La sfracantapalle

 

Soundtrack: Massive Attack Unfinished Sympaty

Mi accorgo che i miei migliori amici, stentano a raccontarmi pezzi importanti della loro vita.

Non solo stentano, ma si aspettano pippotti e commenti pregiudizievoli da vera sfracantacoglioni.

MA CHE MERAVIGLIA!

Dovrò rivedere qualcosina, diciamo così.

Il bello è, che io non mi sento una sfrantatesticoli.

Ma, evidentemente, lo sono.

Il tutto prevede che io sia vista giudicante, intollerante, non flessibile e razionale allo spasimo.

Una vera corticale sinistra blu.

[sorry, sono reduce da un attacco di panico dovuto ad un invito spiazzante]

Ho un brutto carattere, sì.

Ho idee precise, sì.

Sono rigidina, sì.

Mapperò.

Gli amici sono amici. Posso abbaiare un po’, protestare sui principi, agitarmi sulla sedia ma, alla fine, conta quello che la persona decide di fare. Conta anche per me. Si rispetta e si sostiene.

Manca questo passaggio, evidentemente.

 

Alta antropologia

mela_rossa

Soundtrack: Wouter Hamel Don’t ask

Siamo fatti per stare in branco, non siamo fatti per stare in coppia.

Diciamocelo.

E, per giunta, branchi di omologhi.

Gira che ti rigira, si vive meglio così. Tutti viviamo meglio così.

La coppia, da sola, soffre, si danna e non resiste.

Perché mai lo penso da giorni?

Sospetto motivi poco nobili. Sospetto di aver bisogno di trovare buone giustificazioni. Ma anche no.

Poter conservare tutta la mia vita e i miei legami e le mie cazzate e le mie narcisistiche sceneggiate mi sembra, per la prima volta, una gran bella cosa.

E poi adoro il mio branco. La Famiglia. Con quel po’ di senso meridionale del termine. Vagamente camorristica. Adoro vedere il branco muoversi verso qualcosa, qualcuno, attivarsi per, preoccuparsi di, aver cura. Meraviglioso.

Poi.

Preavverto che a maggio ci sarà grande evento. Almeno per me. Non ha a che vedere con i numeri del blog. Anche se col blog ha a che vedere sì.

Sento la mancanza del pater. Deve essere l’influsso della mela di Biancaneve. Che fa effetto ecstasy: peace&love.

Ho chiacchierato, in questi giorni, con chi nulla ne sa, della vita standard di una lesbica metropolitana.

Mygod siamo infarcite di paure come un cannolo siciliano. Ma non se ne può fare a meno.

E lo sappiamo solo noi. Fuori da qui, non si ha una idea di cosa significa essere apertamente lesbica. O apparentemente lesbica. Quando ne parlo ricordo perché mi importa ancora così tanto definirmi e definire.

Sono nella peggiore situazione economica degli ultimi due anni. Zero risorse. Zero assoluto. Mi so’ un po’ rotta il cazzo di ciò.

Buona giornata abbelli.

The Price

sassiSoundtrack: la metto tra un po’.

Intorno ai 35.

Distruttiva e originale.

L’hanno trovata a casa il giorno dopo. Con il cappello.

Mi dicono.

Sfondando la porta.

Mi dicono.

Non ho più pregiudizi sulla morte. Di nessun tipo.

Capita e non c’è modo di farsela tornar gradevole. E neanche sgradevole. Non ha aggettivi, almeno nella mia testa. Non mi sembra abbia senso dargliene.

Quello che mi tiene incastrata sul pensiero è un’altra cosa.

Il prezzo dell’indipendenza. Il costo dell’autonomia. La parte fangosa della solitudine.

Essere trovata dopo 24 ore. E c’è a chi va peggio di così.

Essere padrona del mio tempo e del mio spazio, padrona assoluta, dittatore e monarca, significa che posso fare quello che voglio ma anche che può accadere quello che non voglio.

Come restare da sola a morire e che nessuno se ne accorga.

Una persona come lei mancherà, non passava inosservata.

A bien tot.

Per quanto

lesprincess1ahahahahahahahahahahahahah

Soundtrack: Fink So long

Così mi strappi l’anima dal petto, Biancaneve.

Per quanto io ci provi a restare qui senza impazzire e correrti contro.

Lanci fili di seta e io li tengo in una mano senza poterli tendere e arrotolare.

Per quanto io creda di sapere o immaginare, è sempre troppo poco con te.

A volte mi viene il panico. Starò mica per morire? una cosa tipo: “ti esaudiamo gli ultimi desideri e poi te ne puoi andare affanculo”. Se proprio deve essere così, aggiungiamo anche il superenalotto così sistemo amici e parenti e abbiamo concluso.

