Non mi sono spiegata

cielo

Soundtrack: mavafanculo alla soundtrack che non ho proprio voglia di mettermi a cercarla
e pure l’immagine è vecchia e non c’entra una mazza.

Evidentemente.

Non mi sono fatta capire.

Problemi miei, evidentemente, di espressione in lingua madre. Evidentemente.

Ci sono cose che fanno effetto “falena”. Una luce accecante che ti costringe a volarci intorno inebetita e ossessionata. Se la luce si spegne e ne sei uscita viva, ti ricordi che hai circa 200 cose da fare. Ma se si riaccende, sei fottuta di nuovo.

E questo vale per parecchie cose in questo periodo e non c’è da dar la colpa a chi accende la luce, che avrà pure diritto di vederci al buio senza doversi fare paranoie sulla presenza di una eventuale falena deficiente.

Mi scuso e ripeto che il problema è mio e solo mio. Ripeto che sì, probabilmente ho avuto bisogno del ciucciotto in bocca, di entrare in un tunnel che mi ottundesse il cervello e mi allontanasse dalle frustrazioni che non controllo, che devo subire, che mi capitano.

Come a tutti del resto. Niente di speciale.

E niente di speciale anche il mio modo di costruire Oz ed accomodarmici dentro malgrado tutto.

So solo che ho una notevole spinta a tranciare e potare e accéttare e troncare e allontanare e fuggire e quanto di altro esista sulla faccia della terra che sia sinonimo di distruggere, ma con minore furore e maggiore precisione.

Mi accorgo, per l’ennesima volta, di scrivere sotto osservazione. Mi da fastidio. Mi toglie direzione e sincerità di espressione.

Procurarsi un rifiuto controllato e giustificabile per non dover fare i conti con i rifiuti che possono fare male.

Quello quell’è.

Ha a che vedere con valutazioni personali non gradevoli. Fuori mercato. Fuori catalogo. Fuori luogo. Fuori posto. Fuori dal gioco.

E non basta l’illusione che una scopata risolva la questione.

Non mi basta affatto.

Quello che vivo non mi piace. non mi piace per niente. Questa è una frase che avrò scritto centinaia di volte in questo blog. Sarebbe cosa buona e giusta che mi fermassi a rifletterci.

Non posso fare a meno di domandarmi cosa cazzo ci faccio qui. Cosa sto pensando di fare. Dove sto pensando di andare. Cosa davvero ho costruito e cosa credo di aver costruito.

Peraltro realizzo per l’ennesima volta che non riesco a fare a meno di tracimare stati d’animo e responsabilità in campi che non mi appartengono e su persone che non mi appartengono.

Ho una rabbia dentro, in questi giorni, da far tremare Roma Nord.

E non so che cazzo farmene.

E non so che cazzo sto facendo.

E non so che cazzo voglio.

La questione lavorativa fa schifo, ma non è mai solo quello. Sono una privilegiata, col culo a terra, del tutto, non rischio mai di rimanere. E se il resto della tua vita va bene, puoi andare a lavorare in miniera tutti i giorni con un forcone in culo, non te ne accorgi neanche.

Quindi non è questo o non è solo questo.

E’ la paura di essere fuori tempo massimo e che, per quanti sforzi io abbia fatto, per quante energie abbia prodotto e per quante occasioni io abbia avuto, è time out e basta.

Ci sarebbe dovuto essere altro che, evidentemente, non c’è.

Un altro genere di tempo, un altro genere di vita, probabilmente. Invece c’è solo la testarda e inutile prosecuzione di qualcosa che non ha più ragione di essere. In alcun modo.

Non riesco ad ascoltare, a capire quello che mi viene detto, forse neanche mi interessa. Ho quella rigidità che in genere mi disgusta, quel ripiegarsi miserevole. Non vedo oltre il mio naso e mi infastidiscono le voci che mi arrivano dall’esterno.

Mi sento da rottamare. E’ questo che c’è sotto. Come la mia moto, qui sotto.

L’ho accarezzata stasera, come fosse un essere umano.

25 anni di onorato servizio. Il mio è accanimento terapeutico. Lei è come me. Fuori moda e fuori mercato, ma molto comoda. Bisogna conoscerla per saperlo. Non potrei venderla, non troverei anima viva disposta a darmi due euro. Solo rogne. Ci vuole sconsiderato e illogico affetto per continuare a credere che funzionerà ancora e mi porterà in giro a primavera.

O il mio gatto, 19 anni e ancora da ridire su tutto.

Siamo tutte e tre da iscrivere al Registro Storico.

Il numero di delusioni che ho accumulato nell’ultimo periodo è talmente grande che va misurato in parsec. non è umanamente possibile reggerlo. Almeno non per la mia umanità.

Troppe aspettative, evidentemente. Troppi bisogni, da parte mia, da soddisfare in qualunque modo. Non è mai una buona cosa.

C’è da imparare a star da sola. Per davvero. Senza credere che passerà.

Time out.

Di nuovo autocentrata e priva di orecchie.

Di nuovo a disagio.

Di nuovo fuori.

 

 

8 thoughts on “Non mi sono spiegata”

  1. leggere il tuo blog è come stare sull’ottovolante: lente e dolci salite seguite da improvvise e terrificanti discese di cui non si vede la fine fino al giorno dopo. Vorrei cavermela con una battuta ma temo una (giustificata) brutta reazione e l’ultima cosa che vorrei da te è essere mandato a quel paese, che già mi ci hai mandato con il post di capodanno.
    A luglio un mio zio si è sposato.
    A 77 anni e due volte nonno, semplicemente perchè gli andava e ritiene sia giusto. Sicchè la tua gatta, la tua moto e tu siete ancora in gioco, nonostante gli acciacchi.

  2. @Altungdiscoclub: infatti questo post è scritto per darti ragione, tesoro. Fuori tempo massimo, appunto
    @Tribus: non ti ho mandato affanculo, lo sai benissimo. Mi riferivo ai millantati crediti nel post di capodanno. Cmq thanx.

  3. Se fosse facile non sarebbe divertente ora e soddisfacente poi.

    La vita è come portarsi a letto qualcuno: una fatica immensa per godere un istante e poi, forse, scoprire che non ne valeva la pena.

    So filosofo…

  4. bella la metafora della falena.. ma non ho capito, scusa, chi è che accende la luce?

    ah… no che non sono biancaneve, semplicemente immaginavo la situazione lesbocult, infinita e sempre uguale dinamica illusoria..
    cmq la s-qualunque la devi a quello che ho letto.. quindi, per favore, non ti autocensurare è una cosa stupida

  5. @Unasenza: chiunque potrebbe accendere la luce, non conta. Conta la luce.
    @caporale: sto facendo un giro di sondaggi tra mie coetanee. Trattasi di crisi dei 46 e si ripetono, in coro, le stesse frasi.

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