Satisfaction

Soundtrack: Black Eyed Peas Meet me halfway

Il mio lavoro, certe volte, è fichissimo.

Il mio lavoro, certe volte, fa rizzare i peli dietro la nuca per l’orrore.

Il mio lavoro, qundo funziona, mi pompa benzene su per il sistema venoso e mi provoca effetti pirotecnici tra i neuroni.

Il mio lavoro, quando non serve, mi sgonfia come un canotto abbandonato, d’inverno, sul legno secco e salato di uno stabilimento balneare chiuso.

Rientrata da 19 – e sottolineo 19 – giorni di vacanzetta transannuale, ho bisogno di rientrare nel ritmo che ho perso del tutto, considerando anche il mese di presepe.

Per regolarmi io, sottopongo i cicci piccoli a tornate di test di ogni genere e tipo. Li torturo e mi torturo per obbligarCi a restare soli nella stanza e concentrarCi sul lavoro che dobbiamo fare.

E ho sempre sorprese. Splendide e terrificanti. Alternativamente.

Il ciccio piccolo che pare bilingue, ma non lo è, che non parla mai e che non sapeva neanche il significato della parola “feroce” (in compenso ha una madre da urlo per quanto è bella), ho da dimetterlo, ormai, sta una favola. Il calcolo va ancora una chiavica, ma viene da una scuola dove ce ne fosse uno che sa far di conto. Per quanto io l’abbia cazziato parecchio, se lo guardo bene, con la sua forma da orsetto orientale, mi chiedo come cazzo faccio ad essere così orrendamente senza cuore. Ma dato che ha funzionato, ed ha funzionato in un annetto, viva la Signorina Rottenmeier!

Il ciccio piccolo che sta con me da tre anni, forse anche qualcosa in più, dislessico come un palo della luce, peggiora. E peggiora di molto. Ed io non so il perché. E’ bello e moretto, scattante e muscoloso, piccoletto e furbetto. Ma peggiora. Mi sento una logopedista di merda. Poi penso all’orsetto orientale e mi arripiglio. Ma sono pur sempre una logopedista di merda con questo ciccio qua. Sono troppo protettiva con lui. Sarà perché è adottato e non lo sa, sarà perché i genitori lo torturano di richieste sull’unica cosa che fa una chiavica, sarà perché dice bugie che se il naso crescesse davvero, avremmo risolto gratis la questione del ponte sullo stretto di Messina, sarà perché l’ansia se lo mangia vivo, letteralmente, dovreste vedere gli herpes che lo avvinghiano. Mah. vedremo.

Ho rivisto il ciccetto minuscolo che mancava da più di un mese. Un grissino da mangiare a morsetti piccoli piccoli. Con tutte le sue adenoidi che, più che altro, sono alieni che hanno invaso e conquistato la sua faringe. Sta meglio, parla da schifo, ma sta meglio. Questa è una buona cosa.

Ho una ciccia non tanto piccola da poco, problematica, seriamente problematica. Per ora ci troviamo bene e ci divertiamo abbastanza. Ma c’è da scoperchiare una compostiera niente male, che poi è la sua famiglia. Non so, è una sfida che mi attira oltremodo, peraltro la NPI ne è attratta anche più di me, ma non so se siamo il posto giusto e le persone giuste.

La madre di questa ciccia non tanto piccola è sicuramente una criptolesbica. Cripto solo per lei, credo, perché le manca solo un cartello luminoso con la freccia intermittente sulla fronte. Questo, di pe sé, non c’entrerebbe un cazzo con tutte le problematiche di sua figlia ma, di fatto è, secondo me, un punto nodale.

E non è che una madre lesbica non sia una madre equilibrata, non provate a pensarlo neanche per un attimo o il blog di penelopebasta vi invierà un fulmine polverizzante, è che una madre che non riesce a sentirsi addosso la libertà di esprimersi per quello che è, è una madre pessima.