Notare che, in un nanosecondo  una sua parola (ovvero un sms tra il quarto e il quinto rigo) mi cambia il colore delll’anima.

Detto questo, vorrete sapere della serata di ieri.

NON CI SONO ANDATA AL CHOICE!

Ci siamo intalliate a casa di R*. Mi hanno fatto pure cucinare. A me. Da non credere.

Siamo rimaste spatasciate sul divano con Da Queen alla chitarra e B* alla tastiera e R* all’Iphone e Alice all’ipocondria e io al Biancaneve moment.

Un’immagine delirante. Ma una bella serata. E ho cucinato anche bene (pasta e zucchine, patate al forno, insalata).

Ho voglia di suonare il sassofono.

Ora vado a fare la handy lesbian a casa della R*. Me lo porto e suono con B*. Tiè.

100.000!!!!!!!!!!!!!!! (aggiornato)

Eccoli qua

In settimana festeggio

Darò data e luogo stasera.

Nel frattempo, regalatemi commenti a profusione, regalatemi nuovi nomi di persone che leggono e che non conosco, regalatemi la vostra presenza.

Thanx

Penelope

 

NON BASTA

Ancora pochi siete. Eccheccazzo. Suvvia che son meglio del grande fratello, datemene atto.

Si festeggia venerdì, al CHOICE a Monteverde. Mica mi ricordo l’indirizzo… ALICEEEEEE! tu te lo ricordi? Eccolo: The Choice via Giuseppe Ravizza, 8.

La Penelope, lungo questi 100.000 contatti,ha la sensazione di aver visto cose che voi umani non potete immaginare.

La ferocia delirante di chi non accetta una separazione necessaria e ovvia. Case nuove. Vite nuove. Pippe in quantità. Amici meravigliosi e nuove presenze calde e insostituibili. Donne discutibili ma divertenti. Donne meravigliose e pericolose. Follie lavorative. Sesso. Emozioni. Cambi di stato. Amici che scelgono di andarsene e fingono di no. Nipoti che crescono. Correligionari. Notti insonni. Pomeriggi deliranti a colpi di statistiche. Litigi. Paure. Esaltazioni. Storie. Persone. Cose. Fatti.

Dunque ringrazio alcune personcine a modino che mi fanno compagnia sul blog praticamente ogni giorno. Almeno quelle delle quali ho riscontro. Gli altri avanzino, li ringrazierò un per ciascun. L’ordine non è gerarchico, è a cazzo di cane e comprende anche gente che non passa più.

Elide, Alice, LaSora, Vita, R*, Ziasaimon, Amicodelmuretto, Favoloso, Argo, Omaha, Dandyboy, Altung, Collezionediuomini, Mah, Cugina!, Cugino it, Tribus, F*, L*, CP*, Fabioletterario, V*, Loredana, Kondiaw, Arwenh, Momissis, Xeena, Caterina, Acide, Ilnodo, la guruessa, Fac, Antaiki, Michi, Margy, AreadiWernicke, Salvogullotto, LaVale, mdo, Azzurro, Chiara, Anna, Francesca, Imma, Surfernontantodipassaggio, Meringa, Pallina, Elizabeth63, Sonica, Mylword, Sarcotrafficante, LucaSpoldi, Deepgreen, Mork, Auryness, Lucia, I*, C*, I*, Bettyloop, il discografico, Imogene, Nelson, Shulypoo, Caporale, Calypso, Robainutile, Rebelot, NewYorker, NanoMondano, Crila, Lilliput, Sauge, Sibbi, Nichtier, Marianna, E*, Doro, LeaUeno.

Inoltre la cosiddetta “Lei-la ex” che mi ha dato un buon motivo per mettere in piedi questo circo.

Dai che sembra di stare agli oscar…

Maggiori referenti:

omaha.ilcannocchiale.it 601
altungdiscoclub.wordpress.com 463
elideinviola.wordpress.com 310

Termini ricercati dai motori di ricerca:

penelopebasta 4,632
polacchine 436
volpe 280
L word serie 5 2,461
About Penelopebasta 2,226
Etero & Lesbiche 1,149

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collezionediuomini.wordpress.com 555
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Per quanto riguarda Biancaneve, cosa volete che vi dica, senza blog, non mi avrebbe incatastato in faccia al muro…

100.000?

tra oggi e domani dovrei raggiungerli, ma non sarò connessa, festeggiamo quando torno.

Ci si prepari a seratina in Rome.

