Vecchie amiche

Soundtrack: Niente perché ‘sto box non funzia bene e devo capire che gli è successo,
però ci starebbe una favola King of Pain dei Police.

Cena Thai con V*.

Ho in mente molte cose, ma non riesco a tirarle fuori con ordine e logica.

Infatti, la prima cosa che mi viene in mente è: com’è bello entrare nel letto, quando comincia il fresco notturno, nelle lenzuola profumate di bucato con il pigiamino scoordinato sì, ma vaporoso.

Non credo sia il caso di raccontare la serata, non ho voglia di condividerla, è roba mia.

A cascata vengono giù pensieri correlati e ricordi cancellati.

Con V* posso parlare di Gabriella, è l’unica persona che lo fa volentieri. Le altre persone che hanno a che fare con lei e con quel periodo, di solito, si rifiutano.

Qualche ricordo ha cambiato colore, qualche altro è emerso dal cestino, altri ancora sono stati ricostruiti per intero, erano irrecuperabili.

Gabriella è morta nel novembre del 1998, di una cosa qualsiasi, come succede a chi muore di AIDS. Era una mia amica. Un’amica di quelle speciali. Una persona irritante come poche e particolare come nessuna. Di quelle che ti fanno fare e vivere cose che non ti sogneresti di fare e vivere neanche per scommessa. Gabriella non la potevi proteggere da se stessa, ma passavi il tempo a provarci, fino allo sfinimento.

A lei succedeva qualsiasi cosa. Qualsiasi.

La casa in fiamme, niente genitori, parenti serpenti fino al ridicolo, fidanzati psicopatici veri e suicidi, indigenza totale, ricchezza imbarazzante, AIDS, percosse, amiche truffaldine. E molto più di così, era difficile starle dietro. Non sapeva prendersi cura di sé, ma sapeva occuparsi di altri come è raro vedere.

Aveva un carattere di merda, perché aveva un carattere.

Ricordavo il momento della sua morte e poi più nulla. V* ha puntato la luce nel punto esatto in cui i ricordi erano stati affogati. E sono ritornati su.

Gli anni con Gabriella sono stati folli e travolgenti, talmente pieni da sembrare tre vite in una, senza contare la parte ai confini della realtà.

Dopo 10 anni, mi resta la sensazione di aver vissuto una parentesi delirante ed intensissima. Irragionevole e fondamentale.

Come lei.

Grazie V*.

Anche per avermi dato ragione dopo 10 anni (e non è la prima volta che mi succede, com’è che devo aspettare sempre tanto?).

E per avermi chiarito le idee sulle mie relazioni affettive.

Adesso ho capito.

Credo.

A buon rendere Ninja… 

 

P.S. Ma, dico, sto arrivando a 50.000… che si fa?

5 thoughts on “Vecchie amiche”

  1. Come al solito, prima di andare a dormire una puntatina qui. Beh che dire….mi manchi, perchè mi mancano gli affetti. Per il resto tutto OK. Oggi pioggia e nebbia, con 14 gradi di massima (figurati!!). Domani pare sia sunshine, ovviamente, essendo lunedi’. That’s it. Besos.

  2. E cosi’ anche un altro vecchio amico parte. Non parte come sono partito io, pero’, o anche la nostra giovanissima vecchia amica Elide. Lui va davvero altrove, in un luogo “altro” da quelli cui tutti noi siamo abituati. E ci va per ragioni umanitarie, il che significa che il primo beneficiario di questa partenza sara’ lui stesso: è sempre stato uno splendido medico, e lo dico per esperienza diretta (e indimenticabile, purtroppo).
    Questo suo partire è lontanissimo dalle “adrenaliniche” morti che ogni distacco ci da’, è piuttosto una rigenerazione, un ritorno alle origini e alla sua vera natura. Se anche – per ragioni contingenti – dovesse alla fine rinunciare, sarebbe gia’ riuscito, secondo me, a compiere un autentico atto di liberta’ per il solo fatto di essere arrivato al punto cui e’ arrivato. Welcome back, my old dear friend.

  3. @OMAHA! sei viva! non so, la precedente caccia alla volpe ha avuto come risultato che il 50% delle persone che ho conosciuto non le frequento più, il restante 50% è sfuggente come una biscia oleosa… Stavolta mi vergognerei.
    @Alicetta bedda, l’alcool sarà una conditio sine qua non, ma ancora non ci siamo.
    @Fab, son d’accordo con te, sono parecchio fiera dell’amico del muretto. Mi viene in mente, nuovamente, un discorso fatto sulla facilità/difficoltà delle partenze… Baci da Giuseppe di Mikonos. Ma mo’ ti mando una mail, va.

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