Ladre di identità (LDI).

Soundtrack: Rage against the machine Killing in the name

Esiste, sulla faccia della terra, gente che non essendo in possesso di una sua propria personalità ed identità, tende ad appropiarsi di quella degli altri. O almeno di quella che crede di vedere negli altri.

Ed è così che pastori delle montagne lucane arrivano ad adornarsi di pashmine di cachemere e/o (a volte contemporaneamente) di giubbotti di pelle nera borchiati quando, ovviamente, gli starebbe molto meglio una pelle di pecora o, tutt’al più, di mucca.

Questa tipologia umana, fiorisce particolarmente nel mondo lesbico. Potremmo dire, più o meno, 1:3.

Potrebbe apparire un controsenso, abbiamo spesso parlato della fatica e del percorso tipico di una lesbica per guadagnarsi il suo posto nel mondo, abbiamo parlato di consapevolezza e sofferenza, di profondità e comprensione.

Ma non parlavamo di loro.

Esse, le ladre di identità, mollano ben presto per pigrizia, per incapacità specifica o semplicemente perché non si può costruire una cattedrale nel deserto e, una volta arrivate alla maggiore età (che per loro si manifesta intorno ai 30/33 anni), si rendono conto che manca qualcosa.

Parte quindi la corsa all’appropriazione indebita.

Ovviamente prediligono puntare la propria attenzione sulle lesbiche della tipologia “banana”. Appaiono sempre come le più malleabili e distratte.

Quindi, le LDI, iniziano la loro opera di sottrazione.

Alcune hanno affinato le proprie abilità a tal punto, da mettere in difficoltà i borseggiatori della metro di Roma.

Dovessero metterci anche un intero anno, di certo ci riusciranno.

La malcapitata banana verrà espropriata delle proprie azioni, creazioni, relazioni e, nel caso manifestasse l’intenzione di protestare, affermare se stessa o denunciare il furto, verrà subissata di improperi e accusata di ogni possibile e impossibile nefandezza. Le LDI sanno sfruttare molto bene la conoscenza della personalità che hanno acquisito con il dolo e usano con estrema disinvoltura i punti deboli per definire ed ottimizzare la sottrazione.

Una volta terminato il lavoro, però, sorge qualche piccolo problema sulla breve, media e lunga distanza.

La personalità rubata, senza l’apporto del suo legittimo proprietario, non evolverà, non sarà in grado di creare, non potrà nutrire le relazioni.

Facile immaginare che, nel giro di un semestre, la LDI avrà bisogno di un’altra identità/personalità da rubare. E comincerà la sua caccia, non sempre fortunata in verità.

Perché bisogna accontentarsi di quello che capita e, i colpacci, avvengono un paio di volte nella vita.

E la lesbica banana?

Non c’è problema per lei, per quanto banana sia e per quanto manipolabile sia, ha imparato a proteggersi il poco che ha. Ha anche imparato, negli anni, che le cose che fanno parte di lei a lei ritorneranno, è una legge di natura. Quello che lascia andar via son briciole, briciole e incarti di cioccolatini.

E se qualcuno si è lasciato ingannare dal luccicore, son squisiti cazzi suoi.

 

 

 

6 thoughts on “Ladre di identità (LDI).”

  1. mmh… il concetto è chiaro.
    Ma dimmi… che c’entra la metafora gastronomica della chiosa con l’argomento centrale del tuo blog debitamente rappresentato nelle dimensioni del carattere nel modulo “che si dice?”
    Non che mi disturbi il turpiloquio (figuriamoci) ma, come mi infastidisce che per definire una donna molto capace di dice che “ha due palle così…” oppure che “è cazzuta” (come se non esistesse altro modo per definire le sue capacità che esaltarla al ruolo principe di maschio, ovviamente migliore), così comprendo poco che lesbiche possano trovare squisiti (o beneamati, come hai scritto altre volte) attributi cui hanno deciso scientemente e volontariamente di rinunciare (perchè i giocattoli tali rimangono e non rientrano nella categoria).
    Eppoi sempre signorina di buona famiglia rimani, perdiana!😀
    Vabbè… la archivio come nota di colore: voi scrittori ogni tanto le inserite.

    P.S.
    La Mogliera dice che sono puritano: ma è questione di sostanza, non di forma😀

  2. Non devi abbassare mai la guardia, e poi zia lo sai che noi possiamo e DOBBIAMO guardare al di là… e poi le appropriazioni indebite ritornano sempre in quel posto… la posso dire questa cosa o tribus mi cazzea?

  3. lungi da me redarguire chicchessia e, cara Elide, ti prego: non mi annoverare pure tu tra i bacchettoni o, peggio ancora, tra i censori.
    Perdonate se mi sono permesso; in realtà, dopo c’ho pensato su e sono arrivato alla conclusione che, tra ironia e iperbole, si trattava di una “cosa da scrittrice” che tutto sommato ci può stare. Questo post è un monologo, un pezzo di teatro che ha bisogno di un finale ad effetto, il botto finale.
    Sicchè, cara amministratrice di questo blog, cassa pure il mio commento!😀
    (ma i dubbi mi rimangono)

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