E se non è possibile, per una donna dell’hinterland di una capitale europea, esprimersi e mostrarsi e viversi come si sente, come è, come si vive, questo mondo è una merda. Assolutamente una merda. E questo mondo si deve piangere una ragazzina devastata dalla patologia mentale altrui. Perché quella patologia nasce e cresce solo e unicamente sul pregiudizio, sulla pseudo-morale cattolica, sulla piccolezza mentale di un paese che si chiude invece di aprirsi, sulla miserabilità di un individualismo da decerebrati che non porta e non porterà che a niente altro che dolore e malattia e miseria mentale e pratica.

Marò che pippone.

Aggiungerei che, seriamente, se andassi in sinagoga a Roma a vedere giuseppina che si incontra con la comunità ebraica, non potrei fare altro che lanciargli addosso la suddetta ciccia non tanto piccola. Sintetizzando in una botta sola sia il finto attentato con finto lancio del duomo, sia la psicolabile che ha abbattuto il droide vestito da papa.

Ma come sto strana stasera.

Vorrei dichiarare pubblicamente che io, Biancaneve, la sposerei domani mattina e che, in questo caso, meglio che non sia possibile farlo. Metterei anche un annuncio su Repubblica con la sua foto e, sotto, la scritta “questa sgnacchera sta con ME”.

Infine, last but not least, registro una personale soddisfazione nel riscontrare, con gioia, che me la faccio con persone di qualità.

 

 

10 thoughts on “Satisfaction”

  1. anvedi…e che dire?forse che al tuo lavoro è necessario qualche psicologo di più…e qualche seria psicoterapia,sempre nei limiti del servizio che conosco!e magari anche qualche colloquio x gli operatori…e poi W Biancaneve,che invece ha avuto il coraggio di andare oltre la morale e ora ti rende felice!

  2. Uhm… non so. Sono anch’io certa che vivere la propria omosessualità in maniera velata influisca negativamente sulla propria personalità… però non lo so, non me la sento di esprimere condanne in questo senso. Da un lato penso rimanga, comunque, una scelta personale che matura con il tempo; dall’altro… mah, non necessariamente l’hinterland della grande città aiuta, aiuta la cultura che si possiede e alla quale si è stati esposti, oltre al grado di autostima che si possiede.
    Biancaneve è stata grandiosa a vivere subito apertamente il suo amore per te; ma penso che ognuno abbia diritto ai suoi tempi di maturazione.

  3. Biancaneve ha la sua strada da fare.
    La questione è diversa e, la mia durezza, nasce dalla frustrazione e anche dalla coscienza. Io non parlo di “velata”, parlo di “negata”, è diverso. E la negazione della propria omosessualità, una volta sfangata l’adolescenza, crea danni a se stessi e agli altri. La responsabilità dei danni su di sé, son cazzi di ognuno per ognuno, la responsabilità dei danni sugli altri, è forte e ingiusta. Quello quell’è.

  4. Concordo pienamente con te cara la mia Penè …ma quanto è complicato ammettere la propria omosessualità e soprattutto viverla in un paese così di merda …..

  5. Sinceramente non so se è peggio “velare” o “negare”. Conosco lelle che si ghettizzano, ma poi nella loro cerchia si “fidanzano” con tutte; altre che hanno la loro bella famigliola e poi ti mangiano con gli occhi e poi conosco me che sono sfacciatamente lesbica e fidanzata con la mia lei e che UDITE UDITE entro l’anno proveremo ad avere un bimbo e Penelope sai quante paure di recargli danno ci hanno lasciate sveglie per notti intere? Ci amiamo e speriamo di essere delle brave mamme, i problemi li affronteremo….

  6. @coraggio: Sì, lo so, e se stiamo ridotti al grande fratello per vedere due donne baciarsi, pensa come stiamo!
    @Saffoco: secondo me peggio negare, perché fa più male dentro. Velare è una paraculata, ma almeno alleggerisce la coscienza. Brave, guaglione. Così si fa. Se c’è una cosa che mi piace dell’essere lesbiche, è che c’è sempre un modo di aggirare le leggi demenziali. Io avrei solo paura di mettere un bimbo nuovo di pacca in questo mondo di merda. Ma sarete ottime mamme (è una minaccia, non un augurio).

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