La definizione di una lesbica.

strakerfoster

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Soundtrack: Terra Naomi Up here

Prima dei 12 anni ricordo poco e male. Succedevano cose, mi attaccavo a persone ma non avevo idea di cosa fosse se non, a tratti e da un certo punto in poi, la sensazione di avere un disperato bisogno di interagire con le donne. Pensavo fosse una questione di orfanitudine.

A 12 anni ho dovuto scegliere. Fuori dal cortile della mia scuola media, guardavo delle figurine. Allarme rosso attacco alla terra. Tutte le mia compagne avevano una passione per uno dei due protagonisti: Straker (il biondo) o Foster (il moretto).

Non me ne poteva fregà de meno. Ma decisi che dovevo farmene piacere uno, non era normale che non mi interessassero.

Non ricordo chi ho scelto, ma ho attaccato la sua figurina sul diario. Ecco qua, così va tutto bene.

Lo avevo dentro, il senso di anormalità e diversità, lo avevo dentro così forte e così netto che ci ho fatto la guerra per vent’anni.

Uomini tanti, che non si dicesse che non ero interessata all’articolo. Tutti quelli che volevano me. Ché io non volevo nessuno.

I primi brividi ghiacciati veri a 17 anni. Insieme alle droghe, al sesso e all’alcool, anche le donne. Tante. Adulte e ragazze. Belle. Guardare e non toccare e cerca di non farti sgamare. Magari solo un po’.

Avevo un fratellastro che si presentava a casa periodicamente fidanzato con dei pezzi di figliuola da svenimento. Soffrivo e sbavavo. Poi uscivo. E scopavo, Con uomini. Perché non sia mai detto che…

Ma il mio fidanzato di allora (un biondino adorabile col mio stesso nome, amato da amici e parenti) se ne accorse. E si incazzò. E io non sapevo cosa dirgli. Volevo morire se possibile. In alternativa sprofondare. Eventualmente svaporare.

Ma io ancora non volevo dirmelo. A nessun costo. Non quella parola. Non una cosa tanto strana e anormale. Non una malattia come quella. Poco importa se sospetto che la maggior parte dei miei amici sia come me. Poco importa perché non si fa. Non si deve. Non si può.

Eppure non vengo da una famiglia cattolica, nè una famiglia moralista (no, moralista proprio no), non ho avuto un’educazione improntata alla morale comune, non ce lo potevamo permettere.

Ma mio padre ci teneva alla figlia femminuccia, la voleva la biondina magrolina educatina e ben vestita. Anche se mi lasciava guidare la barca, la macchina, se mi chiedeva di risolvere i problemi pratici e meccanici. E la moglie aveva un intercalare fisso “due categorie di femmine mi fanno schifo: le ragazzine incinta e le lesbiche”.

Inutile dire che sono stata entrambe.

Arrivata a vent’anni la guerra era del tutto consapevole. L’avevo in fronte e tra le mani. Non ne uscivo. Dagli amori folli e forsennati. Dalle figure di merda. Dalla morbosità irrefrenabile, dal bisogno costante di frequentare, vivere e sentire le donne e la loro voce.

Bastava pochissimo per farmi innamorare perdutamente e farmi passare notti su notti sudando e piangendo.

Sudando d’amore  e piangendo di paura.

Terrore.

A chi lo dico? si guarisce? è normale? mi schiferanno tutti. Nessuno vorrà avere a che fare con me. Mi cacceranno di casa. Non lo posso dire. Non lo posso fare.

Picchi di delirio intervallati da sospiri e sogni di possesso.

Talmente tanto e talmente forte che in analisi ci sono dovuta andare per forza. Ma questo è successo dopo.

Nemmeno con il fab riuscivo a condividere “questa cosa”. Nemmeno con lui, che pure ha regalato due anni di pace ad un cranio frullato e shakerato.

Ma dopo di lui le dighe si sono aperte. Non c’era modo per fermare pensieri e necessità. Non c’era modo di fare finta, non c’era modo di coprire le tracce, non c’era modo più di restare nel mondo dei normali.

Dio la paura che avevo. Non so neanche più di cosa. E’ talmente difficile ricordarlo ora, che mi sembra non sia mai accaduto.

