alla riabilitazione, è un altro dei mille diritti che viene cancellato.

Per chiarire, la Polverini ha approvato un provvedimento che prevede un taglio del 10% ai budget della riabilitazione, che si aggiunge all’8% tagliato nel 2009. Taglio drammatico, nella sua portata, è legato al rifiuto del governo di sostenere le regioni in difficoltà con i bilanci sanitari. Una decurtazione così forte impone riduzioni di intervento, noi non saremo i soli, andrà anche peggio nei prossimi mesi.

Quando un paese si permette di stabilire il principio che la salute – in particolare la salute di chi ha difficoltà e disturbi gravi, cronici o comunque non guaribili con una medicina in compresse o gocce o supposte o che cazzo ne so – è solo una voce di spesa da tagliare, non è difficile capire che siamo nella merda.

E che, in questo paese di merda, a nessuno gliene strafotte una mazza. Il titanic affonda e l’orchestra di Maria De Filippi suona allegramente.

Il nostro amministratore unico, da bravo imprenditore italiano, sta facendo quello che stanno facendo tutti i suoi collegucci di lavoro: coglie l’occasione per muoversi fuori dalle regole, fuori dagli accordi e fuori dal ruolo sociale che dovrebbero avere. In un clima di assoluta strafottenza, afferma principi da sfruttamento cinese e piazza sul territorio nuove risorse economicamente più vantaggiose per lui e solo per lui.

Nel frattempo cerca di muovere noi terapisti e le famiglie dei nostri bambini come burattini con il cetriolo in culo per spingerci ad ottenere qualcosa che lui, in questi anni non è riuscito ad ottenere.

Cercherò, in un prossimo post, di essere più chiara su quello che sta succedendo, stamattina sono ancora fuori di me e non ci riesco.

Questo paese è in mano a una manica di farabutti, non ad un solo farabutto, mi chiedo quando ci sarà veramente chiaro. Ho paura che il momento dell’illuminazione coinciderà con quello nel quale non ci resterà assolutamente più nulla di quello che ci siamo guadagnati in 50 anni di evoluzione lavorativa e sociale e, a quel punto, avremo un problema di sopravvivenza così forte che non ci saranno risorse per tagliare le teste a questa gente.

Ma che importa, oggi gioca l’Italia…

E passare la notte a far l’amore con Biancaneve, non ha prezzo, per tutto il resto c’è sticazzicard.

Alla prossima.

1 thought on “Monterotondo chiude.”

  1. esattamente: oggi gioca l’Italia e, se vince, la giornata si chiude in positivo per tutto il Titanic. I Circenses fanno il loro lavoro e la manica di farabutti è talmente estesa che un cambio di governo non cambierebbe alcunchè. Mi sento sempre più all’interno di 1984 e non ho la più pallida idea di come uscirne.😦

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