Burn Out

burn-out

Soundtrack: A New Funky Generation – The Messenger

Di cosa sia il burn out, ne abbiamo già scritto.  Sennò leggete qui.

Non so se sono proprio alla quarta fase o sono andata a inventarne una quinta. Può essere.

E’ che comincio a far cazzate. Ed a lavorare ‘na merda.

Appena rientrata dalle vacanze.

Ho perso il controllo.

Non è il lavoro in sé che mi consuma o confonde. Di quello conosco confini e contorni, delusioni e miserabli glorie.

E’ di nuovo il contesto. Come 20 anni fa. Come quando ho lasciato la prima volta.

Famiglia, scuola, centro.

Prima o poi uno o tutti e tre arrivano come l’uragano Kathrina e lasciano morti e feriti.

Non solo il lavoro fatto insieme (ciccio piccolo e terapista) svanisce ed evapora e scompare nel nulla. Non solo.

Potendo ci si aggiunge anche qualche beffa o qualche gesto che mette me in condizioni di dire “ho fatto cazzate”.

Magari alla fine è solo questo. Solo un errore di una terapista con il delirio di onnipotenza e la convinzione di salvare il mondo dai suoi stessi mali.

Sì, è questo.

E non mi va di assumermene tutte le responsabilità. Voglio darle a qualcuno che non sono io.

Sarò mica sola a lavorare con i cicci piccoli?

Con le colleguzze cerchiamo vane e vaghe strategie per stare meglio, per non affondare nella melma.

Ma non basta.

Sarò la rappresentante sindacale di questo posto di merda.

Almeno si varia un po’, ma penso di essermi infilata in una situazione ancora più snervante.

Lavorativamente mi sento una vecchia amareggiata e isterica.

Cazzo, ci mancava questa.

 

 

4 thoughts on “Burn Out”

  1. ma santa pazienza, non è solo la faccenda del delirio d’onnipotenza ma le distanze, tieni presente le distanze! chiudendo la porta alla fine della terapia dopo aver dato tutto quello che posso (poco) e che so (ancora meno), io quella persona la lascio andare, non vuol dire che me ne infischio ma è che so che il risultato finale non è nelle mie mani ma dipende dalla particolare miscela di situazioni e persone (magari anche o soprattutto stronze)che fanno la sua vita. beh questa fiera dell’ovvio me la potevo pure risparmiare eh?. un abbraccione

  2. sfogati. e poi fai come se avessi del “sangue di gatto sul collo”… sei una fenice ormai. non devi dimenticarlo. la tua coach che latita…ma 9 ore al giorno di teatro… me poi capì?! mi manchi. fnadada

  3. Amareggiata sicuro…isterica pure…ma vecchia no! Coraggio Penni. Sei una fenice e pertanto devi risorgere dalle tue ceneri. Forza! Cambiamento, urge cambiamento!
    Ancora non smetto di ridere al pensiero che sei rappresentante sindacale. Poveracci…i capi….
    Baci

  4. @Mah: tu hai ragione, e di solito faccio così, non mi lascio fottere, ma in questo periodo sto dando assolutamente i numeri e non riesco a tenermi. Credo che il tutto parta dalla sensazione di mpotenza e follia del mio andare a lavorare ogni mattina sapendo che per due mesi non riceverò stipendio alcuno. Vado fuori di testa. Il resto vien da sé. Grazie, comunque, avevo bisogno di risordarlo. Ma allora sei tornata!
    @Alice: anche tu mi manchi ma, devo dire, che l’immagine del sangue di gatto sul collo mi fa un po’ impressione.
    @Crila: lo psicologo G* sostiene che, più che rappresentante sindacale, sono il nuovo dito ar culo dell’emo ebetoide. Non ci si faccia illusioni, qui niente serve a niente.

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