Invece ci vivevo immersa dentro e senza riuscire a respirare. Fino a sviluppare ogni possibile sintomo visibile o invisibile. Fino alle allucinazioni (che l’abuso di droghe e alcool sostenevano ‘na favola).

I primi due anni, al corso di logopedia, credevo sarei impazzita.

Solo donne. Mi sono innamorata di tutte loro. Una dopo l’altra. Perdutamente. Inutilmente.

Ho “confessato” il mio amore assoluto praticamente ad ognuna di loro. Sono ben felice di avere dimenticato quasi del tutto le conseguenze delle mie dichiarazioni. Quasi, non del tutto. Ero pressante, maniacale, testarda e ottusa. Vedevo segni dove non ce n’erano (questo mi ricorda qualcosa di fin troppo recente) e mi incaponivo fino a farmi sanguinare cuore e cervello.

Poi una  di loro si è innamorata di me.

Uh? ma davvero? quindi non è una cosa che si svolge solo su me e intorno a me e per me. Succede a qualcuna che non sia io. Succede e adesso che si fa?

Ci si mette in piedi una relazione folle durata 6 anni credo, in un delirio di simbiosi, tradimenti con uomini e donne, maniacalità patologiche. Non importa se mi piace o non mi piace o quanto mi piace o quanto ci voglio stare. Diventerà acqua e pane, ossigeno e cemento, benzina e riposo. Diventerà tutta la mia vita.

E l’analisi. Per guarire da me. Per guarire da lei.

Freudiana. Trisettimanale. 6 anni interrotti all’inizio da una disperata fuga a Washington.

Ma non bastava l’oceano. Ero con me lì. a Bethesda. Niente era diverso e il dolore era devastante.

20 chili di burro di arachidi e maionese all’aroma di cipolla in 6 mesi. Su tutto il corpo, anche sulle orecchie credo.

La parola “Lesbica” non mi esce di bocca neanche sotto tortura. “Omosessuale” è un suono indistinto pronunciato a labbra strette. Non sono io. Non si parla di me. Per me è diverso cazzo.

E’ che ho bisogno di riferimenti femminili, io. Poi passa, appena cresco. Non sarà così per sempre.

Non mi accorgo che nessuno dei miei amici o dei miei parenti si sogna neanche lontanamente di schifarmi. Non conta. Mi schifo io.

SI torna in analisi. Si cresce. Si impara. Ma ancora non basta.

Intorno ai 30 anni il fab mi porta a conoscere il mondo gay partenopeo.

Esiste? esistono luoghi dove si riuniscono persone come me? come te? come noi che non sappiamo neanche dire cosa siamo?

Fino ad allora le mie storie le avevo avute, tutte intorno allo stesso filo. La base dei quattro cantoni, appunto.

Comincia la mia gaia vita e finisce l’analisi. Spariscono persone che, incolpevoli, mi avevano aiutato a massacrarmi l’esistenza. Diminuiscono le domande imbarazzanti (quando ti sposi? ma con chi stai?) e io imparo a mentire fin troppo. L’inutile schermo. La fatica della bugia non richiesta. Il bisogno di sentirmi dire “sarà che non ho ancora trovato quello giusto”. Continuare a trovare scuse e montare cosmiche puttanate a mio padre che diceva “porta anche lei”.

Omygod quanta energia sprecata. Quanto dolore inutile e improduttivo, quanta sofferenza autoprocurata nel nome di niente.

Ma non se ne può fare a meno, pare.

La bocca mi si comincia a sciogliere dopo i 30 anni. Amici gay, vita gay e famiglia lontana lentamente decimata.

Più nessuno da turlupinare.

E un amore grande, sereno, profondo, reale e pieno di sole. La sua famiglia compresa.

Se ne può cominciare a parlare.

Lentamente i ghiacci si sciolgono, gli anni passano e le cose scorrono, sempre più libere e serene.

A prescindere.

La mia famiglia se ne fotte allegramente, avrei potuto essere un tapiro, mi tollererebbero lo stesso.

Mia sorella Albus Silente sempre e comunque al fianco.

Mia nipote che si gioca la carta della zia lesbica con le amiche e fa la figa.

Mio padre che parlando con la mia ex e la prendeva in giro perché usava la pillola.

