Woody woodpecker is back

 

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Era buio.

E denso.

Polvere e terriccio nel naso.

– Soffoco – pensò Woody Woodpecker.

Non doveva chiudere gli occhi per immaginare.

– Questa è una buona cosa – pensò.

Mosse il becco arancione in su e in giù.

Sì, ma qual è il giù?

– Questa non è una buona cosa – Cercò di dire, ma il terriccio gli impastò la lingua.

Poteva pensare di essere su una navicella spaziale. Senza gravità. Poteva pensare di essere in una vasca enorme. Poteva pensare qualsiasi cosa, ma era immerso in una cosa scura e appiccicosa che si faceva sentire forte e chiara.

Per quanto fosse abituato a inventarsi i confini e l’ambientazione e i personaggi, dovunque e comunque fosse, questa volta c’era poco da inventare.

Ricordò il vecchio trucco degli alpinisti travolti dalle valanghe.

Sì, ma quelli sono dentro una cosa fredda e pulita, questa qui è umidiccia e nera.

Ma il trucco è lo stesso – chi sta sotto una valanga sta nella merda come me – si disse in testa per non mangiare altra terra.

Aspettò di sentire la saliva depositarsi da qualche parte in bocca per capire dov’era finito il giù.

Cominciò a scavare verso l’alto. Perchè lui non è una fottuta talpa. Non un sorcio, non un coniglio o una rapa. Lui è un uccello. Blu, ma pur sempre un uccello.

Ha le ali e il becco arancione forte abbastanza da fare a pezzi la crosta di un albero. E’ nato per quello. Programmato per quello. Volare e bucare, bucare e volare.

Che cazzo ci faceva in questo schifo?

Pigro. Sei pigro Woody. Sei talmente pigro da lasciar scivolare via i momenti pensando che torneranno, che vanno e vengono e che se vanno devono tornare per forza. E allora poi si vede. Se avrai voglia, se sarai pronto, se sembra facile, se tutto va come deve, tonerà come deve.

Ma non è sempre così. Di solito hai culo Woody. Qualche volta un po’ meno.

Non sei su una sedia a dondolo ad annodare maglioni di lana.

Ti sei appoggiato per un momento, solo un momento, hai detto. E sei ancora lì. Non ti stupire se il fango ti ingoia, ti ci sei avvolto come un maiale. Muovi il becco, scava.

Scavare fa male. Movimento, che palle. Dinamica dei corpi, non fa per me. Dinamica dei liquidi. Ho sete.

Aria.

Notte però.

Di giorno sarebbe stato meglio.

Puzza di palude putrida e nebbiosa.

Forme che sguazzano e alzano schizzi di terriccio bagnato su altre forme immobili.

“Ciao Woody” disse una forma grigia.

“Ciao” rispose Woody.

“Resti ancora?” era un coro di voci grigie come le forme nel fango.

“Veramente io preferirei andare” disse Woody educatamente.

“Ma avevi detto che preferivi restare” disse qualcuno mentre altre formine si agitavano a casaccio.

Woody spinse via la polvere dalle piume soffiandoci sopra e disse: “Vuoi che ti buchi il cranio?”

“Non ti incazzare, ripetevo quello che hai detto tu, non me lo sto inventando” la forma sorrise con tutti i suoi denti gialli e neri.

“Sono cazzi miei, se cambio idea, sono cazzi miei” Woody si sentiva a disagio, giusto un po’. Troppo buio. Troppe forme. Nebbia. – La nebbia mi ottunde il cervello – pensò, ma non lo disse.

“Credi di farcela?” domandarono le figurine.

“Credi sia importante?” rispose.

Si grattò il becco, aggiustò il ciuffetto rosso. Si guardò intorno.

“Io non sono una bestia da pantano” disse “io so volare”

Alto.

 

 

12 thoughts on “Woody woodpecker is back”

  1. che post come questi, dove la qualità letteraria è molto alta, li apprezzo moltissimo. E’ sempre bello leggerti, ma in casi come questo lo è molto di più e aggiunge una nota positiva alla mia giornata. E’ bello sapere che reagisci ed è bello vedere mentre lo fai attraverso la cosa che sai fare meglio.

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