Record annuale.

sancarlo

Soundtrack: volevo quella del Monte Calvo di Mussorvsrfdrski, ma non me lo scarica il mulo, quindi niente.

Questa settimana sono uscita più volte di quanto io abbia fatto nell’ultimo anno. Più o meno.

Avendo a che fare con un notevole numero di persone nuove, meno nuove e storiche.

Ce soir concerto di musica classica nella chiesa di Sant’Agnese in Agone. Mozart e Brahms (l’ho scritto bene?).

Mozart è un musicista pop e Brahms è troppo per la mia anima rozza.

Ho scoperto che la musica classica non mi rilassa, mi intasa il cervello. Completamente.

Mi scuseranno R&B alle quali ho già fatto questo pezzo. Se lo rileggono e pace. Aggiungerò qualcosa che non ho detto.

Mi partono, contemporaneamente, almeno 4 fili di pensiero.

I ricordi: con la nonna al San Carlo, palco al terzo piano, di fianco al reale. Poltrone rosse. Io piccola e vestita color ruggine vergognandomi come una foca. Ma secondo la nonna così bisognava andare. Ricordo un paio di mise e arrossisco fino alle orecchie. Con la nonna che fuma nel foyer. Con la nonna in estasi per la musica e i balletti. Con la nonna di ritorno a casa. E poi da adolescente, con i miei amici, all’Auditorium della Rai a vedere i concerti della Scarlatti usando l’abbonamento dei genitori di Massimo. Da non credere ci andassimo davvero. Credo a volte anche strafatti. Chiederò per sicurezza. E i concerti di musica da camera a villa Pignatelli con la scuola, sempre ben accetti pur di non stare in classe e dove, malgrado tutto, si ascoltava in silenzio, noi branco di quindicenni vuoto a perdere. Ragion per cui i pezzi di Mozart li conosco addirittura. Stavano lì da qualche parte nella mia testa. La R* dice che è perché sono una signorina perbene. Io penso sia strano.

Le immagini: son animo rozzo, figlia dei cortometraggi animati della Disney e cresciuta con Fantasia. Ogni nota di violino fa partire un film vero e proprio. Boschi frondosi e poi salite e discese a rotta di collo, mostri tra gli alberi scuri e poi radure aperte e luminose, sole che sorge trionfante, vento e uccellini che cinguettano. Sentieri che si perdono e falesie sulle valli. Un acido, in pratica.

La musica: “ommioddio queste note stanno tali e quali in un pezzo che conosco… cazzo qual è? cazzo cazzo. Sarà mica C’era una volta in America? aspè, questo qui l’ha preso qualcuno italiano negli anni 80. Mavà che pare un pezzo dei Queen”. In un loop infinito tipo cassetta autoreverse.

I pensieri: ché stasera sono stata a fare aperitivo con lei-la ex. Immagino che si incazzerà come una biscia a leggerlo sul blog. That’s life… my life, per la precisione. Sotto la viola ed i violini del quartetto di bravi musicisti di musica da camera, il mio pensiero si avvolgeva sulla consapevolezza che, se stiamo ancora ad aspettare che l’altra ammetta ufficialmente di aver sbagliato, siamo ai piedi di Pilato. Ma magari da qualche parte si deve iniziare, chissà. E gli errori son materiale umano. Ci vorrebbe quel colpo di reni che permetta, con serenità, di dire che sì, qualcosina poteva andare diversamente e che sì, è comprensibile la reazione dell’altra (che poi sarebbe la mia, obviously) e che si può passare oltre.

Quindi i ricordi entrano nel film di cenerentola che ha una sua personalissima colonna sonora mentre penso ad altro. Ad un certo punto mi viene il nervoso. Chiamerei un vigile. Un ingorgo pazzesco e tutto vira in un delirio lisergico tipo: la mia ex sul Monte Calvo mentre mia nonna la tira per le orecchie per portarla a vedere il concerto degli Emerson Lake and Palmer. Tiè. Fumiamoci una sigaretta và.

Nel frattempo la R* smanettava sull’iphone per vedere dove eravamo, chi è Santa Agnese (che è stata parecchio sfigatella, pora), quanti gradi ci sono e se il pavimento è orizzontale.

Ma che post pieno di link culturali, sembra quasi vero.

Concludendo, che domani mi sveglio all’alba e ho 9 fottutissime ore di lavoro che cominciano con un incontro scolastico per un ciccio piccolo per il quale sono in completo burn out, mi sono offerta di fare un servigio alla Alice. Ho insistito, l’ho pure mandata affanculo perché non voleva farmelo fare e, naturalmente, non l’ho fatto.

Et voilà: Penelopé.

 

7 thoughts on “Record annuale.”

  1. Forse più che di “intasamento” si tratta di “saturazione”, come è accaduto a me dopo una forzata full immersion di musica classica…ancora oggi sopporto al massimo qualche pezzo di Beethoven (scritto bene?) a patto che si tratti di una esecuzione del mitico Toscanini; pensa come sto messo!
    P.S. ma come si vergogna una foca?

  2. anche a me la musica classica fa venire il mal di testa!!!ma ho notato che se la becchi in macchina sà di vita idilliaca da pubblicità e spazi immensi…..e poi….. è sempre meglio di radio maria;-)

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