Mia zia che, al suo settantesimo compleanno, mi presenta a parenti centenari mai visti prima dicendo: “Questa è Penelope e questa è la sua compagnA!” (naturalmente mi sono nascosta in bagno per 20 minuti, poi mi sono resa conto che poco prima era entrato mio padre con la terza moglie, mia coetanea, e ho deciso che non era il caso di formalizzarsi).

Gli amici ricchioni e quelli no, che è lo stesso le amiche lesbiche e quelle etero, che non c’è gran differenza.

Le/i colleghe/i con le/i quali condividere e giocare.

Le battute, la solidarietà, l’affetto, il sostegno, le lezioni di sesso e lesbicitudine, le confidenze, l’ascolto, il cambiamento delle persone. Il mio cambiamento.

Il mio blog.

La mia vita.

La vita di una lesbica qualsiasi. Di una persona qualsiasi.

Quanto cazzo c’è voluto per arrivare a questo e quanto cazzo non ce ne era bisogno.

53 thoughts on “La definizione di una lesbica.”

  1. Su, sdrammatizziamo un po’. Ieri ho detto alla mia amica Erika che tu hai fatto una gita sul suo sito web, definendola “ficona” e lei è “in an awe”.”Erika, I’m not sure I’ll introduce you to Francesca. I could not bear you hooking up with her”. Lei, candida “No problem, darling, i’m into sausages, she’s into squid, not a match, is it?”. Squid…orribile e deliziosa definizione della vagiaina, unheard of, almeno da me. Ho invitato Erika a Napoli a luglio 2009, ma se la vuoi conoscere mi devi fare una solenne promessa, testimone il blog: non fare che perdi la testa per la transgender (a proposito, trans e transgender non sono la stessa cosa, i transgender sono persone che adottano lo stile di vita dell’altro sesso senza modifiche degli organi genitali), o te la porti a letto o metti su un dramma shakespeariano in cui a letto a) tu resti lesbica e lei resta donna, per cui il transgender maschio diviene una lesbica; b) tu hai un attacco etero, e lei ridiventa uomo, per cui diventate tutte e due occasionalmente etero; c) Con l’aiuto dei famosi toys, tu ti fingi uomo e lei si comporta da donna, per cui tu diventi omosessuale maschio transgender-friendly, e lei resta transgender… And variations thereof. Yours, forever.

  2. Io mi sono giocata la carta della zia lesbica… ricambio perchè tu ti puoi giocae la carta della nipote che sta a NEW YOOOOOOOORKKK!!!
    Un bacio Penny, sempre bello leggerti pure da oltreoceano!

  3. Bè come si fa a commentare la sofferenza di qualcuno? però sei stata grande per come ne sei uscita….un po’ ammaccata ma forte! D’esempio…

  4. I percorsi possono essere dissimili, eppure trovo un fil rouge. Tra te, me, buona parte delle mie amiche.
    È dura, per un po’. A volte un bel po’.
    Poi ci si incammina, finalmente.

  5. scivolata fuori come… un calamaro, per esempio?🙂
    Stupidaggini a parte, non è vero che non sei di esempio; e grazie, invece, per aver condiviso riflessioni e dolori così personali. Sei di esempio perchè la descrizione del percorso, peraltro non terminato, mi pare, è così minuziosa da essere di aiuto a chi, come me, come molti, ha un problema (o una serie di problemi) che ha difficoltà a comprendere, a spiegarsi, a raccontare. Fermo restando che si tratta di questioni legate all’esistenza e che, ringraziando il cielo, non hanno un coinvolgimento pesante quanto le tue, rimane pur sempre una traccia da seguire.

  6. D’esempio o non di esempio, non è questo il punto.
    Lo sai bene.

    Credo anche tu sappia come mai un post ha 34 commenti e il successivo 4.

    Penso che sai veicolare perfettamente l’attenzione del tuo pubblico dove e come vuoi.

    Non mi permetto di dire nulla sulla descrizione de “la definizione di una lesbica”. E’ arrivato.
    Dico solo questo.

