Napoli è in Medio Oriente

Soundtrack: mi sa che ci vuole. Mi spiace per la cattiva qualità, ma non se ne trovano di migliori.

Torno carica di energia rossa e bruciante. Energia rubata. Senza aver dovuto lasciare neanche un grammo di me. Ne sono fiera. E’ la mia vendetta personale.

In questo week end mi è sembrata Istanbul. Non lo so, non conosco la Turchia o la Tunisia o il Marocco. Ma io le ho sempre immaginate così come ho visto la mia città oggi.

Siamo oltre l’imbarbarimento.

Siamo al ritorno alle origini. Siamo a quelle immagini da Gran Tour, quelle raccontate da fancazzisti francesi ed inglesi due secoli fa.

La vera natura dei napoletani e della terra che occupano.

Qualcuno ha detto che i napoletani sono l’unico “popolo” europeo rimasto.

Non lo so.

E non l’ho vista né abbandonata né sciatta.

L’ho vista per quel che è.

Ho portato con me la pastiera. Ero a rota.

E il sapore della frittura all’italiana. Chi la conosce sa cosa intendo.

Scendo le scale del palazzo del fab e attraverso nuvole al sapore di genovese.

Attraverso strade dei quartieri e incontro donne in pantofole e vestaglia urlarsi da un vascio (=basso, unità abitativa essenziale posta al piano strada, N.d.T.) ad un altro. Era un po’ che non ne vedevo.

Roba vecchia agli angoli delle strade. Cantieri. Scavi. Bancarelle di cibo come nelle foto Alinari. Odori su odori.

Palazzi scalcinati. Scirocco caldo e sabbioso. Pioviggina fango di tanto in tanto. Polvere.

Caffè denso e saporito. “Zucchero io?”. Chiede il barista. Lo avevo dimenticato. Avevo anche dimenticato la necessità di specificare “in tazza fredda”. A Napoli le tazzine da caffè sono crateri di vulcano in eruzione.

Folla che grida. La partita. Silenzio e poi urla e insulti. Bestemmie mai. Quelle le ho sentite a Roma per la prima volta. A Napoli non si bestemmia neanche quando il giocatore del milan si butta a terra per finta.

I bar con i megaschermi. I poliziotti che si fermano a guardare la partita.

Volevo anche il pane e la mozzarella. Non avevo abbastanza soldi.

Mi accorgo di aver paura. Che mi rubino la macchina. Che mi rubino lo zaino. Che mi rubino il cellulare. Io non ho mai avuto paura a Napoli. Mai. Non capisco. Forse semplicemente non la conosco più.

Ho fatto le 4 e mezza di mattina, sabato, festeggiando i 40 della R*. Bella festa a sorpresa.

Incontro un Verme e, come un automa, malgrado siano 10 anni che non lo saluto, lo bacio pure. Che cazzo mi ha preso? Automatismi da afasica.

La vita scorre e le storie si incrociano. Napoli è piccola. Ci si ritrova e ci si rivive che lo si voglia o no.

 Prima di tornare a casa caffè e cornetto vicino al mare. Con V*, L* e I*.

Odore di frutti di mare. Folla. Macchine. Rumori. Camerieri sbrigativi. Abitudini consolidate.

Alla festa avevo tacchi 7. Una tortura ma ne valeva la pena. Ci ballo anche. All’una e mezza mi rimetto gli scarponcini anche se sotto al vestitino stanno di merda. La R* mi rovescia un vodka lemon nella scollatura. Santa Pazienza. Mi siedo su un trespolino e organizziamo un taglio e cucito in quattro.

Perché le lelle vestono sempre di nero? (noi siamo vestite di nero). Perché le lelle non sanno comprare pantaloni adeguati alla propria struttura fisica? (meno male che avevo il vestitino).

Ne arriva una che sembra un mafioso russo. Spolverino di lana con cappuccio. Coda di cavallo bassa e gel. Stivali a punta con rinforzi in acciaio. Pose plastiche da bodyguard di hollywood. Nera. Se la incontrassi di notte in un vicolo scuro, chiederei protezione al primo rumeno che passa. Non è vero, ma mi viene di pensarlo.

Donne. Tante donne. Poche solari. E’ la cosa che mi intristisce di più.

La R* è felice. Questa è una buona cosa.

V* ed io, di tanto in tanto, lanciamo un lamentoso “voglio la mia fidanzata”.

Racconto la storia mia e di Biancaneve almeno 8 volte.

Qualcuno mi consiglia di scriverci un libro perché è una storia molto romantica.

Mi viene da ridere. Ma sono fiera come un cavallo arabo.

Dimenticavo: all’andata sono finita sulla Roma – L’Aquila perché mi sono messa a fare una gara di velocità con una opel. Ho perso l’uscita giusta per continuare a correre.

Ma ho vinto io. A Tivoli, ma ho vinto io.

Mi si dice che pontifico. Ci rifletto un po’ su.

Stasera rivedo Biancaneve. Le brillano gli occhi per una bella cosa che ha fatto in questo week end.

Qualcuno mi ha detto “stai attenta”.

Ho risposto quello che dico di solito: “sticazzi”.

Buonanotte gentili sparuti lettori.

3 thoughts on “Napoli è in Medio Oriente”

  1. come sono arrivata fino al tuo blog non lo so…il pezzo mi piace e mi piace il fatto di leggerlo stasera, a meno di un mese dal mio ritorno a Napoli dopo 4 anni passati in America. Grazie per il profumo della frittura e della genovese…

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