Per il Fabolous

Soundtrack: Estelle Ft Kanye West American Boy

Oggi volevi sapere di me.

Ero a casa di amici, a fare un po’ di sostegno emotivo a qualcuna che va sotto i ferri lunedì. E poi mi imbarazza sempre un po’ parlare a telefono davanti ad altri (allora – dirai – trovi meno imbarazzante scriverlo sul blog? – certo che sì, quando scrivo sono sola e mi diverte immaginare che ti irriterai assaje).

Ma tanto lo sai.

Ti ho sentito più calmo, più presente, meno agitato.

Son contenta.

Vuoi sapere cosa accade, sai che non accade nulla di trascendentale, nulla di speciale o di rimarchevole. Le cose, semplicemente, si assestano, a sobbalzi e scossoni più o meno forti, le cose si assestano. E non su loro stesse.

E lasciano intravedere strade nuove, eventuali, possibili, probabili.

Certo ho paura di decidere, as usual. Certo ho dubbi che le mie ipotesi siano le solite fughe fantastiche, i soliti voli pindarici di una mente che sfugge la realtà come un idrofobo l’acqua. Ma non sono ancora arrivata alla schizofrenia. Sono una qualsiasi, con dubbi qualsiasi e paure qualsiasi. E non ho niente da perdere. Perché non si perde mai niente che non si voglia perdere.

Niente di nuovo, mio principe indaco. Guardo e vedo la solita, reiterata, conosciuta, necessità di modificare gli squilibri abituali con un qualche altro squilibrio tutto nuovo e luccicante. Come passare da una gamba all’altra per stanchezza, perché si sono anchilosate le giunture e i muscoli tremano per la tensione.

Sapere che ti preoccupi per me mi inumidisce il naso.

Sapere che, negli anni, sono diventata io quella che “non trova pace”, rubandoti il primato assoluto, mi fa serrare le palpebre come una gatta soddisfatta.

The Mad Professor scalcia, scarta e nitrisce, ma non si perde nella boscaglia.

La gatta nera strepita, si oppone e fa le fusa con ancora troppa bestitudine dentro. Forse non la perde. Forse per addomesticarla del tutto c’è tempo. Almeno un’altro po’. E poi tu sei l’unico che lo sappia fare, favoloso amico trentennale. E ora non è il momento.

Siamo due animali da cortile senza padrone. Continuiamo ad andare dove ci sembra sia il caso di andare. Dove una porta si apre. Dove c’è cibo. Dove c’è riparo da. Anche solo un po’.

Tu sei più capace di me a trovare e a tenere. Io ci arriverò. Forse.

Dici che lì c’è un tempo settembrino. Qui siamo in pieno agosto. Sono qualche passo indietro, mio adorato.

Ma tu sai che sono lenta. Sei l’unico che non si arrabbia mai per la mia lentezza.

L’unico che ne ride.

Baci biondo.

 

6 thoughts on “Per il Fabolous”

  1. sì, su una nera bugatti d’antan…Stasera F. parte io sono venuto all’università tra poco mi raggiunge e andiamo all’aeroporto. Nuovo arrivederci. Sempre sulla soglia. Un abbraccio circolare

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