    Ma come sempre.
    🙂

  7. Ho un pubblico, perbacco… e bentornato newyorker, non ti si vedeva da tempo.
    Ho glissato sul commento del favoloso, perché ho riso troppo assaje e non mi veniva una risposta. Effettivamente la Erika è una strafica esagerata. Pure orientale è. Ho immaginato una passeggiata sul lungomare partenopeo con i fab (il teutonico e l’arabo), me (la lesbica vintage a base camion) e la transona orientaleggiante gigante.
    Poi ci giocheremo i numeri, obviously.

  8. wow….
    mi hai fatto tornare in mente tantisssime cose…
    sono 4 anni che sto con la mia morosa ee tutto è iniziato per gioco ed ero certa che lei era una ragazzA speciale, che solo con lei avrei fatto determinate cose, poi piano piano, grazie ad altre amichellle dichiarate e all’analisi approfondita di acluni miei comportamenti ossessivi passati mi sono resa conto che effettivamente le donne mi piacevano e diciamo che ho smesso di mentire a me stessa.
    fino ad alcuni mesi fa ho seguito due percorsi paralleli, uno, con le presunte amiche etero, dove commentavo i ragazzi in modo patetico e l’altra con le uscite a Varese e Milano con le amiche lelle conosciute sopratutto grazie al calcio… ora i miei genitori sanno tutto (bellissimo😀 apparte le domande imbrazzanti del papà ehehe) e piano piano le presunte amiche etero si trasformano come per magia in amiche lelle e le amiche etero davvero cominciano a sapere di me… ora speriamo sarà tutta in discesa🙂
    tanti saluti

  9. ho letto qua e la e mi è piaciuto il tuo blog. Penso proprio che ti linkerò..

    A parte l’outing e le sue conseguenze… ma quanto sei stata brava nella tua sincerità a mettere quel filo di ironia che penso faccia parte del tuo carattere.. sembra bello visto da qui.

    Spero a Presto

    salut;)

  10. La mia storia di Piccola Lesbica Banana è la seguente:
    Fin dall’infanzia ho dato chiari segni di gaiezza, preferendo vestirmi da Principe Azzurro a Carnevale piuttosto che da Damina dell’800, giocando sempre a subbuteo e figurine col fratello della mia migliore amichetta (la quale mi ha fatto anche un paio di scenate di gelosia eh), odiando a morte gonne, vestitini, calzini col merletto e calzamaglie.
    Devo dare atto ai miei genitori di essere stati davvero grandi nell’assecondarmi in questi miei gusti particolari senza mai sgridarmi o farmi sentire sbagliata.
    Poi bisogna ammettere che le etero sono zoccolelle fin da bambine infatti, avvertendo in me questo certo non so che, almeno un paio di compagne di classe delle elementari mi hanno costretto a cimentarmi nei bagni in ‘un bacio come se lo danno i grandi’.
    Per un pò ho vissuto tranquilla, con la spensieratezza tipica dei bambini che non si fanno problemi, ma verso i 13 anni mi sono resa conto che non era tanto normale preferire Kelly a Brandon di BH 90210.
    Così presi ad attacarmi figurine di Brandon e Dylan sul diario (una volta anche Ridge ma me ne vergogno da morire ahahahah), mi ingrippavo dei ragazzi più sfigati ed effeminati, primo bacio a 16 anni con un 18enne che discendeva dalle lumache, ma continuavo a fantasticare sulle mie compagne di classe ed il mio mito famoso di allora era Alicia Silverstone!
    Poi al terzo anno di liceo venne nella mia classe una ragazza nuova: il mio primo amore! Naturalmente si è trattato di una storia morbosa, malata, assurda, di quelle ‘tra me e te è diverso ma DOBBIAMO avere anche un fidanzato’, le ne ha avuti diversi pur non smettendo mai di venire a letto con me ed io manco uno ovviamente. Era gelossissima anche se solo gurdavo le altre ragazze però lei mi raccontava tranquillamente delle pompe che faceva in giro, scusate il francesismo. Vabbè nulla…dopo 4 anni le dissi che io ero lesbica e mi piacevano le donne, non era solo una cosa speciale tra noi. Lei si stupì e si incazzò e finì tutto, anche perchè oramai a 20 anni era entrata ufficialmente in età da marito e doveva vedere come accasarsi.
    Seguì un periodo in cui pensavo che sarei morta di dolore, lei però mi restò accanto (ancora oggi ci sentiamo e vediamo di tanto in tanto) in modo davvero bello, mi spinse a frequentare un pò l’ambiente, a fare amicizia e così piano piano ho conosciuto altre ragazze in Internet ed ho fatto il mio debutto ufficiale nel magico mondo gay.
    Mia madre in quel periodo scoprì di me ed io non negai nulla anzi non vedevo l’ora che uscisse fuori sta cosa. La prima settimana fu dura mentre adesso casa mia è tipo quella delle Fate Ignoranti con mia madre che dispensa libri di moda ai miei amici gay e fa gli auguri alle mie meravigliose amiche lesbiche che hanno avuto una meravigliosa bambina con l’inseminazione.
    In conclusione nessun trauma in particolare, sono stata fortunata e continuo ad esserlo.
    Scusate o papiell ma ci ho preso gusto😀

