C’è crisi

tuffo

Soundtrack: Annie Lennox Dark Road

Succede che in questi ultimi mesi non mi capiti proprio più di passare la mia giornata traducendo ogni gesto, azione o evento, in parole scritte.

Per un anno ho vissuto così.

Con questa costante, ossessiva e imprescindibile voce, nella mia testa, concentrata a trovare il modo giusto e preciso di trasformare la qualunque in frasi e parole da scrivere su codesto blog.

Quello che mi capita non lo vivo più come eccezionale, come epico.

Non sento di avere nulla da raccontare.

Faccende varie mi capitano, in verità, anche del tutto nuove, per me. E’ come se avessi a che fare con qualcuna che non conosco e mi sembra necessario e interessante dedicarmici.

Del resto si legge e si sente.

Mi sono sentita in dovere di scrivere comunque, non saprei spiegare il perché. Immagino sia stato una specie di impegno interiore, un senso del dovere nei confronti di persone che mi seguono e cercano qualcosa qui dentro anche ogni giorno.

Non volevo deludere nessuno.

Ma le cose non si stiracchiano. Si chiudono quando diventa necessario.

Non che io voglia chiudere Penelopebasta o smettere di scrivere.

Semplicemente non riesco a farlo spesso, non ho cose da dire, non ho eventi da trasformare in Leggi Universali e non ho più tanta voglia di mettere per iscritto ogni mia singola emozione o vissuto.

Ho parlato di me fino allo sfinimento e adesso sono incredibilmente stanca.

Sono stanca anche di sentirmi come una che ha sempre la sua da dire.

Di fatto, d’altronde, non ho una vita privata. Sarà pure un segno che tanto credere di conoscere, credere di sapere e credere di capire non serve ad una beneamata minchiazza.

Ho sogni che si avverano, in questo periodo, dei quali darò notizia a chi avrà la pazienza di continuare a tornare per vedere se compare qualcosa di nuovo.

La festa dei 100.000, quando avverrà – e non sarà presto, vista la caduta di visite e la mancanza di post interessanti o quantomeno ben scritti – la farò lo stesso.

Sono emotivamente in subbuglio, ma non ho voglia di tradurlo. Non ora. Sono andata fin troppo oltre, quissù, e non ne ho per continuare.

Il che non è una nota drammatica, sia chiaro, è una constatazione. Non credo neanche sia una pessima cosa. Si vedrà.

Scriverò di nuovo quando avrò qualcosa da dire.

Al top del delirio del “me la suono  e me la canto”, ringrazio tutti, non immaginate quanto.