Per fortuna crescono malgrado noi.

sogni

Soundtrack: Emiliana Torrini Baby blue

Fa freddo stasera. finalmente.

Oggi brutta storia al lavoro. Brutta.

Di quelle che non voglio sentire. Di quelle mi danno la misura della mia inutilità.

Brutta da far accartocciare il cervello e la pancia.

E non ci posso fare un cazzo di niente. Nemmeno arrabbiarmi.

Con chi poi? con qualcuno che ha avuto quella stessa età e quella stessa faccia e ha visto e vissuto e sentito le stesse cose. E su, sempre più su, fino alle palle di Abramo.

Che ne doveva avere tre di palle, Abramo. Una era marcia da far schifo.

Ma non conta mai quanto schifo fai. Regola vuole che i figli li puoi fare comunque. La regina Elisabetta o Marylin Manson che tu sia.

E quando vedi che chiedono aiuto, al modo dei bambini. Che è un disegno o una pipì addosso, una storia inventata o pupazzi che si muovono, a me viene da incrociare le braccia, accavallare le gambe e pensare “io non ho niente per proteggerlo, io non ho la risposta, io non ho la soluzione, io non ho un cazzo di un cazzo” e lo sguardo mi si abbassa.

La lancia in resta si è arrugginita da tempo e il cavallo bianco credo sia morto a furia di prendere capate contro al muro.

E poi loro crescono lo stesso. Con il loro baule puzzolente tra capo e collo. Aspettando di poterlo rovesciare sulla nuca di un altro bambino uguale.

In questi momenti vorrei essere più giovane e candeggiata nel cervello.

Non ricordo epoche nelle quali non siano stati i bambini a pagare. Pagare qualunque cosa. Qualunque.

E mi fa tristezza la mia rassegnazione. Ma tant’è, si farà quel che si può.

Poi per fortuna la serata vira verso i colori e vedo mia nipote.

Luce dei miei occhi.

Lei che riesce a crescere e a camminare malgrado una famiglia che un punto fermo non le ha dato mai. Una certezza, un posto solido dove fermarsi, ruoli definiti, standard e medie nazionali. E per colpa di nessuno. Per responsabilità di tutti.  E’ il nostro marchio di riconoscimento, il motto del nostro stendardo. Ogni famiglia ha il suo, il mio dice: “Cazzi tuoi se ce la fai” e senza cattiveria, giuro.

Non che la mia sia una famiglia peggiore di altre, ma è un’onda del mare. In un perenne movimento ondulatorio senza meta né fine. Siamo la quintessenza della libera navigazione a vista. Senza veder terra mai. Andare perché non si può evitare. Il dove è secondario, ché posto sicuro al mondo non esiste, almeno la barca finché regge è una certezza.

E lei, malgrado noi, è in piedi a fare quello che ha voglia di fare. A progettare. A costruire. Con i piedi piantati sulla riva e le spalle al mare.

Malgrado noi.

Grazie nipotazza, mi ripulisci il cervello.

Passiamo ad altro che è tardi e casco dal sonno e mi devo svegliare all’alba.

Penelope intanto sogna sguardi ad alta percentuale di interpretazione. Niente saluti perché il tempo vuoto è stato pieno. Dello stesso pensiero. Ritrovarsi come niente fosse e sorridere tra gli occhi e la fronte e non nella bocca. Contemporaneamente. Le invenzioni di Penelope. Ma mi leggi Biancaneve? Hai un idea dei livelli di sputtanamento della nana Penelopele qui presente? Hai idea di chi sto parlando? Non ho modo di saperlo, forse è meglio non saperlo affatto.

 

2 thoughts on “Per fortuna crescono malgrado noi.”

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