  11. Mi chiede come faccio sesso con la mia ragazza, se uso degli oggetti, come facciamo ad accontentarci delle dita, “chi fa l’uomo” e cose del genere.
    Sono le solite domande delle persone che non conoscono e non sanno nulla sull’argomento, ma fatte da mio padre sono imbarazzati eeheh…
    un’altra cosa che ho dovuto spiegargli è che io non mi sento un uomo, non invidio gli uomini e non vorrei essere un uomo.
    continuava a farmi battutine (in modo simpatico, mai offensivo) tipo: allora abbiamo fatto 3 figli maschi e cose del genere….

  12. SIMONA88: oh my god… mi devo riprendere!!!

    C’è qualche etero qui? Vostro padre vi ha mai fatto interrogatori simili chiedendovi di fellatio e sodomia (per fare un esempio)?

  13. Ho due fratelli piu piccoli, eeee mhhh…
    pensandoci no, non fa domande cosi, ma aforse perchè con me ha sempre parlato di piu o probabilmente la mia vita sessuale lo incuriosisce maggiormente eheeh….

  14. E ma mio padre è un po’ cosi… non ha mai avuto problemi a parlare di nulla davanti a noi/me…
    Infatti non è che la cosa mi urta o mi fa arrabbiare, mi imbarazza eheh

  15. mhhh si, effettivamente può sembrare, soprattutto se nn si è abituati……… però fortunatamente non lo è… lo fa in modo simpatico🙂

  16. Ciao Penelope,
    hai scritto un post molto significativo! Brava!
    non ti conosco ma da quanto leggo capisco che sei una Donna con la D maiuscola, e penso che questa tua profondità sia la conseguenza di una vita non facile, attraversata da tante sofferenze che ti hanno fatto crescere.
    non avere paura di essere un esempio (lo sei!) perchè è proprio come te che dovrebbero i modelli a cui ispirarsi.

  17. Simo88 e Imogene: vorrei farvi presente che siete entrambe lesbiche svizzere. Vi suggerisco di scambiare due chiacchiere al bar sotto casa, sarebbe più pratico ed incisivo… Non che mi dispiacciano i vostri interventi (che peraltro mi hanno portato il post tra i primi 100 italiani di wordpress), ma mi sembrava carino farvelo sapere.
    @Vita: thanx. Ma ribadisco: modelli ed esempi puzzano.

  18. Cara Pe, a costo di esse na palla mi permetto solo di dire (riallacciandomi al post precedente) che dopo che una s’è fatta un culo così per affermare a se stessa se stessa sputando lacrime e sangue… difficilmente torna indietro, questo significa che a me spaventa il relativismo imperante sotto al quale si giustificano mille non responsabilizzazioni, che mi fanno venire la pelle d’oca quelle donne che ti dicono a 45 anni che sono aperte a tutto che vogliono una donna con la testa da donna e l’uccello, mi spiace io in questi casi vedo solo una gran paura di fare scelte che significa assumersi responsabilità, significa sacrificare qualcosa in nome di molto altro, e invece ci si tiene tutti ben stretto un concetto di libertà che spesso è solo il lasciapassare di tutto…e di niente.. ecco questo non mi piace… ognuno può fare quello che vuole…certo…anche rovinarsi la vita e sti cazzi, ma io dubito fortemente che se ti lasci tutte le porte aperte possa anche solo sperare di percorrere una, una! strada in modo pieno e completo, senza niente togliere alla possibilità di cambiare e capire in ogni momento della vita, ma tutto contemporaneamente..è assurdo..è un pò come quelli che amano due tre persone in sincrono.
    Detto questo mi scuso per i toni Pe’ mi sa che vado a fa’ compagnia alle svizzere al bar
    besos
    C

