Ma va?

zattera

Soundtrack: Malika AyaneControvento (per Biancaneve, obviously)

Mi appoggio sul letto alle 4 e mezza e mi risveglio alle 9 di sera.

Non trovo suoi sms.

Gli sms che non posso più mandarle.

Giorni spuntuti e faticosi, fatti di distanze spigolose e difficili da riempire. Per un sacco di buoni motivi.

Cerco il sole e sono l’unica a resistere sotto la violenza del caldo.

Quest’anno mi piace. In anni passati fuggivo e mi nascondevo al buio come un geco.

Mi risveglio e vorrei averla distesa al mio fianco.

Carezzarle la nuca.

Infilarle le dita tra i capelli e risvegliarla parlando piano.

In questi giorni cose e parole ricorrono.

Questioni con persone diverse e faccende simili in modo impressionante.

Il controllo. Il fine ultimo di tutti.

Il percorso. La certezza che chiude i confronti.

La mano di Dio. Che pare passi il suo tempo infinito a sistemare tagliole e buche malesi sui sentieri.

La paura. Che taglia le gambe, la vita e il pensiero in migliaia di trattini e segmenti. Vedo una gran quantità di gente con i piedi incastrati tra un trattino ed un altro.

Qualcosa mi arriva e qualcosa capisco. Altro non è accessibile per me.

Ricordo bene il mio periodo new age.

Dovevo essere una gran palla.

Forse invidio chi riesce a sentirsi così certo dei propri obbiettivi e dei modi per arrivarci.

A tratti mi pare infantile e insufficiente. In qualche modo stonato.

Mi chiedo anche se è davvero possibile porsi una meta tanto lontana e friabile come la definizione di sé.

Considerando che nessun giorno è uguale ad un altro.

Un po’ greve sto post eh?

Sto un po’ malinconica, per motivi vari ed eventuali.

I misunderstanding con Biancaneve mi sfiancano un po’ e mi manca il suo contatto.

Comunico con gli amici e non capisco troppe cose. Stupefacente per una che si crede capace di penetrare ogni recesso dell’animo umano.

Loro hanno la filosofia spirituale, io ho Freud.

Mi sa che non c’è poi ‘sta gran differenza.

Sempre al controllo si arriva.

Figuriamoci, l’unica cosa che vorrei al momento è mollare i remi e lasciare che la zattera se ne vada in giro per i cazzi suoi…

Ché remare pensando di saper dove andare è una rottura di palle che la metà basta.

Non vedo gran motivi di sudare per raggiungere l’India e invece finire in America. Che magari potrei finire alle Fiji.

Un pareo, un baretto sulla spiaggia e un tifone all’anno.

Mi sa che ci vuole una vacanzetta.

Abbelli, mi mancate.

 

 

 

11 thoughts on “Ma va?”

  1. sì sì, il baretto alle Fiji…………….coraggio Penny, sdraiati sulla barca e lasciati trasportare, che a remare senza vento si fa una fatica che la metà basta e tra l’altro non si arriva mai…..goditi il sole e quando ricomincia il vento, riprendi a remare! Buon viaggio

  2. The dream had been right – this was like coming home, like asking, Where have I been all my life?, which was another way of asking, Where were you in my childhood, Oliver?, which was another way of asking, What is life without this, which was why, in the end, it was I, and not he, who blurted out, not once, but many, many times, You’ll kill me if you stop, you’ll kill me if you stop, because it was also my way of bringing full circle the dream and the fantasy, me and him, the longed-for words from his mouth to my mouth back into his mouth, swapping words from mouth to mouth, which was when I must have begun using obscenities that he repeated after me, softly at first, till hew said “Call me by your name and I’ll call you by mine”, which I’d never done before in my life and which, as soon as I saqid my own name as though it were his, took me to a realm I never sharfed with anyone in my life before, or since.

    André Aciman, “Call me by your name”.

    Baci

  3. “…obiettivi e modi per arrivarci….” anch’io porgo tutta la mia invidia per chi ha chiari gli uni e gli altri…brutta cosa l’invidia, si finisce all’inferno, ma di motivi per andarci ne collezioniamo a pacchi…
    “Mi chiedo anche se è davvero possibile porsi una meta tanto lontana e friabile come la definizione di sé”….
    è possibile, ma pericoloso…e viaggio senza fine….
    Mi sono sempre chiesta se gli uomini e le donne di qualche secolo fa riuscivano a farsi così male da soli come noi oggi con tanti e tali pensieri…..una vita più vicina all’istinto, e il più possibile lontana dalle strade di sta cosa chiamata “anima” forse ci aiuterebbe a tenerci al riparo da gran pezzi di dolore….
    Qualcuno dice che i popoli più felici sono Irlanda, Brasile, Danimarca, e Nuova Zelanda….perchè mi chiedo?
    Il verde, la natura, gli spazi sconfinati, oppure….?
    La vita come viene?Boh?….andiamoci tutti e vediamo che succede….

  4. Tutto come nel sogno – era come tornare a casa, come chiedere “Dove sono stato finora?”, che era un altro modo di chiedere “Dov’eri quand’ero bambino, Oliver?”, che era un altro modo di chiedere “Cos’è la vita senza questo?”, che è poi la ragione per cui, alla fine, sono stato io e non lui a sussurrare – e non una volta, ma tante – “Se ti fermi mi uccidi, se ti fermi mi uccidi”, che poi era solo il mio modo di armonizzare la fantasia e il sogno, me e lui, le tanto desiderate parole dalla sua alla mia bocca e di nuovo nella sua, scambiandosi le parole da bocca a bocca, che poi deve essere stato quando io ho cominciato a dire oscenità, che lui ripeteva prima con dolcezza per poi dirmi “Chiamami con il tuo nome e io ti chiamerò col mio”, una cosa che non avevo mai fatto prima nella mia vita e che, appena pronunciai il mio nome come se fosse il suo, mi ha trasportato in un mondo che non avevo mai esplorato con nessuno prima, né ho mai più ritrovato con nessuno in seguito.

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