Post di uso interno (Tampax?)

vesuvio

Soundtrack: Maria Pia De Vito‘a rumba de’ scugnizz’ (la carico domani, ora sonno)

Ci ho messo tutta la giornata ma l’ho finito. Il libro è “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson. Leggetevelo. 676 pagine che lasciano orfani.

Questo bastardo del mio computer rifiuta di connettersi con il mio cell. Sia infrarossi che bluetooth e non posso scaricare la foto del panorama di Napoli che ho fatto dalla finestrona della colombaia. 

Bene, detto questo, passiamo al resto.

Il treno del ritorno è, di solito, un treno malinconico e nevrotico di suo. L’Intercity ha un che di triste, perché è, in fondo, il treno di quelli che tornano dove devono tornare senza gloria e senza gioia. Se a questo aggiungi l’effetto estetico che è veramente terrificante, il risultato è un’immagine che ricorda in modo impressionante l’emigrazione dei contadini del Bangladesh verso il Nepal. E lo dico volendo offendendere i vagoni di Trenitalia e non le persone che lo affollano e che, comunque, se si lavassero di più, male non gli farebbe.

Mi secca quando voi lettori del blog avete aspettative su di me. Mi sento manipolata e mi scatta la dispettosità intrinseca senza contare l’ansia da prestazione.

Un secondo compagnello di blog – oltre la già citata Vita -: Nuvolepensierose, mi ha sgamato su feisbuk.

“La copertura è saltata”.

E non basterà rimettere gli occhialetti neri e impomatare i capelli.

Che poi non so perché ho scelto di fare di questo blog un blog anonimo. E’ terribilmente discordante con la mia patologia narcisistica.

In generale mi pongo il problema giusto rispetto ai genitori dei miei pazienti.

Il favoloso dice che sono diventata noiosa nei post.

Sono tornata a G.C. per salutare il favoloso in partenza.

Starà via sei mesi che è un tempo ragguardevole. In un periodo che non è l’arrivo dell’inverno e il letargo che ne consegue e la mancanza di dinamismo e attività tipici. Tornerà a giugno. Per niente facile.

E guardarsi intorno con un occhio affondato nella lana grezza e stropicciata dei suoi maglioni e l’altro che cerca di farsi strada tra le dita delle sue manone che, in qualche modo, ti torturano un po’, è bello e fa bene al dentro. Vederlo iperattivo e sorridente (effetto del cortisone che sta prendendo), mi si trasforma in energia.

Io non so dire quando sia successo davvero che lui sia diventato così importante per me. Sì certo siamo stati insieme, sì, tutte le cose delle quali ho già parlato. Ma da un certo punto in poi è successo qualche cosa di altro. E io non so dire cosa.

Di fatto resto lì e non vado a trovare mio padre. Di fatto mi addormento sul divano il pomeriggio come una vecchia o come una bimba, non saprei. Di fatto quando lo sento di mattina entrare in salotto e mettersi al computer silenziosamente (non poi tanto, in verità), mi riaddormento serena.

So che lui vorrebbe che mi svegliassi prima, per chiacchierare, per dire strunzate, per mettere in atto le nostre eterne pantomime ossessive e identiche sempre. Non mi sottraggo mai. Non potrei. Non ne ho intenzione.

Una parte di me si chiede, spesso, cosa mai potrei fare io per lui per restituire quello che ricevo. Su ogni piano, ad ogni livello. Sono sempre in debito, ne sono consapevole.

Ma per lo più me ne fotto.

Qualche volta cedo e mi presto a qualcosa che non incontra del tutto la mia approvazione. Ma se serve va bene così. Ci sarà modo e tempo per rimettere le cose al loro posto.

L’amore che ho per quest’uomo io non me lo riconosco per nessun altro al mondo. Sia chiaro. Non ho mai permesso a nessuno di essere così profondamente nelle mie vene.

Il ciccio favoloso 2 dice che siamo due facce della stessa medaglia. Può darsi. Il ciccio favoloso 2 ha un accesso speciale, favorito certo dalla presenza del favoloso medesimo, questo è fuor di dubbio, ma io non ho mai rispettato il cane per il padrone. Il ciccio favoloso 2 ha quella meravigliosa ostinazione da catuotero (=intraducibile, N.d.T.) calabrese che me lo ha fatto ritrovare tra pancreas e polmoni senza neanche me ne accorgessi. E mi vien da ridere.

Molte persone associano me e il favoloso. A parte le considerazioni del fab2, che sono sensate e argomentate, per gli altri è un fottutissimo stereotipo. Non siamo simili. Affatto.

Semplicemente abbiamo “maturato” le stesse strategie di sopravvivenza. E  le abbiamo in comune con molta altra gente.

Sabato sera siamo stati a cena, come capita spesso, tra amici trentennali. Letteralmente. Persone che conosco da quando avevo 11 anni.

L’amicodelmuretto parte per il Sudan. Va a fare il medico sfrontierato. Ne sono fiera.

Le cene dalla ziasaimon sono rassicuranti nel loro svolgersi immutabile e solido. Come il il natale in famiglia (se ne hai una e ci si vuole almeno un po’  di bene). E si mangia meravigliosamente bene.

Ma ieri sera era diverso. C’era qualcosa di incredibilmente e inaspettatamente diverso e di non facile da spiegare.

Un accenno di movimento, di dinamica, di grecale. Anni che non lo sentivo.

Qualcosa cambia e cambierà, staremo a vedere cosa.

Tutti loro sono, comunque, pezzi della mia vita. Dopo 35 anni non potrebbe essere altrimenti.

Non importa quanto siamo distanti nelle scelte e/o nei desideri. Non importa.

In ognuno di loro io posso leggere la mia storia e loro possono fare lo stesso con me, gli ideali di vita raggiunti o abbandonati, i sogni realizzati o ignorati, le deviazioni inaspettate, gli stop eterni e anche le paure e i pericoli scampati.

Malgrado nessuno somigli a nessuno. Thanxgod.

Basta.

 

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9 thoughts on “Post di uso interno (Tampax?)”

  1. l’ho trovata una serata schifosa. non vedevo l’ora che finisse, tranne che per i fagioli dop, che ricomprerò. spero che l’accenno dinamico che hai percepito si riveli un vento furioso che possa seccare la melma che ho percepito io e, una volta polverizzata, farla volare via.
    noia, solo noia…

  2. intercity e stieg larsson+ padri, mi sento molto in sintonia con questo post. sono d’accordo con la descrizione dell’intercity, ultima gloria per un viaggio anonimo. per stieg larsson sono all’inizio e non mi convince, per quanto riguarda mio padre, non so se piangere, ridere, pensare che sia un’idiota o la persona che mi ha dato di più a questo mondo- d’altro canto è merito suo se non mi piacciono gli uomini-. lasciamo perdere e lascia perdere chi ti dice che i post sono noiosi, digli che tutti vanno in stand-by a volte. un bacio

  3. giuro, mi pareva di vedere un sacco di cose nuove.
    ‘o munn’ è cumm’ t’o faje ‘n capa.
    Io lo so che si tratta di autocensura, ziasaimon, 35 anni non saranno mica passati invano…
    Due chiacchiere?

  4. Ficcatelo nel culo il nostro romanzo di merda! Di quello svedesotto comunista che ricorda con nostalgia “i tempi d’oro della sinistra”. Be’, io sono contento che il socialismo non abbia più tempi d’oro!

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