Non lo so ancora

Soundtrack: Charlotte Martin Beautiful life

Non lo so ancora quello che scriverò.

Ma voglio scrivere.

Da un paio di settimane a questa parte codesto blog sta avendo una quantità di visite inusitata. Dopo la moria delle vacche estiva, non si sta capendo più niente. E non è che ne comprenda il motivo.

Mi pare di non avere più argomenti altro dal mio noiosissimo e piatto quotidiano.

Del resto abbiamo già parlato dei misteri della vita del blog tempo addietro, ma non ho la costanza e la pazienza di mettermi a cercarlo.

Io mi sento in gabbia.

Irrimediabilmente in gabbia.

Eppure le cose vanno a sistemarsi.

E questo mi fa sentire ancora di più incastrata. Catena alla zampa destra, come una elefantessa da circo che gira intorno ad un palo da 75 anni.

Uno dei miei cicci, di circa 10 anni, oggi ha confessato di aver paura del lupo.

Stavo per avere una crisi isterica: aver paura del lupo a 10 anni è come aspettare i regali da babbo natale a 45.

Come cazzo si fa a lasciare che un ragazzetto di quarta elementare fantasizzi le paure come uno dell’asilo?

Poi ci ho pensato bene bene.

Anche io ho paura del lupo e, soprattutto, aspetto che babbo natale mi porti i regali. Ancora e sempre. E la voglia che ho di mandare tutto allegramente affanculo, sperando nel sempercerto regalo di babbo natale per risolvere la situazione, è talmente forte da soffocarmi.

Dover resistere, ragionare e stare (come un giocatore di sette e mezzo con un 5): mi opprime.

Voler andare, modificare, stravolgere e squilibrare: mi chiude i polmoni.

E tutte queste cose messe insieme non sono altro che paura del lupo. Paura di niente. Paura di una fantasia fiabesca e senza corpo.

Presumibilmente mi calmerò. Mi calmo, prima o poi.

Passiamo ad altro

Watching Grey’s Anathomy, ho letto da qualche parte che nella nuova serie c’è un amour lesbienne. So anche tra chi e chi. Ma non ve lo dico.

Si porta. Tutte le serie televisive più importanti hanno una lesbica tra i protagonisti.

Spesso muore, oppure le muore la fidanzata, si uccide, si trasforma in un serial killer, si converte. Insomma cose così. Mai che vada tutto normale come vanno le cose nelle coppie. Si incontrano, si piacciono, si amano, litigano, si schifano, si tradiscono, si lasciano. MAI.

I serial italiani si adeguano. Si adeguano con quella pudicizia braghettona tipicamente italiana. Non sia mai che si possano baciare, figurati scopare. Gli amori lesbici italiani sono strazianti, casti, momentanei e soggetti al giudizio del vaticano.

Che culo.

Nei film si va anche peggio. Nel primo film a tematica lesbica del quale ho memoria lei, l’orrido mostro che si era permessa di innamorarsi di Audry Hepburn (e te credo), si impicca.

Poi c’è quello dove le due fedigrafe si ammazzano volando da un burrone.

Poi ce n’è uno dove la ragazzetta si suicida buttandosi dal tetto del college.

In un altro la arrestano. In uno si da fuoco.

Ma non è mica finita qui.

Amori impossibili, non corrsiposti, redenzioni, manicomi… ne ho presente giusto un paio a finale neutro.

Anche qui viene naturale dire: “che culo”.

Volevo seguire l’isola dei famosi ma non ci riesco proprio. Mi fa cagar. Ci ho provato ma resisto circa 25 secondi. Tenetemi al corrente voi.

La mia gatta sembra un persiano col raffreddore. Ha tirato fuori la pelliccetta invernale in 24 ore. Peli lunghi 36 chilometri e starnuti scostumati. In cuollo a me.

Sarà un inverno freddo, mi sa.