Favole e duelli.

Soundtrack: Astor Piazzolla – Violentango

Intorno ai miei otto anni, in casa mia, è arrivata una perfetta sconosciuta.

La sconosciuta avrebbe preso il posto di mia madre, secondo voci diffuse.

La sconosciuta era solo una sconosciuta. Per me.

E’ andata via più di 30 anni dopo, e non di sua volontà.

E’ stato il rapporto più complicato e denso che io abbia mai avuto.

Si chiamava Leda.

Era una donna coraggiosa, dura e molto determinata.

Lo ero anche io.

Ma ero anche molto piccola.

Quello che ricordo bene, con certezza e nitidezza, era la difficoltà che avevo, io, ad ammettere che mi piacesse. Che mi ci trovavo, che la sentivo.

Ci ho lottato per quasi 30 anni.

E i miei amici lo sanno bene.

Era il bersaglio preferito delle nostre cattiverie. Delle mie.

Se nell’apparecchiare la tavola c’era una forchetta spuntata, la mettevo al suo posto, salvo pentirmi un attimo prima di sedermi per il pranzo e cambiarla di corsa con la mia.

L’ho fatto per anni. In questa sequenza, senza saltare una singola volta.

La odiavo perché era matrigna, e le matrigne si odiano per definizione. Te lo insegnano con le favole da subito. Se sei orfana, tale devi restare e non sia mai detto che tu possa scoprire che la maternità non è solo faccenda biologica. Le matrigne abbandonano, tramano, rubano, invidiano, eliminano. E io le favole le leggevo da me.

Certo, un paio di cosette aiutavano.

Nella mia casa chiattilla (=borghese, N.d.T.) c’erano ben 2 bagni, anzi tre. Comunque in quello di noi bambine non c’era la doccia. La mattina attraversavo il corridoio come fossi uscita dalla tenda di un campeggio, con in mano accappatoio, sapone, shampoo, asciugamani e asciugacapelli. La mia roba non poteva stare nel suo bagno.

Sarà per questo che in vita mia non ho mai sopportato vivere in case che non fossero mie (quantomeno come intestataria del contratto di affitto).

Sono stata buttata fuori più volte e da più case (sempre di famiglia chiattilla…), sono stata estromessa e usata, insultata deliberatamente e aggredita. Credo come in ogni famiglia, credo come in quasi tutti i rapporti tra madri di forte carattere e figlie fragili e irrequiete.

Dopo 30 anni ci siamo guardate in faccia e ci siamo dette che, tutto sommato, ci siamo volute bene. Lei si è assunta la responsabilità di crescermi ed educarmi (questo credo di averlo già detto) e io la responsabilità di essere una figlia difficile. Senza troppi sensi di colpa io, con molti sensi di colpa lei, Che pure non se li meritava. Alla fine conta l’agire. E conta il riuscire a farlo in un contesto che la pressava e spingeva incessantemente. Perché nessuno voleva quella donna evoluta e ostinata a sostituire l’icona che era diventata mia madre da morta ed il pater, ovviamente, si è guardato bene dal mediare o da far sentire la sua presenza in questa guerra da sussidiario. In fin dei conti ce l’ha fatta a fare le cose che voleva fare. Anche lasciare la sua impronta su di me.

Me la sento, la riconosco. E non solo nel saper tagliare la frutta con forchetta e coltello.

E se penso a questo, penso che tutto è possibile.

Ho alle mie spalle esempi enormi di questo.

Mio padre, mia madre, Leda, mia nonna, mia sorella, mia nipote. Un’intera famiglia con la testa dura come il marmo e il culo imbottito di kapoc: cadi e rialzati, cadi e rialzati, cadi e rialzati.

Mi ritrovo nel dna tracce che arrivano da ogni parte e sono marcate tutte allo stesso modo. Ebrea, turca, calabrese, napoletana, romana.

Mah.

Difficile raccontare da dove parte questo sproloquio. Ma io so esattamente da dove parte.

La notte di capodanno sono uscite fuori delle strane carte “oracolo”, oltre ai miei tarocchi invecchiati e quasi dimenticati (non li so più leggere, questa è la verità, proprio non riesco più a mettere insieme le cose e vedere il quadro finale, ma è meglio così). Il mio “oracolo” diceva che ho da fare un duello all’alba.

Io so che è così. Mi sto preparando.

Per il resto tutto bene?

4 thoughts on “Favole e duelli.”

  1. ti leggo e ti rispondo dal letto…stanotte non c’ho voglia di dormire…i primi giorni dell’anno sono i più tristi per me,per 3 motivi anzi per 3 persone!ma il 4 gennaio è quello che mi ha spaccato,lacerato,cambiato e dopo 10 anni ancora sono sotto le coperte e piango e ricordo!

  2. anche la mia mamma che leggeva le stelle è contenta di non saperlo/volerlo fare più. Per quello che mi riguarda l’annus horribilis è finito… speriamo che il 2010 non abbia voglia di imitarlo…

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