Sono stanca come

libeccio

Soundtrack: Jan Garbarek –  Red wind (scopro ora che i wma non li legge sto cretino di box)

Sono stanca come una foca.

Non ho più argomenti.

Ho di nuovo voglia di aria di mare.

Il filo di libeccio che è arrivato qui un paio di giorni fa, non è stato abbastanza.

Voglio guardare la città dall’alto senza avere freddo e respirando.

Il mare è un’altra cosa.

Ti fa diventare i pensieri piccoli piccoli e miseri miseri.

Qualche volta è dello stesso colore del tuo dentro.

Altre volte è il tuo dentro che prende il colore del mare.

Si muove. Sempre.

Ti obbliga a sentirti particella.

Ha un odore che cambia. Con il vento.

Lo scirocco ti porta nel naso l’odore umido di molluschi e sabbia insieme. Il mare diventa torbido, nervoso, sporco e africano. Ti acceca e disgusta. Un pantano gigantesco che è anche l’unica e sola fuga dal calore che si attacca addosso come vinavil.

Il libeccio ti infila in bocca una pasta polverosa salata grigia e blu che sale dalle onde dello stesso colore del cielo con la cresta bianca e incazzata. Inaffidabile. Pericoloso a volte. Se sai aspettare salirà la tempesta. Breve, di solito. Una secchiata d’acqua in faccia. Fresca.

Il maestrale ti fa sollevare il mento e raddrizzare le spalle. Rinfresca e pettina i pensieri. E’ il vento del pomeriggio e restituisce al mare il suo colore. Fare il bagno con il maestrale è una doccia scozzese che rigenera. Asciuga l’acqua e lascia i cristalli di sale sulla pelle. Polvere.

La tramontana è odore di terra e montagna, ma sul mare ha un effetto calmante, riposante. Lo placa e lo distende. Divide i colori, ti porta davanti alla finestra di casa tutte le isole. Allunghi la mano e le tocchi. E’ gelido e limpido e gelido e limpido si fa il mare.

Il grecale non lo so riconoscere.

Ho sempre pensato che il nome dei venti lo abbiano scelto i marinai. Sono nomi con l’eco.

Sono nomi salati.

 

 

10 thoughts on “Sono stanca come”

  1. Vai domani o sabato? Qui gelido inverno, ma non tanto gelido quanto era da quell’altra parte. Stasera son potuto andare in libreria downtown senza morire d’infarto. Beh che dirti? Anche io sono un po’ stanco, mentalmente intendo. Se solo penso a quanti altri spostamenti devo fare nei prossimi mesi mi viene in mente il canto notturno “che fai tu luna in ciel dimmi che fai…”. Queste eterne rivoluzioni lunari intorno alla terra hanno un significato che un qualche pastore errante possa spiegare? Ti bacio.

  2. @fab: lo capisco. Ma il pastore errante sei tu, delizia del mio cor, chi altri dovrebbe avere le risposte?
    @Dandy: non mi dare della poetica che mi pare un’offesa a chi poetico è davero davero. E perché il mare ci richiama tanta poesia, secondo te, isolano mareattorniato?
    @Alice: emotion…

  3. Sono le stesse parole usate da un mio amico per descrivere Via Montenapoleone. Sapete, qui a Milano il mare non c’è.

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