Ccià!

Soundtrack: Butterfly Boucher Life is Short

Una ventina di anni fa lavoravo in un brefotrofio per bambini disabili gravi in provincia di Avellino: Prata Principato Ultra.

Con la mia collega Isabella.

Poi decidemmo di partire per gli Stati Uniti e, l’ultimo giorno, ci premurammo di salutare tutti i ragazzetti, preoccupate di doverli abbandonare… di far loro capire il senso della separazione… di lenire il dolore… di essere rassicuranti a sufficienza eccetera eccetera.

Mentre stavamo andando via uno di loro, P.M. (giuro che mi ricordo nome e cognome) ci chiamò dalla tromba delle scale. Era un ciccetto di 9 anni, capelli neri e occhi scuri scuri, sorridente permanente come spesso sono sorridenti permanenti i cicci piccoli gravi, ma gravi davvero.

‘Ssabbè!” (=Isabella! N.d.T.) – gridò dal piano di sopra con la sua esse compressa tra i denti – “Vai all’America?“.

“Sì” – rispondemmo noi.

CCià!“, disse P.M. e tornò a farsi i cazzi suoi.

Fu così che comprendemmo, per la prima volta nella nostra neonata carriera di logopediste, che non siamo necessarie a nessuno e ci facciamo più pippe di quante non sia dato.

Stasera ho salutato il prof, non credevo di vederlo prima della sua partenza. E’ stato un regalo. Cena insieme e saluti. No drama, il prof non lo tollererebbe. Mi mancherà per quattro mesi. Il fatto di sapere che lui non è lì, a 256 chilometri da casa mia, mette una certa dissonanza nell’anima. Ma mi ci abituerò. Ci si abitua a tutto.

Venerdì saluterò mia nipote. Va via anche lei. Non la rivedrò prima di una mese o più e, comunque, al suo ritorno non vivremo più nella stessa casa. Sorrido a vederla volar via, è sempre un bello spettacolo da vedere, questa volta anche di più perché riguarda proprio lei. Ma in qualche modo volano via anche un numero imprecisato di cellule del mio cardiomuscolo. E quindi guardo in apnea.

Il tutto mi appare, come al solito, la chiusura di un ciclo e la fine di un preciso periodo. E non ho intenzione di trovare aggettivazioni qualitative alla parola “periodo”. Non avrebbe senso e, d’altra parte, non sono neanche in grado di stabilirlo, ora come ora.

Nel frattempo ho preso la decisione che dovevo prendere e, come dice Tribus, sono certa si tratti della migliore scelta possibile, vada come vada.

Sono talmente stanca di vivere separazioni e cambiamenti che non riesco neanche a sentirmi abbandonata, arrabbiata, preoccupata, spaventata as usual. Mi si prende sulla rassegnazione, ormai.

E quindi, per ora e finché regge, un po’ mi sento come P.M.:

Uagliò, ve ne jate?” (=ragazzi, state andando via? N.d.T.)

“Sì”

CCià

 

 

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8 thoughts on “Ccià!”

  1. I saluti, li odio.sono assolutamente ipocondriaca degli addi, fossero anche arrivederci.totalmente compulsiva dell’abbandono.ma questo “cià” mi piace. mi sa di treno che arriva e un mazzo di fiori nelle mani. (qualunque cosa tu abbia deciso, che sia il meglio)

  2. Io ogni tanto l’abbandono me lo infliggo…sento proprio il bisogno di dover patire la nostalgia, la malinconia e per dirla con una sola, unica ed esaustiva parola (come solo sanno esserlo alcune parole napoletane)…A PUCUNDRIA!
    E’ che mi sento come quei criminali del Medio Evo ai quali era inflitta quella pena terribile per cui avevano le mani legate ad un cavallo e le gambe ad un altro…ed i cavalli venivano poi lanciati in direzioni diverse fino a dilaniarli.
    I miei due cavalli si chiamano Fottuta Paura Dell’Abbandono e del Cambiamento e Fottuta Paura di Ogni Forma di Stabilità. (e và a truà pac accussì…và)
    Penè probabilemnte dirò la cosa più ovvia, banale e cretina del mondo ma….un giorno arriverai a sentirti così innamorata di te stessa da temere meno gli abbandoni…perchè sai che tu non TI abbandonerai più.

  3. Ti scrivo dall’università, dove mi hanno portato direttamente dall’aeroporto. Non capisco nulla dalla stanchezza, ho un mal di testa feroce, ma comunque….accussi’ adda i’.

    Baci

  4. ciao Sonny, leggevo il tuo post
    grande l’episodio di P.M.
    Uagliò, ve ne jate?” (=ragazzi, state andando via? N.d.T.)
    “Sì”
    “CCià“
    dura ma triste verita’…spesso ci siamo sentiti tutti un po’ cosi
    Ma non è il tuo caso stavolta.
    Quindi abbi fede! è un momento che deve passare.
    Ti abbraccio.

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