  19. Maffigurati, Chiara, qui i toni se non sono passionali non sono penelopebastevoli…
    Sìvabbè, però tu non sei svizzera.
    So bene che la questione è per noi lesbiche molto sentita, chiedo a me stessa se non sia il caso di ricordare, ogni volta, che i passaggi non sono poi tanto automatici e che ognuno ha, tutto sommato, la libertà di raccontarsela come meglio crede. Anche io sono terribilmente critica nei confronti delle donne che non prendono posizione sulla loro identità di genere ma, in fondo, non so dirti cosa abbia fatto decidere me a prenderla, questa posizione, né cosa sarebbe successo se avessi avuto un altro contesto intorno (magari una famiglia vera, dei figli, un marito, un paese di 30000 anime, educazione cattolica, ambizioni sociali o cose simili).
    Non siamo tutte uguali, non siamo tutte disposte a vivisezionarci cuore cervello e polmoni, non siamo tutte cresciute nello stesso modo.
    Ciò non toglie che, ovviamente, con le etero-curiose-indecise-forsebisex-seispecialesolotu, NON CI VOGLIO AVERE A CHE FARE.

  20. SIMONA88: se Simona non è un nickname… non credo di conoscere alcuna Simona. Se ’88 è l’anno di nascita… dio, potrei essere tua madre!🙂
    Sopra o Sottoceneri?

    CHIARA: poi al bar non sei arrivata, ti han fermato in dogana?

    PE’: ‘ndo sta questa Acide pure lei extracomunitaria?🙂

  21. sabato venite tutte a manifestare contro la violenza sulle donne a piazza esedra alle 14?
    dai dai dai….tra l’altro ci saranno tante donne e tantissime lesbiche!!!

  22. @Imogene: c’è il suo link qui a destra – Acidesulfurique. Ma cosa è ceneri, che ci si può stare sotto o sopra?
    @Chiara: pensavo la dogana fosse alla fine del Lazio.
    @due: ma la smetti di cambiarti nick ogni secondo? mi destabilizzi. Se ci sono tante lesbiche, mi metto paura… cmq sì, ci sarò.

  23. ehehe non è un nickname eee sisi, 88 è proprio l’anno di nascita😛 … cmqqqq, sopraceneriii ehehe, ma lavoro nel sottoceneri… ehehe

  24. PENELOPE: il Monte Ceneri è – appunto – un monte che praticamente divide in due parti il Canton Ticino. Nella parte a nord, il Sopraceneri, ci stanno la capitale (Bellinzona), Locarno e in pratica tutte le valli, su fino al San Gottardo. Nel Sottoceneri, che ha un territorio molto meno vasto del Sopraceneri, ci sta Lugano che è la città più grande e più forte (economicamente parlando) del Cantone.
    È assolutamente scontata una intrinseca rivalità tra i due “popoli”. I sottocenerini sono sommariamente ritenuti dei cittadini un po’ boriosi (i luganesi in particolare sono un po’ ritenuti i milanesi del Ticino, come attitudine), mentre i sopracenerini, altrettanto sommariamente, sono definiti un po’ come dei valligiani un po’ zotici!🙂

  25. e quanto cazzo hai ragione!
    cavolo anche io ho passat un periodo che ha segnato la mia vita da morire!
    e poi in due secondi..mah..la vita è davvero strana..non c’è nulla da dire..

  26. mi permetto: non elogio mai la sofferenza, soprattutto se inutile. soprattutto se la costruiamo con le nostre mani e la teniamo stretta come fosse una cosa che ci appartiene per nascita. e questo vale sempre. in tutto ciò che sperimentiamo. onestà. capacità di accettare i no e di godersi i sì. umiltà di ammettere quando si sta simulando o pretendendo di essere. questo preferisco sostenere. le tue storie penelope sono sempre tra le più belle che si possono leggere sulla rete. sarebbe bello poter pensare, ed è una riflessione puramente dovuta alla mia personale esperienza di te, da non generalizzare, che tu le abbia vissute come te/ce le racconti. lieta di leggere che stai bene e che il tuo blog cresce.

