Ridin’ on a dream

Soundtrack: Anita Baker You Bring Me Joy (marò come sto mielosa stasera)

Bastardi che siete.

Nei più strani modi, vicini e mostruosamente identici alla mia ambiguità. Ma questa è un’altra storia. Se non fosse ridicolo a dirsi riferendosi a voi lettori di un blog autocentrato come questo, potrei affermare che siete un gran bel pezzo della mia vita.
Ora.
Sono incastrata nei miei dubbi e, cazzo, riuscite a dire in perfetto equilibrio tutto e il contrario di tutto. Volessi giocare alla roulette russa con le vostre risposte, sarebbe impossibile.
Ma j’adore.

Quante sono le persone che contano? Sono quelle, il resto sono acari da cuscino sui quali appoggio la testa volentieri, certo, ma acari sono e non braccia e pensieri.

Il mio sogno si srotola, come uno zerbino viola troppo lungo per stare fuori la porta. Comincia a salire su per le scale verso altri pianerottoli e si allarga e cresce ed è MIO.

Ma non è solo mio. Io non posso fare senza l’amore che mi cresce intorno. Non posso fare a meno di allargare i miei sogni ai calori ai quali tengo.

E quindi benvenute amiche mie, benvenute e grazie. Siete voi il sangue e il cibo di questo sogno.

Disse Evita dal balcone…

Non avevo mai visto, prima, così da vicino qualcosa prendere forma e apparire possibile. E’, per me, di una grandezza imbarazzante.

E non ho di che lamentarmi, è tutto così enormemente caldo stasera, da togliermi il fiato.

Ho qualcosa nelle mani. Non sono abituata.

Ho qualcosa che mi appartiene. Non sono abituata.

Ho qualcosa di valore. Non sono abituata.

Dio, stasera non mi vengono le parole. Non sono abituata.

Oggi è stata una buona giornata. Una di quelle che ti ricordano persino perché lavori.

Quando genitori ed insegnanti ti dicono “è cresciuto”, “è sicuro di sé”, “è autonomo e furbo come un volpacchiotto”, io ricordo cosa mi piace di questo lavoro e ricordo qual è l’obbiettivo di tutto: tornarsi dentro.

Quale che sia il fuori.

Io ci provo, prometto che ci provo a lasciar tranquilla la tela e a fermarmi per capire. Prometto anche di rivedere il mio bagaglio, per essere pronta a partire, se servirà.

Nel frattempo cercherò di non aver paura di sognare.

 

5 thoughts on “Ridin’ on a dream”

  1. paura? la paura a 40anni e passa suonati-i-iI !
    no Penè non vabbene! Si ha paura a vent’anni quando i desideri hanno una precisa successione di eventi che se te li cambiano sotto il naso non li riconosci +! Ma alla tua età hai un campionario di esperienze tale che se le carte si mischiano sai riconoscere una regina di cuori pure cogli occhi chiusi. Sogna ciccia adorata e vivi pure i sogni michiandoli e tirandoli fuori dal mazzo a casaccio.
    buon viaggio
    Alf**

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