Week end

Soundtrack:

Sono in colombaia. Sul portatile del Ciccio in partenza. Lui, non io. Gli sto consumando le ore in pennetta in perfetto stile scrocco selvaggio.

Ho da premettere che in questo periodo cammino per il mondo come se ce l’avessi solo io.

Saranno i neuroni che vanno e vengono e si perdono i contatti con la realtà circostante.

Un giorno di questo una delle mamme in sala d’attesa mi tirerà i coppetielli (=coppette di carta, N.d.T.) stufa delle mie passerelle da nana impazzita.

Machissenefotte.

Poi.

Week end a Napule con Alice e Da Queen, direttamente importate dalla capitale, e R&B.

Non saprei da quale parte cominciare, considerando che ancora non è finita.

Potremmo parlare del viaggio di andata assolutamente infinito. Credo che arrivare a Bologna a piedi avrebbe necessitato di un tempo di percorrenza minore.

D’altra parte colpa mia che sono tarda a partire.

Prima serata nell’assoluto lesbicaio del Mutiny, ad ascoltare amiche sonanti.

Un lesbicaio total lipstick.

It’s a long way…

La Alice sta cercando di fare di me una lipstick battezzata e cresimata ma, in base a quello che ho visto venerdì, le ci vorranno le prossime tre vite. Consecutive.

Ne ho viste cose che voi umani non potete immaginarvi…

Lipstick in mutande che rimproveravano lipstick in reggiseno, camion d’assalto preda di istinti irrefrenabili dare vita a spettacoli che a pagarli c’è solo mastercard, junior lipstick che hanno davvero interiorizzato il concetto del “cellhosoloio”, vintage camion crollare sotto il peso delle 5 ore di guida e della sveglia alle sei e del “si è fatta una certa” che corrispondeva alle tre di notte.

Ci è voluto parecchio ma finalmente qualcuno ha afferrato il concetto che HO UN’ETA’. Cazzo. Non mi regge vabbè? Un po’ di rispetto per i miei tentativi e per la mia buona volontà. E anche per la mia strabiliante genetica.

Sabato vorticoso.

Passaggio dal mio parrucchiere, nonché pater di una delle signorinelle del GF8. Momento gossip assoluto. Sex and the city pure, sembravamo. Uscite dal peluquero come fossimo sulla fifth avenue. Taglio pulcinesco per me, taglio radicale per Da Queen e “stiro e ammiro” per Alice.

Ma non eravamo sulla fifth. Ma va bene uguale, ‘o munn’ è cumm’ t’ho fai ‘n capa (=il mondo è come te lo fai in testa, N.d.T.)

Ho chiesto e ottenuto dalle mie amichette il giuramento che, il giorno che mi vedranno soccombere sotto l’ormone impazzito e dare spettacolo di me al di sotto della linea minima di dignità, mi infileranno un tovagliolo in bocca per ridurmi all’inattività.

Piccole riflessioni da tavolo da pranzo, queste, accompagnate dalla consapevolezza che io, proprio, il ristorante vista mare a Marechiaro, non me lo posso permettere. La prossima volta propenderei per fritturine cash and carry.

Passeggiatine e puntatine ad effetto per ammirare panorami e gustare sapori. E’ pur sempre una soddisfazione e c’è da dire che questa città non delude mai, sotto quest’aspetto. e me ne sono sentita fiera. Non capita spesso. L’energia ti arriva dal basso e ti schiaffeggia. Devi restare teso e contratto per sostenerla. Rigenerazione, se dura poco. Se non la vivi quotidiana, questa è la terra delle meraviglie.

Incontro con vecchie amiche per rimettere in piedi un progetto di 22 anni fa. La bellezza del poter riprendere qualcosa tra le mani e farlo diventare nuovo e vivo. Impagabile.

Cena alla colombaia in stile “visita di Sant’Elisabetta”. Sono andate via (Alice&Da Queen, R&B e Ziasaimon) solo dopo avermi visto perdere i sensi e collassare. Erano le tre passate.

Oggi ho cercato di recuperare con un po’ di calma e un bagno rilassante nelle chiacchiere col Ciccio Favoloso. Con i suoi occhi tristi che non si possono guardare a lungo e senza argomenti per controbattere. Solo ascolto. E lo scrivo apposta, sia chiaro, dato che questo blog è spettacolare.

Stasera reunion che più reunion non si può. Prima o poi scriverò dei tempi che non scorrono, di quelli che scorrono troppo in fretta e di quelli che scorrono da un’altra parte.

Stare sola nella colombaia mi sembra quasi ingiusto.

Questa casa, vuota, è solo un posto per dormire. Non mi piace.

Non ho visto il pater. Sarà per la prossima volta.

Mi sento bene. In qualche modo libera. E leggera.

Mi sembra persino di essere capace di vedere i miei contorni e i miei confini. Spero sia vero.

Ho due cose importanti da fare.

Adesso so che le farò.

 

Prossimamente: L word Sesta Serie (the final)

 

 

 

3 thoughts on “Week end”

  1. è tutto troppo poco, rispetto ai nostri giorni, risate, emozioni, lacrime agli occhi, caffè piovosi, la mia babbalaggine nel non capire l’approccio della tipa, la cena da quella conchiglia preziosa che è fra… no. nulla basterebbe. ma il bene cresce. aumenta. come l’adrenalina ai piedi del vulcano… stay tuned… IO TI ADORO

  2. Necessita che più spesso torni a casa….perchè è lì che, vuoi o non vuoi, sono le tue radici e, quando sei senza forze o ti senti persa, le tue radici sono fondamentali per ricostruirti!
    Falle quelle 2 cose….saranno un successo!
    La prossima volta salutalo il pater….però…

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