  27. La tua storia, la storia di tante di noi.
    Fà bene quando ti arrendi a di cosa sei a 26 anni leggere che anche per qualcun altro è stato così: “difficile”. Parlo con la mia compagna che, tra l’altro adoro e mi sento diversa perchè per lei è sempre stato chiaro, facile, una famiglia che l’ha sempre appoggiata. Per me non è stato così. Innamorata da sempre senza rendermene conto della mia migliore amica, sono passata da un uomo all’altro fino a che a 21 anni ho conosciuto lei. Credevo fosse l’amore della mia vita, la donna che mi avrebbe liberato, invece sono stati due anni d’inferno: botte, grida, isterismi, gelosie, tradimenti, bugie, ossessioni, inseguimenti, paura. Lei è persino andata con la mia migliore amica, quella a cui non ho mai avuto il coraggio di dichiararmi. Ma non potevo lasciarla, come sarei potuta tornare alla mia finta vita precedente? Avevo distrutto tutto per lei, spezzato il cuore a mia madre che mi vedeva già con suo nipote tra le braccia. Poi quando mi sono ritrivata con una mandibola lussata per un suo schiaffo e la porta di casa rotta con un suo calcio ho trovato il coraggio e ho cambiato città, giurandomi che se quella era la vita con una donna sarei tornata alla mia finta vita etero. E ci ho provato davvero. Un uomo nuovo e il progetto di un matrimonio. Fotografo, partecipazioni, ricevimento, tutto prenotato. Poi è arrivata lei. Le sue labbra, i suoi occhi, il suo sorriso…era stupenda! Da allora non sono più riuscita a toglierle gli occhi di dosso. Fortunatamente per lei è stato lo stesso ed ho mandato all’aria tutto per stare con lei. Siamo andate a vivere insieme ed era tutto perfetto, sino a che gli spettri del passato e la paura hanno preso il sopravvento.

  28. …continua:
    Ho cominciato a fare un errore dietro l’altro e l’ho lasciata. Sono tornata dal mio quasi marito, ci sono andata a letto una volta e sono rimasta incinta. Il terrore! Quel bimbo che avevo nel grembo non bastava a riempire il vuoto che lei aveva lasciato. Così sono tornata con la coda tra le gambe da lei…supplicandola. E’ tornata! Ho abortito e ora stiamo costruendo il nostro futuro insieme. Ho combinato tanti casini,ma ora ho capito.E finalmente a 26 anni mi accetto e sono felice. Scusa se ho occupato abusivamente il tuo blog, ma il tuo racconto mi ha colpita ed è la prima volta che mi apro così. Grazie, non ti conosco ma mi sembri una persona speciale.

  29. Credo sia solo una storia tra le tante. E’ solo che è difficile trovare alla mia età qualcuno che capisca. Così è stato confortante ritrovare un pò di me nella tua vita. Sapere che non si è sole a volte aiuta. Di nuovo grazie e Crepi!

  30. Ne hai fatte di cose a Penelope e ne hai avute di sofferenze…io da gran vigliacca mi sono chiusa nel mio mondo e nel falso perbenismo del cazzo (famiglia bigotta)…adesso mi sento rinchiusa e chiusa in una gabbia alla ricerca disperata di un amore, e di una vita “normale” …tutto quello che hai fatto Penelope credo neanche 3 mie vite possono bastare …ammiro la tua forza, il tuo coraggio e da un lato invidio le tue sofferenze (hai pianto per amore e sofferto per amore) ma almeno cazzo hai vissuto !!

    Ciao Okkioni ho letto la tua storia ..in bocca al lupo e goditi il tuo Amore è bello e forte tu sei bella e forte sono contenta per voi e leggendovi così posso sperare qualcosa per me.
    Scusatemi per lo sfogo ma è un periodo in cui mi stò allontanando da vecchie amicizie (alle quali non mi sono mai dichiarata)e cercando di far passare un oceano tra me e il mondo che mi circonda

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