Lo sciopero dei metalmeccanici

metalmeccanici

Che io pure sono un metalmeccanico, come il 97% degli italiani dipendenti da una azienda qualunque, qualunque sia il ruolo.

Ci son dovuta andare per dovere. Non ne avevo voglia.

Parecchie persone. Over 35. Pochi guaglioni, in coda, al seguito del camioncino dei centri sociali.

Da Porta Pia in poi, un mare di polizia, carabinieri, guardia di finanza. Elicotteri.

Leggermente impressionante se accoppiato al trend corrente.

Ma comunque i cortei si possono ancora fare. E’ già qualcosa.

O forse niente. Perché non servono assolutamente a niente. Di niente.

Non mi pare che ci sia qualcuno ad ascoltare le rimostranze e le richieste di un popolo di pecore spelacchiate.

Venditori altercomunitari di fischietti, bancarelle di magliette. Bandiere.

Mi sono ritrovata con quella di rifondazione comunista. Non la volevo, che palle.

Alle mie spalle la banda di Monterotondo (giuro, casualità inquietante) che suona “o bella ciao”. Al tamburo il padre di una mia paziente.

Canti e urla sommesse. Insulti allo psiconano. tutto si apre e si chiude su quella fila lunga lunga di gente che poco ha e come difenderlo non ha.

“La crisi non la paghiamo noi”. Dicevano svariati striscioni. Nel piccolo succede anche dove lavoro io.

Ma la realtà è che, comunque, la crisi la paghiamo noi piccoletti macinatori di lavoro che malgrado il culo che ci si fa, vediamo il pil scendere e scendere. E ci costa. Sempre solo a noi.

A metà me ne sono andata. Un caffè con la Alice e una passeggiata al mercato. Troppo due palle.

Per dirla con Elio e le Storie Tese e come già detto in varie occasioni:

volete che mi metto una scopa in culo così vi ramazzo la stanza?

 

 

Piccole lesbiche crescono

Soundtrack:

Capitolo 1 – ricordi da ospizio

Ho iniziato a leggere verso i 4 anni e mezzo, tanto per sminuzzare le palle a mia sorella che faceva i compiti il pomeriggio. Intorno ai 6 ho letto il mio primo libro. “L’isola del tesoro”, regalo per sfangare il pomeriggio dopo l’operazione di adenoidectomia. Nella mia era le adenoidi erano ritenute licheni superflui che rendevano anche un po’ scemi, e i bambini esseri privi di sensibilità fisica e psichica operabili live e a mani nude. Come i vecchi, la prendo sempre troppo alla lontana. “Piccole donne” e “Piccole donne crescono” di Luise Mae Alcott sono stati la mia bibbia intorno agli otto anni. Anche “I ragazzi di Jo”. L’ultimo non me lo ricordo. Si ragionava stasera, con la R*, che se si aveva qualche dubbio, a ricordarsi quanto ci siamo potute innamorare di Jo, li abbiamo fugati tutti. Eravamo lesbiche da subito. Com’è che si chiamavano quelle tre miserelle sorelle? Amy e Beth me le ricordo. Una muore. Pure. Ma Jo era IL mito. I capelli corti. Ragazza fattiva e senza orpelli. Faceva giochi da maschio. Era ribelle  e molto handy. E che cazzo di fine le fanno fare? sposata ad un maestro inutile e privo di midollo. Un minollo. La rabbia che mi prese. Sarà stato un matrimonio di convenienza. Omosessuali tutti e due. Sicuramente.

Lesbica si nasce. E’ evidente.

Capitolo 2 – Lavorare stanca

Domani mi tocca andare allo sciopero generale dei metalmeccanici. Mi tocca proprio. Non mi posso esimere. Cazziatoni a go go perché non ho preparato gli striscioni. Accordi sottobanco per farmeli “imprestare” da chi li ha fatti. Al lavoro giriamo con i nasi da pagliaccio in faccia. E’ la nostra protesta. Veramente è la protesta degli specialisti ma noi solidarizziamo. Naturalmente la cosa è troppo sottile per essere compresa dalla nostra utenza minimalista. Ma a noi va bene così. Si mangia anche a dismisura. Qualsiasi cosa sia commestibile e ininterrottamente per tutta la giornata.

Il colesterolo ringrazia e anche il mio invidiabile, e prossimamente perso, fisichetto.

Capitolo 3 – Folgoranti considerazioni

Non riesco più a capire che impressione faccio alle persone con le quali interagisco. Non mi rendo conto. Non mi viene in mente. Non ne ho idea. Prima lo sapevo. O quantomeno immaginavo di saperlo. Suppongo di avere smesso di guardarmi con gli altrui occhi. Non mi è chiaro se sia una buona cosa. Potrebbe semplicemente essere un segno di psicosi avanzante. E’ un po’ spiazzante però. Prima avevo in mente cosa volevo sembrare e mi pareva di riuscirci perfettamente (niente commenti pliz). Ora non me ne fotte proprio di sembrare qualcosa e non so cosa pensare. Poi vedo le reazioni di taluni e mi stupisco come un’idiota. Il mio narciso è confuso e non poco. Mi capita financo di sentirmi sicura e determinata. Insisto con la teoria della possessione in alternativa a quella della schizofrenia o della doppia personalità. Non si spiega altrimenti. Certo, la superbia progredisce e la tracotanza pure. Mi sono anche convinta di essere capace di ottenere quello che decido di ottenere. Delirio di onnipotenza. Bisognerà trovare un equilibrio.

Farmacologico, appunto.

Capitolo 4 – Amici

Strano accorgersi che si possano avere difficoltà di comunicazione con le persone con le quali si è più abituati a comunicare. Il fatto è che di solito non dico quello che sento e, soprattutto, se qualcosa mi ferisce o mi sgomenta, lo impacchetto e lo chiudo da qualche parte. Naturalmente, una volta esaurito lo spazio per i pacchetti conservati, ho esplosioni immotivate e ingiustificabili che tendono alla devastazione del territorio. Ultimamente sono, invece, piuttosto incontinente. Questo mi alleggerisce. Ma è anche faticoso. Ma anche no. Ho sempre pensato che dire quello che penso quando lo penso, possa allontanare le persone cui tengo. Ferire in modo irrimediabile. Uccidere magari. Quindi meglio lasciar perdere. Scopro ora che tirar fuori una cosa alla volta è gestibile, non fa troppo male, può essere discusso e ridimensionato, anche confutato per intero. E non muore nessuno. Nessuno si fa male. Non si smette di voler bene (terrore primordiale). E’ anche una responsabilità, se dici puttanate, le hai dette; se dici cose forti, le hai dette; se dici “questo mi ha ferito”, hai mostrato la tua pelle. Come se gli amici non sapessero già quanto sei fragile e dove fa male. Cretina che sono. Ti voglio bene, adolescenzialmente lo metto per iscritto, e ti voglio bene perché mi stai bene così e basta. Ci si dovrà riassestare un po’.

Pampers?

Capitolo 5 – Crisi di mezza età

Ziasaimon ed io siamo nella crisi dei 46. La R* è nella crisi dei 38. Mia sorella è nella crisi dei 50. Il fab è nella crisi dei 49. M* è nella crisi dei 35.

MA QUANDO CAZZO INIZIA ‘STA CRISI E QUANTO CAZZO DURA?