Nel frattempo buona pasqua e pasquetta, buona rinascita, buon passaggio del mar rosso, buona festa di primavera e qualunque altra cosa si festeggi in questi giorni.

Terremoti, teatri, giochini, 100.000 et al.

Soundtrack:

Ah, bel groupage nel titolo.

Come mettere insieme cose che non c’entrano una mazza tra di loro e sfangare con post solo una serie di cose in sospeso.

Dunque.

Ieri terremoto. Tralascio le questioni realmente importanti (morti, sfollati, feriti, paure, dolori, bisogni), ché son cose serie e sopra non ci si scherza affatto.

Ridevamo con la R*, oggi al telefono, definendoci “le ragazze dell’80” del terremoto del 1980.

Svegliata con il cuore in gola e il ricordo di quel terremoto di 30 anni fa stampato nel codice genetico.

Non mi è venuto niente di meglio in mente, in quei 20″ eterni, di schizzare in giro per casa come una pallina da flipper per andare più veloce dell’onda tellurica. Una surfer, in pratica.

In quella manciata di secondi ho:

  • preso la pila che non si sa mai dovesse andar via la luce;
  • acceso il computer per controllare internet nella convinzione che Roma non è zona sismica e, quindi, qualcuno ne era di certo più colpito, bisognava sapere chi;
  • acceso la radio per sentire eventali notizie di prima mano;
  • aperto la finestra;
  • aperto porta di casa, è blindata, se si s’incastra resto prigioniera al 5° piano e so’ cazzi;
  • accesa una sigaretta;
  • preso telefono e avviato un giro di messaggi agli amici e parenti.

Finito.

Mi affaccio e guardo le luci accendersi, una dopo l’altra, nelle case intorno alla mia. Aspetto ancora qualche secondo perché so, per esperienza pluriennale (non dimentichiamo gli anni del bradisisma, per carità), che le persone inizieranno ad affacciarsi e guardare le finestre altrui.

Eccoci qui.

Manco dovessimo contarci.

E succede sempre.

Un’altra sigaretta, una chiacchiera al cell con Alice e Da Queen catapultate in strada, un invadente risveglio della sora marchigiana per sincerarmi della sua esistenza in vita e a nanna di nuovo.

Stasera teatro. Splendido spettacolo della Alice. Si chiama Frozen, è all’Agorà 80 a trastevere e ci resta fino a domenica. Andateci.

E’ una storia di madri, teorie e pedofili. Emoziona, irrita e scatena domande senza risposta. Loro sono in tre, sempre in scena e bravi da paura.  Ma Alice di più. Ha un cazzo di carisma sul palco, quella donna, che mi commuove ogni volta.

La questione della pedofilia mi affascina oltremodo, ne ho già parlato. Le teorie giustificazioniste le odio. Su qualunque piano, ormai. Non dovrei, forse, essere così radicale nel pensare che anche nel peggio di sé si abbia possibilità di scegliere. Magari l’opzione è un lusso che non tutti si possono davvero permettere. Ma se non tutti, taluni possono e, fondamentalmente, resto dell’idea che se scegli azioni distruttive non esistono giustificazioni teoriche, solo la tua testa di cazzo. Con tutto quello che ne consegue. Nelle piccole come nelle grandi cose.

Ne riparleremo.

Passiamo al giochino (che mi costringe a fare una valanga di link, che palle).

Premio Symbelmine:

Sono stata chiamata in causa da Nelson, la ringrazio, ovviamente.

I sette blog che consiglio:

  1. collez, che è il mio raggio di sole quando si degna di scrivere;
  2. Trudi, che troppo bene assaje le voglio;
  3. Altung che scrive poco, è vero, ma è amico mio;
  4. Il Dandy, che ormai è un coautore di Penelopebasta;
  5. Sarcò, che è il detentore dell’ironia ebraica che io mi so’ persa negli ultimi mesi;
  6. Marassi, grande vignettista e attento analista;
  7. Il caporale Reyes, conciso e preciso in ogni intervento.

Non me ne vogliano gli esclusi, son le 3 di notte e di meglio non so fare.

Stiamo arrivando ai 100.000. Si festeggerà al The Choice. Poi lo linko.

Fatto.

Per il resto, vorrei essere capace di trovare parole che non siano le solite che vengono fuori a valanga ogni volta che si inizia una storia. Ma sembra non ce ne siano altre. Una donna così non l’avevo ancora incontrata. Una cosa così non l’avevo ancora vissuta. Una certezza così potente non l’avevo ancora assaggiata. Per quanto assurdo possa sembrare.

Buonanotte, silenti lectori.