Alla faccia della leggerezza

piuma

Soundtrack: S-Tone Inc. – Some Kind Of Blues

Un paio di considerazioni prima di andare a dormire, che è tardi e che mi devo alzare prima dell’alba ed ho persino sonno che è quanto dire.

Ci sono persone che si lasciano divorare dall’invidia. E non è questo il punto, sull’invidia ho poco da dire, it happens e, oltretutto, a volte è pure utile. Resto esterefatta quando l’invidia diventa la persona, quando si trasforma da aggettivo a soggetto attivo. Quando questo succede, la persona è capace di odio vero, profondo, distruttivo. Odio che ti fa desiderare, davvero e non tanto per dire, di vedere qualcuno star male o soffrire o morire.

Se ci penso bene, sono persone fisicamente riconoscibili nella loro forma verde/giallognola e asciutta fino all’aridità.

Ci sono persone che hanno in testa solo obiettivi e traguardi. E anche su questo, di per sé, non ci sarebbero questioni da sollevare. E’ un buon modo per costruire qualcosa, un buon modo per arrivare da qualche parte. Mentire, nascondere, omettere, manipolare e fingere per arrivare a quegli obiettivi e quei traguardi, mi fa tremare le vene dei polsi (che espressione meravigliosa).

Queste persone si riconoscono con maggiore difficoltà, sono brave a dissimulare e brave a cogliere i punti deboli delle persone nemiche o di quelle che è meglio avere come amiche.

Non mi piacciono (mava?), mi fanno un po’ paura. Ho sempre la sensazione di non sapermene difendere a sufficienza. Perché quello che non capisco, lo vedo solo all’ultimo momento e può far male.

Ma ch’ ‘rè? na lezioncina sulle aberrazioni umane? Forse.

Poi ci sono persone che prendono la vita come fosse una mulattiera delle Alpi Carnie. Passano su sconnessioni e voragini sempre con lo stesso passo e lo stesso sguardo negli occhi traparenti.

Si fermano di tanto in tanto a guardare il panorama e scacciando le domande come fossero mosche cavalline.

E ci sono anche persone che sanno esattamente come sono e chi sono, ma non vogliono far dispiacere nessuno e fingono di essere quello che altri hanno deciso per loro.

Io a queste persone voglio bene. Molto bene.

Alle mule che conosco vorrei alleggerire il basto e lisciare il pelo. Vorrei si sedessero sul muretto a secco della mulattiera e si domandassero cosa mai le ha portate lì e dove, in realtà, vorrebbero essere. Quando ci provo e le vedo piangere, vorrei secernere miele e manna. Ma non si può. Non lo so fare, più che altro. Credo nel potere della parola e insisto a lacerare veli nella ferma convinzione che sia utile. Magari, invece, faccio solo male. Maledetto delirio di onnipotenza. Ma il mio è un gesto d’amore, per quanto orribile possa sembrare: una ferita se è chiusa male e fa infezione la devi riaprire. E pulire la carne viva. Mah. Convinzioni del cazzo.

E per quelli che si sforzano di essere quello che non sono, mi sento profondamente responsabile. Io che so cosa significa non essere uguale, io che so cosa significa crescere in un altrove che non è di tutti, io che so quanto costa costruirsi senza l’aiuto e l’appoggio delle certezze del “comune” e dello “standard”, non avrei dovuto permettere che succedesse. Avrei dovuto fare di più e combattere di più, prendermi il rischio e provarci. Testa di cazzo, come al solito un lavoro a metà, iniziato in ritardo e finito troppo presto.

Infine, concluderei con un paio di domande epocali sulla mia persona. Pare che io ispiri istinto protettivo. Perché mai. Non lo capisco e non me lo spiego. So di avere spesso bisogno di aiuto, che siano questioni pratiche o emotive, mi manca sempre una lira per apparare (=raggiungere, N.d.T.) 100 lire e finisco per annaspare in giro in cerca di chi mi aiuterà per rimettermi in piedi. Non so sei sia una cosa della quale mi dovrei vergognare, ma comunque sono così e non mi sembra particolarmente orrendo. Mi pare ci sia di peggio.

Ma proteggermi da cosa? Non sono buona, non sono imprudente, non sono avventata. Al massimo sono un po’ cretina, a volte. Immagino capiti a tutti.

Magari la penso così perché mi si protegge talmente tanto bene che manco mi accorgo dei rischi che corro.

 

 

15 thoughts on “Alla faccia della leggerezza”

  1. Niente di specifico. Tranne l’ultima che è cosa di lavoro e riguarda un ciccio piccolo ormai grande, il resto sono considerazioni nate da eventi quotidiani qualsiasi.
    Vorrei rendere noto a tutti che “Vita” mi ha trovato su facebook. Con sicurezza. Le spetta un premio. Ci penserò.

  2. ok!
    le prove le tengo, il frustino lo attrezziamo, ad occhio e croce la tua taglia è una 40/42, mi devi dire solo se ti piace più rossa o nera e la tutina di lattice è pronta per l’occasione!
    sono pronto!😀

  3. auch.. a leggere a giorni alterni si perdono ‘sti insider… Dunque un caffettuccio al Gambrinus te lo concedi ogni tanto? O sei per il caffè del professore (è che ci mettono troppa crema, diventa una cosa ottima ma diversa dal caffè…). A saperlo… auch…😉

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