No one but me

hug

Soundtrack: Kyoto Jazz Massive Vanessa Freeman – The Brightness of These Days

Appoggia la testa sulla mia spalla, Penelope.

Appoggiala e respira con me.

Quei respiri lenti che placano e portano via tutta la paura della luce del giorno.

Respira lenta, Penelope. Aspirando il mio odore. Vaniglia e Agrumi. Una pastiera di frolla morbida e saporita.

Accarezzami le guance e raccontami del tuo pigro procedere tra vita e cose e persone e fatti e follie e ancora paura.

Io lo so che non va via. Non serve il tempo, non serve il pensiero, non serve parlarsi addosso e regalarsi qualcosa.

Lei è lì. Poggiala sulla coperta blu, stasera. Forse svanisce, stanotte.

Forse non ti svegli, sudando. Di nuovo. Come sempre.

Forse la smetti di cercare quello che non vuoi trovare.

Forse stavolta è così.

Il naso sul collo acquieta i pensieri e ti ricorda chi sei.

Non sanguinare ricordando. Non lo fare.

Odore di sale e pelle fresca. La tua. Odore di notti estive, di scirocco appiccicoso e umidità marina. Hai scelto la musica sbagliata, tesoro mio.

Coperte di lana e luna bianca riflessa nella baia. A guardare nel nero per cercare risposte a domande che non hai mai nemmeno formulato. Le hai mai volute le risposte? hai mai voluto qualcosa?

Paura di ottenerla. Paura di ascoltare quello che non si vuole sentire.

Sei in compagnia, bimbabionda. Non sei mai stata sola in questo. Sei immersa nell’umanità intera.

Sulla mia spalla, in questo letto blu, non hai bisogno di far finta di essere la signora che credi di essere diventata. Quella che gioca a far paura ai poveri di spirito e che crede di osservare il mondo seduta sullo sperone di roccia. In alto, sopra la collina.

Esci da lì e rilassati. Ti posso abbracciare forte e dolce con grandi braccia e pelle morbida.

Lascia scorrere i pensieri, falli uscire da queste orecchie coperte di povere sottile e ragnatele intricate.

Ingoia le parole che non servono. Mandale giù in fondo e dissolvile ceme fosse cioccolata fondente succhiata fumando gauloises.

Smetti di guardare. Smetti di non vedere. Accarezza la fame  e spiegale con calma che non c’è altro che possa chiedere. Non c’è altro che possa riempire. Alla sete mormora piano che non è il momento e che non sai quando lo sarà.

Non chiedermi se ce la farai domani, io non lo so. Non so se hai coraggio abbastanza, se hai forza abbastanza, se hai voglia abbastanza.

Smettila di coprirti di pensieri vecchi e inuili. Ti riscaldo io.

Non ti preoccupare, siamo ancora qui.

Non ce ne andiamo, non scappiamo, non smettiamo di ridere e respirare.

Per questo, c’è tempo.

 

 

2 thoughts on “No one but me”

  1. come i baobab. bellissimi e spaventosi. come un animale feroce, mai tenerlo in gabbia. e per il mare… manca poco. lo dici sempre che i respiri ben emessi sono la base…ci sono. sempre.

  2. brava Penny, bellissimo. Ti volevo anche salutare e proporre un post sulla infibulazione. Qui purtroppo è una piaga (fra l’altro ci crea dei problemi enormi anche la sola caterizzazione) Anche le giovani dottoresse (che dicono di essere contrarie non le vedo veramente convinte9 ASSURDO. bACI

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