Sansiti

springtime4

Soundtrack: Seal I can’t stan the rain

Quelle giornate che ti dicono che la primavera arriverà.

Comunque arriverà, questo inverno non è infinito.

Mi scelgo le strade migliori, quelle che si aprono sul mare e sulla luce. Non importa quanto allungherò la strada. Sansiti è un quartiere, in tutti i sensi. Le distanze sono nella testa, in realtà è tutto in pochi chilometri rettangolari.

Mia sorella mi dice che dovrei imparare a dare la giusta importanza alle emozioni, che non si può vivere dipendendo solo dai sentimenti. “Guarda il pater”. Mi dice.

Il pater gioca a fare il vecchio inutile, lo fa per farsi voler bene. Io lo guardo e penso che devo essere davvero orribile per non riuscire a dimenticare la sua potenza di fuoco da incrociatore ora che è diventato una scialuppa senza marinaio. 

Lo guardo in piedi con le sue polacchine di camoscio, il jeans nero, il pulloverino di cachemire rosa e il piumino smanicato, mentre si preoccupa per me.

Si preoccupa per me.

A suo modo, senza ascoltare una sola parola di quello che dico, senza capire un solo passaggio del mio ansiogeno fiume di parole.

Si preoccupa per me.

Vecchie storie rigurgitano e mi accorgo che vent’anni non bastano a cancellare rancori e orrori. In nessun caso. In nessuna relazione. Non basta il sole che riscalda fino al sudore, non basta il libeccio lieve che toglie la polvere di dosso.

Il cuore si affloscia sulle mancanze. Sulle mancanze non fisiche, a quelle sono abituata, ormai.

Qualcuno ha la mia anima tra le mani e ha unito pollice ed indice per lanciarmi in porta come una pedina del subbuteo.

Qualcuna ha qualcosa di me incastrato nella sinusoide della sua voce e me ne ricordo guardando una baia meravigliosa che cerca di liberararsi dell’orrore di una secolare acciaieria.

Chi mi conosce bene ride. Chi mi conosce bene mi dice di tenermi fuori, chi mi conosce bene mi dice di aspettare.

Io non mi conosco molto bene, in questo momento. Mi siedo per terra e guardo la nuova stanza che dovrei abitare. Ci sono giochi e sogni e tatuaggi e palcoscenici e impegno e responsabilità e coraggio, persino. Mi stupisco e mi rigiro le cose tra le mani come le vedessi per la prima volta.

Non ho più risposte, non ho domande da fare.

Faccio cose ed evito incontri. Non sia mai qualcuna dovesse interessarmi. Per questo non sono pronta affatto. Posso provare a mantenere in piedi una azienda che non mi appartiene e credere di riuscire a far qualcosa. Non mi si chieda di condividere la mia vita con qualcuno, non credo di esserne capace.

“Sei cresciuta Penelope”, mi dice un’amica rientrata da una mia vita precedente. E ridiamo delle nostre paure.

La primavera arriverà, questo inverno non è infinito.

9 thoughts on “Sansiti”

  1. forse siamo noi che vogliamo che arrivi anzitempo? Io non vedo l’ora, ma mi sa che non c’è ancora terreno abbastanza fertile, nè sole sufficientemente caldo. Aspettiamo, e lavoriamo, se ci riesce.

  2. La primavera arriverà e, dopo un’afosa estate, tornerà di nuovo anche l’inverno……ma già sai che poi arriverà un’altra primavera! Io ho preso qualcosa di te, devo ridartelo???? Perchè è ben incastrato, ma non ci gioco come con una pedina del subbuteo….

  3. Amarezza….
    posso essere partico, maschio e superficiale?
    fatti una bella scopata, di quelle che manco ti ricordi come ti chiami.
    Serve.
    Bisogna toccare il fondo, anche delle emozioni forti e positive.
    Ti serve una spinta di quelle giuste.
    Non prenderla a male. Ma il sesso può essere la risposta.
    bacini

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