Info senza importanza

Devo cambiare casa, mi trasferisco a Monterotondo. Non mi fa piacere, non ne sono particolarmente contenta, mi suona un po’ come una sconfitta (l’ennesima, direi), ma sembra la soluzione più ragionevole.

Ragionevole.

Ho avuto amici in giro per casa, la settimana scorsa. Bello e dolce. Piacevole e rigenerante.

Vorrei scendere a Napoli, mi manca.

Vorrei anche andare al mare, ma da sola mi rompo il cazzo.

Ho fatto un corso sul “teamwork”. Una di quelle parole che fa un po’ schifo a sentirla. Ma il tutto era interessante.

Mi sono resa conto che crescere all’interno di un gruppo definito e ristretto di persone mi ha insegnato a capire e generalizzare tutti i deliranti meccanismi che lo governano. Divertente scoprire che le cose che sono abituata a fare per puro adattamento, hanno un nome e uno studioso che le spiega. Continuo a nutrire la mia convinzione che studiare non serve a un cazzo. Serve vivere e pensare a quello che si vive.

Leggo un inizio di racconto scritto da una amica di mia sorella. Parla anche della mia famiglia. Ci definisce “snob”. Rido e sorrido. E’ una parola che non avrei mai usato per etichettare il nostro imprinting iniziale. Però capisco che si possa pensarlo. Parliamo di 40 anni fa, comunque.

GLOP= General Labeling Of People (Appiccicare Etichette Generiche Alla Gente). E’ una operazione che si compie nei primi sette (dico 7) secondi di contatto tra due persone.

Serve, perbacco se serve. Ma diventa un orrendo ostacolo se vuoi andare oltre nei rapporti. Si finisce  per interagire e considerare quella etichetta e non i comportamenti ed i fatti in sé per sé.

Mi sono ritrovata a non saper accoppiare un reale comportamento fastidioso alle persone che mi stanno sul cazzo. Se ne deduce che non sono mai i fatti a darti una idea di una persona, ma i pregiudizi. Nel bene e nel male. E questo è il DEGLOP, ovvero staccare le definizioni dai fatti. O attaccarle, eventualmente, dipende.

Faccio i conti con un gruppo di persone che non vede di me altro che “simpatia ed energia”. Avvilente definizione inutile. Ma anche con i miei freni ed ostacoli. Mi stanca condividere il dolore di un altro, mi è chiaro. E così aggredisco (come il pater, uguale uguale), giudico, dispenso consigli non richiesti e soluzioni adatte solo a me.

Parlo molto, in questo periodo. Moltissimo. Logorroica fino allo sfinimento. Aver perso la capacità di conservare i pensieri per trasferirli su questo blog, mi ha fatto diventare iperverbale (più di prima? apperò!).

Mi rigira in testa l’idea che, a cinquant’anni, nessuno è più giustificato dal proprio passato. Un po’ di comprensione per chi non abbia proprio avuto modo e tempo e lucidità di trovare il modo per staccarsi e capirsi e per chi ne è stato talmente danneggiato da essersi perso. Ma si tratta di numeri irrisori. Per tutti gli altri (me compresa), non è pensabile continuare a fare e dire e agire e perpetrare sempre gli stessi fottutissimi schemi perché 35 anni fa qualcuno di importante ti ha fatto male o ti ha nutrito con orrori che non si possono metabolizzare. A 50 anni se hai vissuto, pianto e ferito, se ti sei fatto male e sei caduto, se hai chiesto aiuto, se hai le parole per dirlo e per pensarlo, se sai guardare gli altri per quello che sono e specchiartici dentro con un minimo sindacale di onestà, non puoi più aspettarti la comprensione e la tolleranza cui credi di aver diritto. E non è neanche bello ritrovartici ancora dentro.

Comunque, “affinale”, sono diventata una bestia feroce. In ogni campo.

 

 

 

 

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9 thoughts on “Info senza importanza”

  1. ciao Penny, “gli orrori di cui sono stata nutrita” sono ancora i miei fantasmi, anche se di tempo ne è passato parecchio. Non riesco a cacciarli, mi impediscono di vivere e mi consentono invece solo di sopravvivere. Hai ragione quando dici che “non è bello ritrovartici ancora dentro” se solo riuscissi, e ci provo, me ne allontanerei alla grande.
    Grazie, perchè ne hai parlato.
    Snob, ma non nel senso latino di sine nobilitate!
    Glop, ho imparato un’altra cosa.
    Grazie di esistere.

  2. forse “labeLLing” con due L di lesbica? 😉 studiare forse serve ad applicare regole delle quali, come dimostri tu molto bene, se ne potrebbe fare tranquillamente a meno! sempre bello leggerti …

  3. ripasso da ste parti, lieta di vedere che hai ricominciato a raccontare. spero che i feedback che vuoi tu arrivino, io mi chiedo perché cambiare le categorie? tutto sommato per quanto limitate l’importante è non sentirle limitanti o no? al mare ti direi andiamo assieme, se non sapessi che non lo farai mai. anche sei in ritardo di un mese ti auguro un bellissimo anno pieno di quello che vuoi tu.

  4. “affinale”, se si è feroci con se stesi come con gli altri, non si è feroci affatto.
    poi: non c’è niente più “centrale” di monterotondo, possibile? ne parleremo…

  5. “affinale”, se si è feroci con se stessi come con gli altri, non si è feroci affatto.
    poi: non c’è niente più “centrale” di monterotondo, possibile? ne parleremo…

  6. @deepgreen: Mi rendo conto di essere diventata dura, per l’ennesima volta. Grazie a te, come sempre, per come segui questo blog.
    @Michi: labeling or labelling, pare si possano utilizzare entrambi. Sempre bello leggere i tuoi commenti.
    @Donasonica: Perché il tempo di quelle categorie è finito, non ne ho più e non mi ci ritrovo più io. Quindi le sentivo limitanti. Grazie per l’invito.
    @ziasaimon: parliamone.

  7. Sono di corsa su questo tuo nuovo “scritto” devo leggerlo con più attenzione …è sempre bello ritrovarti però !!!!!

  8. ah dimenticavo monterotondo, se mi mandi un messaggio e mi dici quanto puoi spendere, forse qualcosa dalle parti di centocelle e potresti trovarla (io non ho abito più lì, tranquilla :-), dico sul serio una amica ha trovato un villino staccato dai palazzi ecc. da sola e paga 650, tu potresti accontentarti di meno e pagare meno!
    davvero fammi sapere che ti dico. monterotondo è davvero un’idea del cazzo, lo è sempre stata, a meno che tu non voglia rintanarti a scrivere un libro o coltivare finocchi.
    per l’invito figurati, quando vuoi, se mai volessi, sai dove trovarmi

    1. @sonica: grazie ma, no. Andare a sud significa, per me, il doppio del tempo per arrivare al lavoro ed il doppio delle spese per la macchina. Non sarebbe un risparmio. Coltiverò splendidi finocchi.

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